Sciogliamo il Pd
e Liberi e Uguali

Il paradosso della situazione attuale della sinistra è che avrebbe bisogno di far esplodere i suoi contenitori, mettendo nello stesso tempo fine alla guerra civile interna. Sembra un’idea pazzesca ma proviamo, brevemente, a spiegare la necessaria contemporaneità dei due processi-eventi.

L’esplosione dei due contenitori parte dalla banale circostanza che hanno fallito. Il partito che univa i riformismi e che era a vocazione maggioritaria è al 18% e i sondaggi lo danno oggi al 17%. LeU che vuole diventare partito è stimato intorno al 2,8%. La loro somma arriva a stento intorno al 20%. Siamo, come si dice, alla frutta.

Questi risultati sono l’esito, prima ancora dell’azione di personaggi che l’hanno determinato, del fallimento delle ipotesi iniziale. LeU non ha rifondato la sinistra sulle ceneri del renzismo, il popolo si è tenuto distante da questo nuovo rassemblement elettorale, la sua classe dirigente condivide la maggior parte degli errori del decennio.

Il Pd era l’operazione più ambiziosa dopo la rinascita dei partiti all’indomani della caduta del fascismo. Molti vi hanno creduto fin dal primo momento, altri si sono convinti strada facendo, per due volte l’elettorato ha premiato la coalizione da cui il Pd ha preso vita. Ma il Pd era totalmente privo di cultura politica. La famosa somma dei riformismi è stata somma-zero essendosi cancellati l’un l’altro. I suoi successivi leader l’hanno presentato all’elettorato con vesti via via diverse, le esperienze di governo sono sembrate cieche di fronte al mordere della crisi sulle gambe della povera gente. Da qui l’esigenza di far esplodere questi due contenitori. Non sono riverniciabili, non sono ristrutturabili, vanno fatti saltare.

La seconda questione, cioè la fine della guerra civile, ha molti punti di contatto con la prima. Questo stato di pre-morte della sinistra ha molti responsabili, Renzi in primis, ma deriva anche dal fatto che le diverse opzioni invece di combattersi culturalmente (pensate alla bellezza del classico scontro fra rivoluzionari e riformisti), si sono combattuti per l’affermarsi di stati maggiori, con una quantità di improperi e di insulti che sono poi finiti nelle mani delle destre populiste che li hanno utilizzati contro tutte le sinistre, di ieri e di domani.

Lo stop alla guerra civile non significa “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Significa che l’alternativa renzismo-antirenzismo è prigioniera del passato. I renziani dicano che cosa vogliono, qual è la cultura politica, gli altri facciano lo stesso e se si scopre, come si scoprirà, che sono poco compatibili si separino (magari in vista di un’alleanza) ma smettano di romperci i cabasisi.

Se, invece, passiamo il resto dei nostri giorni a tenere in piedi queste due baracche, Pd e LeU, e a spararci contro da trincee che l’avversario ha già sfondato, finiremo per auto-distruggerci.