Saper trovare l’umanità
dentro il buio dei cubi di cemento

“Tra il buio dei vestiti dei cubi di cemento mi appare la città con i suoi grovigli interrotti dai passi di me minuto, onesto e spiritato, composto solo dal gozzo dei sentimenti. / Così mi avvio tra le serpentine viscere e lei è enorme, mi arrischio tra le viuzze dove le mura stringono l’aria in parsimonia e le gambe pure, si affacciano al viso mentre con la testa muovo l’ombra che si fa continua. // Si riconosce la sera, prima che dal balcone lei mi appaia, rispondo anche di me, ispirato”.

Andrebbe seguita con grande e profonda attenzione l’analisi delle città e degli spazi urbani fatta da chi si sta affacciando con i propri trent’anni allo scenario nazionale. Questa prosa poetica apre il libro d’esordio di Riccardo Zippo, nato a Gagliano del Capo nel 1992 ma cresciuto nella Milano di cui ha compreso perfettamente possibilità e limiti. Zippo è conscio di poter ritrovare anche nella metropoli l’elemento di transizione, che va oltre lo splendore ovattato proposto a livello turistico ed economico e di essere in questo portatore di un tramite che ha un orizzonte lontano di cui è necessario discutere partendo dai veri protagonisti, cioè gli abitanti di quegli stessi spazi.

Porto fluviale, un particolare del murale di Blu. Foto di Ella Baffoni

Tale transizione è individuata molto bene da uno dei più noti fotografi a livello internazionale, Gabriele Basilico, in un suo recente saggio: “Per decenni al centro dell’attenzione c’erano stati l’uomo, la sua azione e la sua gestualità. Lo spazio circostante, il paesaggio, eccetto alcuni rari casi, avevano avuto più che altro il ruolo di “fondale”, un po’ come una scena di teatro simbolico disposta per ospitare un’azione centrale. Alla fine degli anni settanta, quando si spegne l’eco degli eventi di piazza e si ridimensionano i sogni rivoluzionari, si impone – prima di tutto nella società – una necessità di ripensamento, una sorta di periodo di tregua. A quel punto diventano per la prima volta ben visibili le tracce di un Paese che, sulla spinta della ricostruzione fisica ed economica, aveva certamente corso troppo in fretta verso il consumo di se stesso”. (Gabriele Basilico, Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla fotografia, a cura di Andrea Lissoni, Bruno Mondadori 2007).

Riccardo Zippo è capace con prose poetiche essenziali e passaggi lirici di compiere un salto particolarmente utile, quello dell’abbandono della retorica che, beninteso, non appartiene solo a un immaginario socialdemocratico ma allo stesso smina il campo da una contrapposta idea neoliberista. A consumarsi in questi luoghi rimangono così non solo i prodotti, le merci, ma innanzitutto i consumatori, cioè gli abitanti, gli esseri umani che corrono ad ogni passo il rischio di essere ridotti a concessori di esperienze, sentimenti, denaro e inevitabilmente tempo.

Così i luoghi d’origine dell’autore, distanti certo non solo dal punto di vista geografico, non diventano il luogo arcaico, ma al contrario una possibile vita depredata dalle logiche della metropoli, diversa e costantemente sorprendente soprattutto se paragonata all’altrove. Due modelli impossibili da rendere prossimali e al tempo stesso incapaci per loro stessa natura e per i parametri posti da Zippo di proporsi in antitesi.
L’esito è che solo abbandonandosi all’umanità dentro a luoghi apparentemente così disumani, non più contorno, fondale, per usare un termine utilizzato da Basilico, ma parte integrante della scena/vita, si può tentare un approccio e una esistenza in grado di essere vissuta. Entra così in gioco l’amore, la possibilità di amare e di essere amati

“Mi commuovo a pensarti sulla tua / strada, / mai mi sarei perdonato / di averti avuta non vera, / e male avrei sopportato l’odio / tuo ignaro / che io – più accorto di te – / avrei notato. // Tutto dopo di me ti sarà / mortale, / scalfito dall’inflessibilità della / gioventù. / A me rimane, sereno, / questo ultimo impulso tradito. / Ho pensato fosse questa / la misura dell’amore”.

Estremo farmaco alla solitudine contemporanea, l’amore è l’antidoto che ancora dobbiamo ricercare per sfuggire alla disumanizzazione a cui le innovative tecnologie e i nuovi tempi sembrano spingerci. Se non più una comunità collettiva, va almeno presa in considerazione l’ipotesi di ripartire da una società umana e affettiva, come ha fatto Riccardo Zippo in questo ottimo libro d’esordio.

 

Riccardo Zippo

Tregua

Taut Editori 2022.