Santoro, l’ennesimo
ritorno che fa
male alla RAI

“Ma noi non ti vogliamo qui solo come ospite… non più… con tutte le cose che hai da raccontare…”: l’altra sera, dal suo studio, Mentana stava portando a termine un’operazione complessa ma, sotto il profilo editoriale, degna di essere avviata e condotta, stava reclutando nelle file di La7 una delle migliori firme dell’intelligenza e della comunicazione tv degli ultimi trent’anni, il desaparecido Michele Santoro. Come da copione, Santoro è stato tenuto ad accogliere l’offerta senza tuttavia sbilanciarsi definitivamente, benché non sia difficilissimo intuire a quale spiaggia approderà. E Mentana si è disegnato un “più” sul registro, meritato.

Una mega-puntata “Speciale”

Aveva abbracciato il nuovo libro di Santoro, Nient’altro che la verità, frutto di una lunga intervista ad un pluriomicida della mafia, dica o meno la verità. Soprattutto a proposito della ventilata presenza di un tipo dei Servizi nella fase di preparazione dell’attentato contro Borsellino: il killer assolve i Servizi, e quindi lo Stato, sostenendo che l’affare Borsellino è del tutto farina del sacco di Cosa Nostra. Può essere, ma anche in questa ipotesi non si alleggeriscono le responsabilità dello Stato di allora rispetto alla terribile sorte del magistrato, non siamo di fronte ad una rivelazione in grado di capovolgere il senso fin qui maturato dall’intera vicenda. Interessante, non “esplosivo”, ma Mentana allestisce una mega-puntata “Speciale” su quel racconto chiamando in studio Andrea Purgatori, attuale titolare dei misteri italiani su La7, Fiammetta Borsellino, Antonio di Pietro – fuori studio – e, ovviamente, l’autore del libro, che varca dopo anni la porta di quella rete per la quale aveva lavorato, dal 2012 al 2015, negli anni ruggenti di “Servizio pubblico”. E la Rai? C’è da dubitare che a Viale Mazzini abbiano mosso un dito per cercare di recuperare la professionalità e lo spessore intellettuale di un autore-conduttore “nato” tra quelle mura, tra l’altro, noto per la sua bravura e insieme per la sua intrattabilità.

Infatti, Santoro stava fuori-gioco e ingrassava, come molti di noi, chiuso tra scrivania e frigo. Ed è proprio lui a tagliare con la vecchia “culla”, davanti al “regista” Mentana: “La Rai? – si chiede in studio – Esiste ancora la Rai?”. Questo punto di vista conta su una enorme ragione, perché la Rai si sta visibilmente svuotando nei campi dell’informazione sull’onda dei veti incrociati, dei “dispiaceri” di questo partito e di quell’altro. Nel caso, soprattutto, per l’antipatia che in tempi non lontani Santoro ha maturato negli ambienti Cinque Stelle inquadrando quel nuovo soggetto politico sotto una luce che ne mostrava il deficit totale di democrazia interna nonché l’etero-direzione da parte di personaggi più interni al mondo imprenditoriale come a quello dello show-business, e del tutto estranei al mondo istituzionale e politico. Nessuno si è mai meravigliato che da quel fronte grillino, in Rai discretamente potente, non sia mai venuto un invito a Santoro.

Le colpe dei Cinque Stelle

Mentana, quindi, decide di dare ospitalità e visibilità all’amarezza del Grande Escluso che, in studio, non maschera il suo stato d’animo, anzi: certo di poter concludere la lunga serata con una notizia, la notizia vera, il suo appello a chi governa la rete, Cairo, affinché dia un programma a Santoro mentre brucia la Rai e i suoi bronci, almeno sul piano dei contratti con sicuri intrattabili purtroppo ricchi di grandi qualità. Eccellente operazione, senza dubbio ma che apre a vecchi e nuovi interrogativi sulle imminenti strategie dei nuovi “padroni” dell’informazione e della comunicazione tv. Senza dare per scontato nulla: perché Santoro è davvero uomo difficile e La7 non è una mamma come la Rai, se già una volta in passato, nel 2011, tra gli stessi due contraenti naufragarono trattative già mature. Così, se tutto andrà in porto, assisteremo ad un fatto notevole per l’originalità del percorso di maturazione: Santoro uscirà dall’orbita Rai anche per la tenacia dei Cinque Stelle nel respingere quelli che ritiene suoi nemici e troverà ad accoglierlo il castello che ai Cinque Stelle ha dato per lunghi anni appoggio, conforto oltre ad una attenzione davvero schierata.

Quindi, volgarizzando la dinamica, quelli lo buttano fuori e i loro amici raccolgono il fuoriuscito che, lo ricordiamo ora, muove da sempre da pensieri di liberazione, di sinistra, mentre pretende, e correttamente, piena autonomia operativa. Ed è uno che fin qui ha garantito a qualunque gruppo, Mediaset compresa, ascolti e premi.

I nuovi assetti del potere editoriale

 

Davvero Cairo non sapeva che Mentana avrebbe interceduto così platealmente, seppure nell’orario dell’ultimo gintonic? Immaginiamo di sì, che sapesse… ciò significherebbe che la scena messa su da Mentana non sarebbe altro che un passaggio della campagna acquisti non iniziata ieri, sulla base di una strategia precisa, perché nulla in quel mondo avviene per caso. E quando si dice “mondo” ci si riferisce soprattutto al blocco che solidarizza in vario modo Rcs, il Corriere, La7 e il Fatto Quotidiano, tutti soggetti che, ciascuno con il suo stile, hanno protetto l’ascesa dei Cinque Stelle. Gad Lerner è approdato felicemente, dice, al Fatto, Andrea Purgatori sembra ben piazzato da tempo a La7 dove produce apprezzati fascicoli sui grandi eventi che hanno funestato la nostra storia. Lilly Gruber sta con successo nella rete in cui lavorano, benissimo, Formigli e anche “Zoro” e ora toccherebbe a Santoro. Cioè: il front-end storico dell’approfondimento giornalistico tv, roba di sinistra, sta ora sotto lo stesso ombrello che ha dato riparo amorevole ai Cinque Stelle. A tutto svantaggio della Rai. Curioso, poi, che il presunto regista dell’operazione sia l’uomo che si è messo in tasca Rcs con la serenità incontrastata di chi al mercato compra un chilo di mele.

Per decenni siamo stati educati a sapere due o tre cose di questo paese: che si mangia benissimo, che ci piace il calcio e che a nessuno venga in mente di entrare nel consiglio di amministrazione di Rcs, sennò son guai. Era la fortezza imprendibile, il salotto del potere più radicato e allenato che aveva fatto a pezzi chiunque si fosse avvicinato con intenzioni egemoniche. Invece, è arrivato lui, Cairo, e ha detto “compro tutto”, l’orgoglioso salotto gli ha risposto che lo ringraziava per la scelta e la cortesia, gnanca un plissé. Nemmeno fuori, sui giornali, se non sporadicamente: tutto bene, silenzio e avanti Savoia mentre mutava l’intero panorama del potere editoriale nel mondo tv e non solo. Perché? In fondo, si tratterebbe solo di una costola di Berlusconi: Cairo viene da lì….