Salviamo la scuola, luogo di conoscenza e passioni. Da Penna a Cescon

Negli azzurri mattini / le file svelte e nere / dei collegiali. Chini / su libri poi. Bandiere / di nostalgia campestre / gli alberi alle finestre.
E’ passato davvero molto tempo da questa poesia di Sandro Penna: la scuola non è certamente più solamente il luogo dove si imparano le nozioni necessarie per la formazione tecnica o l’apprendimento delle basi scientifiche e umanistiche, che diventeranno la base della formazione di ogni studente, ma nel corso degli anni ha assunto ruoli e funzioni certamente differenti.


E’ diventata innanzitutto il luogo dello sviluppo umano e sociale dell’individuo in formazione, come e spesso ben più di buona parte delle famiglie, con l’aumento delle necessità lavorative e forse anche con una diminuzione dei modelli classici di riferimento. Là dove per mille motivi vengono meno una figura paterna o una figura materna all’insegnante sembra essere affidato anche questo compito. Come se tali cambiamenti non fossero già abbastanza, come se le responsabilità del corpo docente non fossero già sufficienti, a questo si aggiungono le difficoltà degli ultimi anni, il passaggio da una classe reale fatta di interazione attiva a un aumento esponenziale di scambi virtuali con esiti sempre più evidenti nella difficoltà dei rapporti.

La proposta di legge approvata alla Camera

A tutti questi aspetti cerca di venire incontro la politica con la proposta di legge approvata dalla Camera (sostanzialmente ad unanimità) sulla “valorizzazione delle competenze non cognitive” e che prevede in particolare l’avvio, a partire dal prossimo anno scolastico, di una sperimentazione nazionale triennale per attività finalizzate allo sviluppo di queste competenze nei percorsi delle scuole di ogni ordine e grado, contemporanea ad un’attività di formazione dei docenti.
Nella pratica il progetto porta all’incremento delle ‘life skills’, abilità che guidano verso comportamenti positivi e di adattamento, che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni. Tra questi, la capacità di riconoscere le emozioni, gestire lo stress, sviluppare una comunicazione efficace, promuovere l’empatia, capacità di prendere decisioni e risolvere problemi, allenare il pensiero creativo e quello critico. Costruire una testa ben fatta, alla maniera del filosofo E. Morin, permette di preparare alle sfide della vita socio-politica, nella sua globalità e complessità.

Formazione, ma anche conoscenza e passioni

Se il razionale che sta dietro all’iniziativa politica è lodevole è l’applicazione a non dovere essere presa sottogamba. Primo perché il modello deve essere aggiuntivo a quello familiare, non sostitutivo. La scuola non dev’essere genitrice degli alunni, gli insegnanti non possono essere gli unici formatori degli studenti. I genitori devono prendersi la responsabilità della formazione umana dei propri figli e aiutarli a crescere in un mondo certamente difficile, senza pensare che il proprio ruolo debba essere risolto da psicologi, professori o chi per loro.

Altrettanto la scuola non può essere schiacciata da queste attività ma deve rimanere luogo di conoscenza e passione: i ragazzi devono andare a scuola per innamorarsi delle materie, per capire, accompagnati dai docenti, quali siano le loro attitudini, per sviluppare il potenziale, per costruire il proprio futuro. E questo passaggio non è né scontato, né negoziabile.

Da Sandro Penna a Roberto Cescon

scuolaA vigilare devono essere innanzitutto i dirigenti scolastici, sempre più dirigenti da piccola-media azienda e meno presidi, nell’accezione etimologica del termine. Dobbiamo impegnarci a mantenere la scuola come ambiente di apprendimento perché a volte è proprio quello che impariamo a insegnarci la vita, come in questa poesia di Roberto Cescon dal titolo La bicicletta.
La sfida era non chiudere la bici / per vedere chi avesse ragione / tra Machiavelli e Rousseau: / la natura dell’uomo è buona o malvagia ? / Ero felice di trovarla ancora / sotto casa o fuori dalla scuola, / perché in fondo io tifo per Rousseau. // Poi in primavera un mattino non c’era più. // Non era sentirmi nudo nel parcheggio / a farmi star male, ma che avesse vinto / Machiavelli, perché non sappiamo / rassegnarci al male che ci capita.