Lo scambio tra Ue e Turchia: soldi e blindati contro i profughi

Con i soldi che la UE versa alla Turchia perché “gestisca” i profughi evitando che arrivino in Europa il regime di Erdogan acquista armi che impiega per uccidere i fuggiaschi che cercano di passare il confine dalla Siria. E si tratta, da molte settimane, in gran parte di profughi creati dalla stessa iniziativa militare di Ankara nella regione curda di Afrin. È l’ennesima prova del cinismo e della mancanza di ogni rispetto dei diritti umani che i governi dell’Unione hanno mostrato decidendo di pagare, con tre miliardi già versati e altrettanti da versare, il padre padrone della Turchia perché tenga lontani i migranti dai paesi europei con l’accordo, stretto due anni fa, che ha consentito ai turchi di blindare il confine terrestre e marittimo con la Grecia e ha interrotto la rotta balcanica. Un patto scellerato.

La denuncia, precisa e circostanziata, è venuta dal collettivo di giornalisti European Investigative Collaborations (EIC) e ne hanno riferito il giornale danese Politiken e il sito francese Mediapart. I risultati dell’inchiesta sono stati presentati ai responsabili della Commissione di Bruxelles, la quale ha negato che l’Unione abbia finanziato l’acquisto di mezzi militari “letali” (in particolare veicoli armati blindati attrezzati per scoprire e uccidere chi violi le frontiere tanto tra la Siria e la Turchia quanto tra la Turchia e la Grecia). Ma i giornalisti dell’EIC hanno fornito le prove del traffico vergognoso esibendo un contratto in base al quale le autorità di Bruxelles hanno finanziato per il 75% l’acquisto da parte della Turchia di 82 veicoli blindati del tipo Cobra II, prodotti dalla Otokar, una delle maggiori industrie turche, per un costo totale di 47,5 milioni di euro.

I Cobra II vengono utilizzati per il pattugliamento della frontiera turco-siriana, lungo la quale Ankara sta facendo costruire un muro che raggiungerà i 900 chilometri. I blindati sono attrezzati con rilevatori che permettono di individuare a una distanza fino a 10 chilometri le persone che cercano di attraversare il confine e con potenti mitragliatrici. Dispongono anche di altoparlanti con i quali vengono diffusi in turco e in arabo avvisi di monito a chi si avvicina troppo. Nelle settimane scorse almeno 42 persone sono state uccise mentre cercavano di passare il confine. E paradossalmente sono stati proprio i turchi a provocare l’intensificazione dei passaggi di profughi con l’invasione della regione di Afrin, chiamata con rivoltante cinismo “ramoscello d’ulivo”, che ha costretto almeno 200 mila persone a lasciare le proprie case.

Secondo l’Istituto internazionale di studi strategici la Turchia, fin dal giugno dell’anno scorso, ha reso “praticamente impossibile il passaggio di frontiera legale ai profughi siriani”. In teoria la politica della porta aperta ai profughi, condizione indispensabile posta dagli europei per la concessione dei finanziamenti, è ancora in atto, ma in realtà “è quasi del tutto bloccata”. Sparare sui rifugiati che cercano di passare la frontiera è una evidente violazione dei diritti umani e il blocco totale della frontiera è un’altra violazione del diritto internazionale, in particolare del principio del non-respingimento.

E non basta. Secondo l’inchiesta di EIC anche i mezzi che i turchi impiegano per il controllo del confine con la Grecia, i blindati Hizir, altrettanto micidiali come i Cobra II e prodotti da un’azienda di proprietà di un deputato dello stesso partito di Erdogan sono finanziati dall’Unione europea, cosi come le motovedette con le quali la marina di Ankara blocca le imbarcazioni di migranti dirette verso la Grecia nel mar Egeo, con la stessa tecnica e gli stessi metodi intimidatori e violenti che usano i libici nel Canale di Sicilia.

Come s’è detto, un portavoce della Commissione UE ha cercato di sostenere che i finanziamenti dell’Unione non vengono utilizzati per “mezzi militari letali”, ma per attrezzature di controllo delle frontiere. Ora che i giornalisti di EIC hanno dimostrato che non è così, questa vergogna deve finire.