Sardegna, il disastro
di una classe dirigente trasformista

Da isola “Covid free” al suo opposto, verrebbe da dire “All Covid”. Da prima zona bianca d’Italia a una delle ormai rare zone rosse rimaste sulla cartina. Amaro il destino della Sardegna, il capovolgimento totale del suo status nel giro di poche settimane. Amaro, ma non sorprendente, se si mettono in fila le scelte della sua classe dirigente in tutta la gestione dell’emergenza Coronavirus. Tanti proclami e slogan, molto populismo, una certa arroganza “isolazionista”, ma fatti quasi zero.

Puntare l’indice sulle responsabilità dei governanti sardi non vuol dire ovviamente sottovalutare gli errori di strategia a livello nazionale. Anzi, partiamo da questi ultimi. Col senno di poi l’istituzione della zona bianca in piena pandemia si è rivelato un fallimento clamoroso. Del resto bastava analizzare l’andamento dei vari “colori” nell’esperienza di questi mesi. Ondate a parte, in zona gialla normalmente si registra una stasi, se non un lieve peggioramento dei contagi; in zona arancione migliorano un po’, in zona rossa migliorano abbastanza. La zona bianca ha comportato nella declinazione sarda la possibilità – fra le altre – di tenere aperti bar e ristoranti anche a cena e l’estensione del coprifuoco alle 23.30, facilitando oggettivamente movida e assembramenti. Giorno dopo giorno, per tre settimane, i contagi hanno ripreso così a salire, prima impercettibilmente, poi in modo più deciso, fino al ritorno alla zona arancione e infine rossa, con l’Rt che da più basso (sotto lo 0,5) è diventato il più alto d’Italia (1,54).

Vaccinazioni al palo

E’ stata proprio l’economia che si voleva rilanciare a subire il contraccolpo più pesante perché – come denunciano per primi gli operatori – è soprattutto l’incertezza a impoverire attività commerciali ed imprese, e non c’è nulla di più incerto di una terra che passa in neanche un mese da una situazione pre-Covid ai divieti più rigorosi. Se la Regione può in qualche modo chiamarsi fuori – o meglio di lato – rispetto all’istituzione della zona bianca (salvo averla cavalcata come una sorta di purezza isolana), le sue responsabilità sul fronte sanitario sono gigantesche.

In quelle tre settimane e anche dopo, la campagna vaccinale della Sardegna è rimasta praticamente al palo: agli ultimi posti per le dosi inoculate in assoluto e ancora più indietro per quanto riguarda i più anziani e i più fragili. Come dire che il virus girava liberamente, più liberamente che altrove, e le protezioni erano minori, assai minori che altrove. Per non parlare dei favoritismi a certe categorie, in questo in piena sintonia con altre Regioni, anche insospettabili come la Toscana: a un certo punto è stata avviata persino la vaccinazione dei dipendenti degli assessorati regionali, interrotta solo dopo aver annusato il pericolo dello scandalo.

Classe dirigente trasformista

Ma gli errori non iniziano certo oggi. Nessuno ha dimenticato la follia dello scorsa estate, quando il presidente della Regione, il sardista Solinas, pretendeva passaporti di immunità all’epoca quasi impossibili per i turisti, e poi lasciava aperte le discoteche anche dopo il disastro di ferragosto. Altro che campagna “Sardegna sicura”.

Christian Solinas

Ed eccoci alla classe dirigente. La Sardegna è una delle tante Regioni, la grande maggioranza, governate dal centrodestra, Ma è un centrodestra un po’ atipico. Alla guida c’è appunto il sardista, Christian Solinas, un erede cioè di quel partito – il Partito Sardo d’azione – fondato da uno dei padri dell’antifascismo, Emilio Lussu. Negli anni i sardisti sono stati collocati a sinistra, hanno governato con i riformisti, poi è iniziato lo scivolamento a destra: oggi sono filo-leghisti (lo stesso presidente Solinas era stato eletto al Senato col Carroccio), alleati anche con i post-fascisti, vale a dire gli eredi di chi Lussu aveva tentato di uccidere, arrestato e mandato al confino. In politica si chiama trasformismo. E’ anch’esso un virus piuttosto dilagante nel Paese, anche se bisogna essere cauti di questi tempi con le parole. Il bilancio dei sardo-leghisti-forzisti-ex fascisti – è negativo su pressoché tutti i fronti, non solo sulla lotta all’epidemia: basterà ricordare la legge che autorizza una nuova cementificazione delle coste, opportunamente bloccata dal governo nazionale. Di questi tempi, con Regioni così, ci si ritrova persino a fare il tifo per il centralismo romano.