Basta “me ne frego”,
salviamo la scuola
con l’obbligo vaccinale

Salvate la scuola italiana. La guerra mondiale contro il Covid-19, dopo tanti morti e sofferenze, rischia di fare anche una vittima istituzionale, con conseguenze catastrofiche. L’urlo silenzioso della nostra scuola dovrebbe rompere i timpani e invece si diluisce nella miriade di problemi che assillano il Governo e la nostra vita quotidiana. Ci vorrebbe, come per il soldato Ryan, dopo lo sbarco in Normandia nell’estate del 1944, un drappello di coraggiosi determinato a salvare, a tutti i costi, la nostra scuola dal rischio di ritrovarsi, subito dopo la riapertura in presenza a settembre, punto a capo, con la diffusione del virus nelle classi, quarantene, la famigerata “dad”, la didattica a distanza, che è un palliativo solo per una parte dei nostri studenti, mentre per tanti altri è una catastrofe educativa.

Difendersi dal virus e dalla catastrofe educativa

Ma l’anno scorso eravamo quasi disarmati. Mascherina, lavarsi le mani e poco altro. Adesso, grazie agli sforzi straordinari della ricerca scientifica e della sanità pubblica, abbiamo un’arma decisiva: i vaccini. Tutti quelli che hanno potuto e voluto sono corsi in massa a vaccinarsi e così abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo svuotato gli ospedali della terapia intensiva ed abbiamo riconquistato ampi frammenti della nostra libertà di movimento e di socializzazione, senza, però, rinunciare alle solite precauzioni.

11/09/14 TV. Liceo Canova ingresso delle prime
© Paolo Balanza – primo giorno scuola elementare De Amicis – fotografo: Paolo Balanza

L’urlo della scuola italiana, invece, è fatto di tanti numeri, documentati meticolosamente, che hanno increspato solo per un istante la politica e l’opinione pubblica, e adesso, rinvio dopo rinvio, più il tempo passa, più c’è il rischio che si riproponga lo scenario devastante dell’anno scorso, in piena pandemia.
Il risultato è stato che alle superiori il 44 % dei maturati non raggiunge un livello di conoscenza minima dell’Italiano e 40.000 studenti sono usciti dal ciclo dell’istruzione con una preparazione inadeguata. Sarà difficile, per un’intera generazione, recuperare i ritardi accumulati, che peggiora ulteriormente uno scenario già preoccupante.

A scuola tutti vaccinati

E’ una Caporetto, e non sappiamo se ci sarà una “linea del Piave” per fermare questa deriva. Ci vorrebbe un drappello di valorosi, disposto a tutto, per salvare la scuola italiana, ma anche Mario Draghi e il ministro dell’Istruzione Bianchi sono distratti da altri problemi e soprattutto sono circondati, dentro e fuori da questo strano governo che vorrebbe essere di “unità nazionale”, da chi si oppone in modo più o meno velato ai vaccini e soprattutto indossa la corazza ideologica dei “No Green pass”.

Dentro la Lega, partito di governo che si oppone nelle piazze, molti dichiarano orgogliosamente di non essere vaccinati. Matteo Salvini, si è vaccinato da poco, come la sua collega d’opposizione Giorgia Meloni, e come lei ripete “niente obblighi per i docenti”. E’ curiosa questa inversione antropologica della destra, che confonde obblighi con doveri ed ha abbracciato tardivamente lo slogan sciagurato del ’68: “vietato vietare”.

Tra libertà e “me ne frego”

In nome della libertà – che però rischia di rassomigliare al “me ne frego”, se non viene equilibrata da Fraternità ed Eguaglianza – si oppongono all’applicazione del Green Pass anche nella scuola, dimenticando l’esempio degli ospedali e del personale sanitario. Anche insegnando questo, si salva la scuola italiana, diffondendo ovunque sia possibile, la cultura umanistica, dalla filosofia all’arte, fino agli Istituti Tecnici Superiori, elogiati qualche tempo fa dal presidente Draghi, che però ha studiato dai gesuiti.

Anche il governo tentenna su un principio che dovrebbe essere scontato: tutti i docenti che entrano a scuola devono essere vaccinati, altrimenti sono liberi di restare a casa senza stipendio, senza andare al ristorante o in palestra o al cinema. Senza dimenticare che – ai miei tempi – per i docenti, essere vaccinati e dimostrare di non avere la tubercolosi era scontato, ed era anzi un elemento di sicurezza per tutti.
“Vaccinarsi è un dovere morale e civico e il ritorno a scuola deve essere una priorità, perché chi limita la nostra libertà è il virus, non le regole per sconfiggerlo”. Lo ha detto il Presidente Sergio Mattarella, ma è quasi iniziato il semestre bianco e – a quanto pare – le sue parole, sagge e giuste, non vengono più ascoltate.