San Marino, sull’aborto società batte politica: non è più un reato

Nella cosiddetta “antica terra della libertà” solo da ieri le donne possono disporre del loro corpo: il Consiglio Grande e Generale, questo il nome del parlamento di San Marino, ha approvato finalmente la legge che legalizza l’interruzione della gravidanza. Una grande vittoria di genere che però la politica non si può intestare: ha potuto solo ratificare – e non senza fatica – la schiacciante volontà popolare del referendum propositivo del 26 settembre 2021.

Quasi un anno fa il 77,3% dei voti sancirono che era tempo di chiudere con gli aborti clandestini, considerati reato come nel Vaticano, in Andorra e Malta e pertanto passibili di pene da tre mesi a sei anni, aborti che venivano effettuati nelle strutture sanitarie della vicina Rimini o nelle altre province italiane limitrofe. Pochi all’anno, ovviamente per una realtà di poco più di 33 mila abitanti su 63 km quadrati al confine tra Romagna e Marche: è stato calcolato dall’Istat in circa una ventina. Ma pur sempre clandestini e con costi a carico delle pazienti.

Cittadine di serie A, finalmente

Vanessa Muratori
Vanessa Muratori

«Finalmente diventeremo cittadine di serie A, potendo disporre del nostro corpo – ha salutato l’evento di portata storica Vanessa Muratori, attivista dell’Unione Donne Sammarinesi, una delle promotrici del referendum e prima ancora di leggi in parlamento, mentre la legge era ancora in discussione. Ha salutato ma con cautela e preoccupazione, visti i numeri risicati su cui si poteva contare per portarla all’approvazione.

Nel parlamento sammarinese infatti la Democrazia Cristiana possiede un terzo dei seggi ed è il partito di maggioranza relativa al governo e per tutto l’iter ha cercato di aggiungere vincoli alla normativa: «Il rischio è stato di una legge troppo simile a quella italiana, mentre la genesi è del tutto diversa. Non nasce infatti come da voi italiani tra un confronto tra laici e cattolici, nasce da un quesito molto chiaro che non prevedeva vincoli o ammetteva forme di obiezione di coscienza».

Palazzo Pubblico, San Marino foto goffredo.taddei@pa.sm

Democrazia cristiana. Nei giorni in cui il mondo piange Gorbaciov e rielabora eventi epocali come la caduta del muro di Berlino e il crollo di regimi ideologici novecenteschi, a San Marino esiste ancora un partito chiamato Democrazia cristiana, con tutto quel che può evocare. Non solo, un terzo degli elettori del piccolo stato sul monte Titano lo ha votato.

I paradossi di San Marino

Sono i paradossi della piccola repubblica, che si gloria di essere la più antica del mondo ma che depenalizza l’aborto solo nel terzo millennio, per giunta obtorto collo, sulla spinta di un voto popolare. Come l’approvazione nel 2018 della legge sulle unioni civili, anche omosessuali, «sempre con un’iniziativa dal basso, per cui un gruppo di persone ha proposto al Consiglio Grande e Generale una legge ad hoc – dice Guerrino Zanotti, parlamentare per il gruppo Libera, che è stato relatore della legge sull’interruzione della gravidanza – Dobbiamo registrare questo ritardo della politica sui diritti civili, anche in gruppi di sinistra come Libera, che non sono stati promotori, ma almeno sono riusciti ad aiutare in modo costruttivo la modernizzazione dello stato. Sì, la politica a San Marino è in forte ritardo sulla società».

Compagni o cattolici, sui diritti delle donne una lunga storia di conservazione

Blindati italiani al confine con San Marino, località Rovereta, nel 1957, foto wikipedia
Blindati italiani al confine con San Marino, località Rovereta, nel 1957, foto wikipedia

Se si guarda al passato, il ritardo sui diritti civili è un dato di fatto che non conosce orientamento politico a San Marino. L’omosessualità è stata reato fino ai primi anni del nuovo millennio. Se guardiamo alla parità di genere i “cahiers de doleance” rasentano il ridicolo.

Finita la seconda guerra mondiale San Marino era l’unico stato nel blocco occidentale a guida comunista. Ma mentre sul Titano veniva approvato il divorzio, applicato dietro compenso a molti dirigenti politici italiani il cui matrimonio contratto in clandestinità o sotto le bombe non sopravviveva alla pace, di ampliare il suffragio universale alle donne non se ne parlava. La vulgata tra i compagni era che le donne erano più sensibili agli argomenti politici del parroco piuttosto che a quelli del marito. E infatti l’elettorato attivo venne dato alle donne dopo il colpo di stato della Democrazia cristiana sammarinese del 1957 (sì, a San Marino c’è stato un colpo di stato, complice governo italiano e Cia). Ma con calma, a scanso di pericoli.

Il voto delle donne può attendere

Voto approvato nel 1958 ma la legge entra in vigore nel 1960, un anno dopo le elezioni che confermarono la Dc al governo: evidentemente neanche i cattolici si fidavano del voto femminile. Per cui nella cabina elettorale le donne entrarono solo nel 1964. Per l’elettorato passivo le donne dovranno aspettare il 1973. Non parliamo poi di cittadinanza: fino al 1984 la sammarinese che sposava uno straniero la perdeva.

Guerrino Zanotti, parlamentare sammarinese, foto San Marino Rtv
Guerrino Zanotti, parlamentare sammarinese, foto San Marino Rtv

«Sì, per l’Interruzione volontaria della gravidanza siamo in forte ritardo – dice Guerrino Zanotti – ma siamo soddisfatti perché quantomeno la legge da una risposta alla richiesta che viene dalla cittadinanza. Sono stati proposti emendamenti restrittivi, che in gran parte sono stati respinti. E’ vero che viene istituito un passaggio obbligatorio per la donna presso il consultorio, la cui nascita è prevista dalla legge. Avremmo preferito che l’iter fosse più intimo e riservato per le pazienti, anche in considerazione del fatto che siamo una realtà molto piccola. Ma è anche vero che la sanità pubblica è obbligata a seguire le donne con personale sanitario non obbiettore. Infine, è un risultato importante perché valorizza uno strumento come il referendum al quale, in questo caso, è stata data una risposta convinta, nonostante i numeri in parlamento».