Covid, si avvicina
lo scudo penale
per medici e infermieri

Il ministro della salute tedesco Jens Spahn si trova in una posizione difficile per il ruolo che avrebbe giocato nella decisione presa lunedì scorso da diversi paesi europei – tra cui l’Italia – di sospendere temporaneamente la somministrazione del vaccino AstraZeneca. Sembra infatti che il giro di telefonate tra i vari stati sia partito dalla cancelliera Merkel che avrebbe convinto gli altri Paesi a seguire la posizione della Germania. Un membro del governo tedesco però ha smentito alla Reuters che sia stata esercitata una qualsivoglia pressione in questo senso. Sta di fatto che la decisione è stata interpretata come “politica”, tanto che i leader dell’opposizione hanno chiesto a Angela Merkel la testa di Spahn. Il problema è che secondo alcuni si tratta di una decisione che non solo rallenta la campagna di vaccinazione in Europa, ma che potrebbe minare la fiducia della popolazione nei vaccini portandoli a rifiutare la dose.

Il ministro Jens Spahn

Il ministro tedesco ha detto che la decisione è stata presa dopo una segnalazione del Paul-Erhlich-Institut, l’agenzia federale che si occupa di vaccini e biomedicina. E in effetti l’istituto ieri ha emesso un comunicato in forma di FAQ in cui spiega esattamente perché si è deciso di chiedere al ministro la sospensione del vaccino. Vi si legge che nei giorni precedenti il 15 marzo sono stati segnalati in Germania 7 casi di cui 3 mortali di una forma rara di trombosi cerebrale avvenuti tra i 4 e i 16 giorni dopo la vaccinazione in persone tra i 20 e i 50 anni d’età. Un numero significativamente più alto da un punto di vista statistico del numero della stessa patologia che normalmente si riscontra nelle persone non vaccinate. Il collegamento con la somministrazione del vaccino AstraZeneca è stato ritenuto “non implausibile” da una serie di esperti consultati e quindi l’Istituto ha chiesto al ministro di sospendere momentaneamente la vaccinazione per ulteriori accertamenti.

Pressioni dei sanitari?

Questa la ricostruzione. Qualche giornale tedesco però ha fatto intendere che a fare pressione sul ministro siano state anche le richieste dei medici per uno scudo legale. In Germania come in altri paesi, compreso il nostro, si parla da tempo di uno scudo per proteggere gli operatori sanitari da eventuali responsabilità penali nella gestione della pandemia. Sembra che gli intensivisti tedeschi dopo i rari casi di trombosi cerebrali osservati, abbiano sollevato la questione, preoccupati dallo scatenarsi di una campagna che chiami in causa le loro responsabilità.
Anche in Italia, dopo i casi di iscrizione nel registro indagati dei medici che avevano somministrato il vaccino alle persone poi decedute, la Federazione nazionale degli ordini dei medici ha chiesto uno “scudo penale”, che tuteli gli operatori sanitari. La richiesta è stata fatta propria anche dai sindacati e dalle varie categorie che sono via via coinvolte nella campagna di vaccinazione, sono infatti stati siglati accordi con i pediatri, gli odontoiatri e medici ambulatoriali per allargare il numero dei vaccinatori. Sembra che il governo abbia accolto la richiesta – che il ministro Speranza ha definito “giusta e comprensibile” – e stia già lavorando a una norma in questa direzione.

In realtà forse non ci sarebbe neppure bisogno di una legge specifica. Così almeno sostiene Federico Gelli, relatore della legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) sulla responsabilità
professionale, nonché presidente della Fondazione Italia in Salute. Secondo Gelli, non serve alcuno scudo aggiuntivo perché già con l’attuale legge 24 i medici non possono essere ritenuti
responsabili. “Il professionista si è comportato in maniera corretta, ha fatto una somministrazione di un farmaco autorizzato a tutti i livelli e non può essere chiamato in causa. La responsabilità dei professionisti è legata al loro comportamento, alla loro diligenza nell’attuare linee guida e buone pratiche assistenziali: somministrare un vaccino è una delle cose più banali del mondo. Si tratta di fare un’iniezione intramuscolo sul deltoide”, ha dichiarato alla testata Sanità Informazione. Di scudo penale si può parlare, sostiene Gelli, non per i vaccinatori ma per quanto riguarda chi si occupa della cura e l’assistenza ai pazienti con Covid poiché le terapie sono ancora spesso inefficaci e perché ad assistere i pazienti durante l’emergenza sono spesso chiamati a prestare la loro opera nei reparti superaffollati medici non specialisti della materia.

Confusione nella stampa tedesca

A generare confusione su AstraZeneca ci si è messa anche la stampa tedesca che qualche giorno fa si era meritata una tirata d’orecchie dal British Medical Journal. La rivista ha pubblicato un articolo dal titolo: “Perché un quotidiano tedesco insiste nel dire senza prove che il vaccino AstraZeneca non è efficace sugli anziani?”. L’autore se la prendeva con il quotidiano economico Handelsblatt , che ha pubblicato la notizia che il vaccino anglo svedese avrebbe un’efficacia sugli anziani dell’8%. La notizia è stata ripresa dalla stampa anche internazionale ma si è rivelata poi un clamoroso errore: l’8% era la percentuale di persone sopra i 65 anni arruolate nella sperimentazione clinica e non si riferiva all’efficacia del vaccino.

Nel frattempo l’OMS ha pubblicato una nota in cui sostiene che “i benefici del vaccino AstraZeneca sono superiori ai rischi” e raccomanda che continuino le vaccinazioni. Oggi vedremo se anche l’Ema, l’ente europeo preposto al controllo di farmaci e vaccini, dirà la stessa cosa. Per noi cittadini l’unica cosa da fare è fidarsi dell’Ema e pazientare, del resto non sarà probabilmente l’ultimo controllo che verrà fatto. Tutti gli esperti concordano sul fatto che la valutazione dei vaccini nel “real world”, ovvero su tutta la popolazione vaccinata e non su quella coinvolta nelle sperimentazioni cliniche, sia in questo caso particolarmente importante proprio perché i vaccini sono stati approvati per uso emergenziale, ovvero in tempo di guerra
e non di pace.