San Marino si prepara
al referendum
per legalizzare l’aborto

San Marino è un microstato indipendente situato nel cuore dell’Italia, confinante con Marche ed Emilia Romagna. Ha una storia millenaria, cibo e tradizioni che non si discostano da quelle della vicina Romagna, rapporti costanti con l’Italia. Abbarbicato sul monte Titano e con uno splendido centro storico, San Marino fa rivivere le atmosfere da piccolo centro medievale ai tanti turisti che lo visitano, soprattutto d’estate. Su una cosa però, San Marino è indietro, molto indietro, rispetto all’Italia: l’interruzione volontaria di gravidanza. Ciò che in Italia è regolamentata dalla legge 194 del 1978, a San Marino è illegale.

Una legislazione arretrata

L’articolo 153 del codice penale della piccola Repubblica risale al 1974, è stato aggiornato nel 2019. È, insomma, uno strumento “giovane”, ma affronta l’aborto con parole vecchissime: “La donna incinta che si procura l’aborto e chiunque vi concorra sono puniti con la prigionia di secondo grado. Alla stessa pena soggiace la persona che procura l’aborto alla donna maggiore degli anni 21 col libero e consapevole consenso di lei. Si applica la prigionia di terzo grado se il fatto è commesso senza il consenso della donna; se il colpevole fa mestiere di pratiche illecite o agisce per fine di lucro; se in conseguenza dell’aborto la donna incinta muore o subisce una lesione grave. Si applica la prigionia di terzo grado congiunta all’interdizione di quarto grado, se il colpevole esercita una professione sanitaria”.

Ad oggi, nella Repubblica di San Marino, l’aborto dunque non è consentito in alcun caso, nemmeno per salvare la gestante in grave ed immediato pericolo di vita, nemmeno se la gravidanza è conseguenza di incesto o stupro, nemmeno se le condizioni del feto sono incompatibili con la vita. Sono stati presentati negli anni vari progetti di legge per la depenalizzazione dell’aborto, tutti bloccati in Consiglio Grande e Generale, cioè il Parlamento sammarinese.

La proposta dell’Unione Donne Sammarinesi

Nel 2021, finalmente, forse le cose potrebbero cambiare. L’associazione Unione Donne Sammarinesi (UDS), infatti, ha proposto un referendum di iniziativa popolare, massima espressione di democrazia nella legislazione sammarinese, per chiamare i cittadini a decidere sulla depenalizzazione dell’aborto. Il quesito, su cui il 15 marzo il Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme si è espresso a favore, recita: “Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia il pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?”. In sostanza, il referendum chiede di depenalizzare l’aborto e regolamentarlo sulla base della legge italiana n. 194, approvata nel 1978, cioè più di quarant’anni fa.

Ovviamente le donne sammarinesi sono ricorse all’aborto quando ne hanno avuto necessità, ma in Italia e a loro spese e senza nessun supporto psicologico in patria dal momento che per la legge sono considerate criminali. Nel contesto europeo nel quale San Marino sta da diversi anni cercando di inserirsi, avere un Codice Penale che criminalizza le donne non corrisponde certo all’evoluzione paritaria della società ed è anche d’ostacolo alla conoscenza dell’entità effettiva del fenomeno, relegandolo all’omertà e rendendo più ardua una sua efficace prevenzione.

Verso il referendum

Tornando al referendum, per poterlo indire era necessario raccogliere il 3% delle firme autenticate sull’intero corpo elettorale sammarinese. In pratica servivano mille firme. Invece quelle raccolte al 31 maggio, in anticipo di due settimane prima della scadenza di legge, sono state ben tremila, più altre 250 di sostenitori e sostenitrici, residenti a San Marino ma non cittadini, che quindi non voteranno ma che hanno voluto comunque sostenere la campagna. Per l’UDS è stato un successo. Ora si aspetta l’autentica delle 3000 firme e l’avvio della macchina referendaria, sperando che i cittadini di San Marino possano finalmente votare per attribuire alle donne sammarinesi l’autodeterminazione sul loro corpo e il diritto a un aborto legale e sicuro.