Sblocca cantieri,
così M5s ha tradito
se stesso e l’ambiente

Lo sblocca cantieri è legge. E… altri topolini sono stati partoriti dalla montagna! Il provvedimento introduce buona parte di ciò che il M5S aveva contrastato a muso duro nella scorsa legislatura. “Prendo in prestito le parole del mio collega – ha dichiarato la deputata di Leu Rossella Muroni nel suo intervento in Commissione Ambiente – che nella scorsa legislatura aveva denunciato quanto fosse sbagliato intervenire per decreto legge sul testo unico in materia di edilizia. Il cosiddetto decreto sblocca cantieri mette nero su bianco tutto ciò che nella scorsa legislatura veniva denunciato e combattuto” dagli stessi grillini che oggi pongono la loro firma sotto questa riforma.

Appalti, la parola chiave è sospensione

Lo sblocca cantieri sospende le norme anti malaffareLa parola chiave del provvedimento è sospensione. Si sospende fino al 2020 l’Albo dei commissari di gara.

Si sospendono, sempre fino al 2020, alcune norme del Codice degli appalti come l’art.37, comma 4 secondo il quale i Comuni non capoluogo di provincia devono bandire le gare ricorrendo ad una centrale di committenza o alla stazione appaltante unica.

In stand-by fino al 31 dicembre 2020 anche l’articolo 59, comma 1 che sanciva, salvo alcune eccezioni, il divieto di appalto integrato. Viene così meno l’obbligo di andare in gara con il progetto esecutivo. Inoltre, viene sospeso l’obbligo, in caso di utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, di scegliere i commissari tra gli iscritti allo specifico all’Albo tenuto dall’Anac.

Infine, entro il 30 novembre 2020, il Governo deve presentare alle Camere una relazione sugli effetti della sospensione delle norme del Codice per gli anni 2019 e 2020, in base alla quale il Parlamento valuterà se mantenere o meno la sospensione delle norme citate.

Sblocca cantieri a rischio corruzioneSempre Rossella Muroni sottolinea che “la sospensione prevista nel decreto cosiddetto sblocca cantieri riguarda norme di assoluta rilevanza, norme che erano nate per rispondere a fenomeni corruttivi e di malaffare che troppe volte nel nostro Paese abbiamo registrato sul fronte dei lavori pubblici: la centralizzazione delle stazioni appaltanti, il divieto dell’uso dell’appalto integrato, la nomina dei commissari dall’albo”.

Campo libero quindi, all’appalto integrato e più spazio all’affidamento diretto.

Rigenerazione urbana

Queste le principali novità del provvedimento. Ma il decreto interviene anche in altre materie sensibili, come la rigenerazione urbana (art.5), enunciando intendimenti che di fatto non determinano l’approdo ad un sistema di interventi strutturali che consentano un vero cambio di passo, ma che anzi rimangono ingabbiati nella logica del singolo provvedimento.

Rigenerazione urbana a singhiozzoRiformare il recupero e la riqualificazione del patrimonio immobiliare urbano per garantire la qualità e la sicurezza dell’abitare sia dal punto di vista sociale che ambientale, in particolare nelle periferie degradate, rivolgendosi al patrimonio edilizio preesistente e al fine di limitare il consumo di territorio salvaguardando il paesaggio e l’ambiente, è l’ambizioso disegno della riforma. Altro è quello che poi è diventato nel testo di legge.

Un annacquamento che non pesta i piedi all’alleato leghista e utilizza paroloni roboanti per limitarsi a stabilire che il soddisfacimento degli standard da parte degli interventi di rigenerazione urbana debba essere assicurato solo nel caso in cui questi generino un maggiore fabbisogno di dotazioni territoriali rispetto alla situazione antecedente. In alternativa, quando non sia tecnicamente possibile disporre di aree da cedere, si può provvedere alla monetizzazione delle aree, consentendo, in tal modo, ai Comuni di acquisire risorse utili.

E così, come si dispone l’orientamento, per i Comuni, di limiti di densità edilizia, altezza e distanza dei fabbricati negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio, allo stesso tempo si consentono, agli stessi Comuni, interventi di ricostruzione “nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché siano effettuati assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo”.

Rifiuti: il “blocca riciclo”

Sblocca cantieri blocca ricicloAltra questione sensibile su cui il testo di legge raffazzona una risposta vaga, riguarda le autorizzazione per il riciclo dei rifiuti. Duramente contestata, la norma sugli “End of Waste” è stata definita dalle associazioni di categoria, “blocca riciclo”. Le disposizioni, infatti, non consentono di riciclare molte tipologie di rifiuti, né di ottenere nuovi prodotti riciclati, né avviare nuove attività di riciclo, consacrando il principio che le Regioni non hanno e non possono avere voce in capitolo sui criteri End of Waste, mentre al Ministero dell’Ambiente viene data la facoltà di una ulteriore armonizzazione delle autorizzazioni già rilasciate.

Fortemente critico sul testo di legge, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che contesta il fatto che “ci sono voluti quasi sedici mesi per intervenire con nuove norme dopo la Sentenza del Consiglio di Stato del 28 febbraio 2018 che, riscontrando una carenza legislativa in materia, aveva bloccato sia i rinnovi sia le nuove autorizzazioni, da parte delle Regioni, per il riciclo di rifiuti non regolato da regolamenti europei o da decreti nazionali: blocco che ha recato gravi danni al settore – come dichiara Ronchi – coinvolgendo quasi tutte le attività innovative di riciclo e le nuove norme in materia, inserite nel decreto sblocca cantieri non risolvono un bel niente”.

Sblocca cantieri uguale blocca ricicloIl Decreto ministeriale del 5 febbraio del 1998, vent’anni fa, come ricorda l’ex ministro dell’Ambiente, “ha dato un grande contributo allo sviluppo del riciclo dei rifiuti, speciali e urbani, in Italia. Avrebbe però dovuto essere aggiornato ai nuovi rifiuti, alle nuove tecniche e ai nuovi prodotti che, via via, si sono sviluppati. In 20 anni, con grave sottovalutazione, questo aggiornamento non è stato fatto, lasciandolo fare alle autorizzazioni delle Regioni, fino alla sentenza del Consiglio di Stato che le ha bloccate”.

Ed oggi, obietta Ronchi, “le nuove disposizioni ingessano il riciclo dei rifiuti, fermandolo alle tipologie, tecnologie e prodotti del 1998, ignorando il grande progresso che c’è stato e che continua con grande rapidità e numerose innovazioni che non possono aspettare i tempi lunghi dei decreti nazionali. Colpisce come in un decreto che punta a sbloccare i cantieri, si sia dimostrata una così scarsa conoscenza di un settore strategico come quello del riciclo dei rifiuti, approvando norme che bloccano lo sviluppo di nuovi impianti e nuove attività industriali che sono pronte a partire e che porterebbero vantaggi ambientali, occupazionali ed economici”.