Schlein, tanti auguri ma chi sono gli avversari della sinistra?

Tendenzialmente è davvero poca la mia fiducia che il congresso del Pd possa cambiare qualcosa, nel posizionamento e soprattutto nella natura di quel partito. Mi sembra inoltre una partita già chiusa in partenza a vantaggio di Bonaccini, che non a caso si presenta in TV con il piglio sicuro del vincitore.

Ma insomma… tutti e tutte anche nella mia piccola “bolla” a parlare di Elly Schlein. E con giudizi talmente discordanti – dall’entusiasta al liquidatorio con tutte le possibili sfumature intermedie – che mi sono incuriosita. Ho quindi “recuperato” con un giorno di ritardo e mi sono sentita il suo intervento.

Il metro per giudicarla non è la sua provenienza sociale

Incontro ‘Parte da Noi’ con Elly Schlein
Elly Schlein durante l’incontro ‘Parte da noi’ nel quale annuncia la sua candidatura a segretario del PD (ph Luigi Mistrulli / Fotogramma.it)

Impressioni? Vorrei innanzitutto sgombrare il campo da alcune critiche pregiudiziali secondo me semplicemente irricevibili. Schlein è una giovane donna che viene da una famiglia borghese, ha avuto un’educazione cosmopolita, parla diverse lingue, ha persino avuto l’opportunità di fare campagna elettorale per Obama… Insomma è una privilegiata, versione estrema della cosiddetta “sinistra delle ZTL” e in quanto tale va respinta a priori.

E’ innegabile che questo suo background l’abbia favorita e le abbia permesso di fare politica con maggior agio, ma pensare che solo chi viene da non so quale estrema periferia abbia diritto di impegnarsi a sinistra mi pare non solo triste residuo di una cultura plebeista, ma anche fuori dal mondo. In tempi in cui i partiti di massa e i mitici “movimenti” possono solo essere oggetto di nostalgia, è abbastanza normale che le nuove classi dirigenti provengano da una gioventù studentesca di origini prevalentemente borghesi.

Questo è Elly Schlein: una giovane borghese con un curriculum politico di tutto rispetto, impegnata da sempre nelle battaglie per i diritti sociali e civili, in Italia così come in Europa. In quanto tale pienamente titolata a volersi conquistare un ruolo dirigente a sinistra.

Veniamo allora al suo discorso. L’impronta generale mi è sembrata – per usare una parola ormai desueta – molto socialdemocratica. Molto welfare, molta lotta alle disuguaglianze, una forte accentuazione della necessità di una presenza del pubblico nel garantire i servizi essenziali a donne e uomini. Istruzione e sanità pubbliche, diritto alla casa, sostegno al lavoro specie femminile, lotta al precariato, salario minimo, difesa del reddito di cittadinanza, tutela dei beni comuni. Con in più, naturalmente, una decisa e apprezzabile caratterizzazione ambientalista. Un buon programma, su cui è certamente possibile convenire e che potrebbe costituire una buona base per un futuro centro-sinistra.

La mancanza di un’analisi di classe

Cosa è mancato però? E’ mancata del tutto quella che un tempo si sarebbe chiamata un’analisi di classe e che se vogliamo usare termini un po’più “moderni” possiamo definire un’analisi della struttura sociale ed economica del Paese. Da dove nascono queste disuguaglianze? Sono forse una maledizione del destino o c’è dietro una struttura economica, dei poteri forti, qualcuno che ci guadagna?

Abbiamo spesso lamentato la prevalenza nel discorso politico italiano dell’economia (il mitico mercato) sulla politica. Il discorso di Schlein compie un completo e ardito rovesciamento di questo paradigma. Non si parla mai di risorse, di sviluppo, di dati strutturali. Mai pronunciata, se non sbaglio, la parola globalizzazione. Mai pronunciata la parola finanza. Del tutto ignorato il problema della deindustrializzazione del Paese.

Come realizzare un programma progressista?

Chi sono gli avversari contro cui sarà necessario battersi per realizzare il bel programma progressista del nuovo PD di Schlein? Sentendo il discorso, sembra davvero che l’unico problema sia la destra di Meloni e dei suoi. Come se questa destra rappresentasse solo una ideologia reazionaria e non anche ben corposi interessi economici. Italiani e non solo. In altre parole, il ben noto e sempre vivo capitalismo.

Dalla Gruber Schlein ha eluso, un po’ maldestramente, la domanda se fosse mai stata comunista. Domanda sciocca e tendenziosa, perché nessuno si aspetta che il PD che lei sogna di rinnovare ripercorra la strada del partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Ma insomma, non serve essere vecchi comunisti per capire che un po’ di analisi della struttura sociale è base imprescindibile di ogni sinistra. Lo sapevano anche i bravi socialdemocratici europei dei tempi d’oro. Forse però per il PD – sia pure rinnovato e rifondato – è chiedere troppo.

PS1. Un altro “buco” tremendo: la guerra. Non basta, cara Elly, auspicare una conferenza di pace. E non basta nemmeno non aver partecipato al voto contro l’invio di armi in Ucraina. Bisognerebbe, almeno, guardare un minimo dentro a quel che sta succedendo nella NATO. Un partito di sinistra rinnovato non può non avere un’anima pacifista. La guerra non è problema che possa essere eluso.

PS2. Su un piano strettamente umano e personale, mi è molto spiaciuto che nel ripercorrere la propria storia politica Elly Schlein non abbia menzionato nemmeno una volta Pippo Civati. So bene che tra chi fa politica quando si prendono strade diverse si possono creare fratture gravi, ma fra tanti ringraziamenti e attestati di stima – ripetuti quelli al suo competitor Bonaccini – una parola per chi è stato il maggiore sostenitore della sua elezione al Parlamento europeo non ci sarebbe stata male.