Scompare Canevaro, il pedagogo dell’inclusione

Andrea Canevaro ci ha lasciato a Ravenna, nella Romagna dove, se aveva goduto di una tranquillità maggiore di quella offerta da una vita metropolitana, non aveva dimesso studio ed impegno, con le scuole ed il territorio.  Era nato a Genova nel ’39, ma gran parte della sua vita e’ trascorsa in Emilia-Romagna, in particolare a Bologna, dove altissima era la considerazione che circondava il suo lavoro accademico. Nel febbraio 2008, un’emorragia cerebrale gli aveva fatto smarrire la percezione corretta dello spazio e la sicurezza nel muoversi.
La disabilità, di cui si era occupato tutta la vita, lo aveva raggiunto nella persona, ma non lo aveva fermato.
Nel maggio 2010 Canevaro ricevette a Ravenna il “Premio Barbiana”e il 20 novembre 2013 la cittadinanza onoraria di Rimini.

Tempra di filosofo, si era rivolto alla pedagogia in un secondo momento.  Fu a Lione, grazie ad una borsa di studio, che  iniziò ad occuparsi di ritardo infantile e a seguire gli studi di Pedagogia Speciale del professor Claude Kohler.

Dopo aver lavorato come  educatore nei servizi per la devianza giovanile, nel 1973 diventò docente di Pedagogia Speciale nell’Ateneo di Bologna e nel 1980 vinse il concorso come professore di Pedagogia speciale.

Dal 1980 al 1983, Canevaro è Presidente del Corso di laurea in Pedagogia e nel 1987 è nominato Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Ateneo di Bologna.

Le missioni internazionali

Le sue molte opere resero Canevaro universalmente riconosciuto nell’ambito della pedagogia, in Italia e all’estero. Direttore della Commissione Tecnico-scientifica dell’Osservatorio per l’integrazione dei disabili del Ministero della Pubblica Istruzione italiano, Canevaro partecipò a ripetute missioni di cooperazione internazionali, nella penisola balcanica, dove operò anche  come coordinatore nel progetto di tutela e reinserimento di minori con disabilità  in Bosnia-Erzegovina, nella regione africana dei Grandi Laghi, in Bielorussia e in Cambogia.

La vita di Andrea Canevaro è apparsa sempre connessa al suo studio e alla sua attività di docente. In queste prime ore senza di lui, il ricordo diventa inevitabilmente un pensiero sulla lunga, difficile, decisiva vicenda dell’apertura della scuola e del vivere a persone con diverse abilità.

Questo non vuol dire non provare commozione per la perdita di un uomo di infinita gentilezza, non risentire la sua voce calma, dolce, coinvolgente.

Andrea Canevaro è stato però fra i principali fautori di una parte importante della “rivoluzione” che ha cambiato le idee diffuse nel nostro paese sui diritti, l’eguaglianza, la diversità. Per questo, ora, tornano alla mente le tappe dell’evoluzione profonda che abbiamo attraversato.

Prima si è trattato di riconoscere l’esistenza e il diritto a vivere e a crescere dei disabili. Poi in una stagione di battaglie civili e sociali estesissime si e’ lottato contro i ghetti e le contenzioni, contro le classi e le scuole speciali.  Integrare l’handicap nelle classi e nelle scuole “normali”, seguendo lo studio e l’insegnamento di Andrea Canevaro, fu altrettanto importante di chiudere i manicomi, secondo l’ esperienza e la scienza di Basaglia. E’ stato  a Bologna, prima e piu’ che altrove, nella città di Zangheri e Imbeni, all’università, la facoltà di Scienze della formazione di Bertin e Gattullo, di Frabboni e di Genovese, di Faeti, di Guerra, di Manini e di Callari Galli e nelle scuole con docenti come Giovanna Cantoni.

Ma non basta integrare, bisogna INCLUDERE in nuova “normalità plurale, la chiamerei così.

La mente ispirata di Canevaro si e’ rimessa in moto, schierando la “pedagogia speciale”, da lui fondata come disciplina istituzionale, nell’impegno per il traguardo dell’inclusione.

Lo perdiamo oggi quando più avremmo bisogno di confidare nella sua intelligenza. La guerra, con la vita e la verità, uccide la diversità, con la folle gioia di chi, con un lanciamissili o una tastiera, comprende solo la semplificazione.