Liberarsi dall’energia fossile, salvare il pianeta e difendersi da Putin

Il Consiglio europeo “di crisi” riunito in via straordinaria alla presenza del presidente americano Biden lo ha ribadito all’unanimità e con chiarezza: di fronte alla guerra di Putin bisogna azzerare al più presto ogni dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo.

Si parva licet sono d’accordo anch’io: se Putin si è potuto permettere di invadere e mettere a ferro e fuoco l’Ucraina è perché sa che la reazione europea, occidentale, è inevitabilmente limitata da un fatto oggettivo, dal fatto cioè che almeno il 40% di tutto il gas utilizzato nell’Unione europea per produrre elettricità e calore (oltre 150 miliardi di metri cubi) è fornito da Mosca.

Il nodo ancora da sciogliere viene subito dopo l’enunciato generale, su cui nessuno può eccepire: come si fa a raggiungere il prima possibile lo scopo?

Una road-map per ridurre la dipendenza dal gas russo

Su questo tra i capi di Stato e di governo riuniti giovedì e venerdì scorsi c’è assai meno unità d’intenti. Per ora hanno convenuto su una road-map di base, un minimo comune denominatore tra tutti: stoccaggi e acquisti comuni, puntare sul gas naturale liquefatto acquistabile dagli Stati Uniti (hanno promesso di inviarne in Europa almeno 15 milioni di metri cubi all’anno) e da altri fornitori e a questo fine dotarsi in tempi brevi di piattaforme galleggianti che aumentino la capacità europea di rigassificazione (l’Italia che già dispone di tre rigassificatori sta definendo con Snam l’affitto a lungo termine di due navi di rigassificazione), investire nell’idrogeno.

Restano invece aperte due questioni sulle quali non c’è consenso, questioni dirimenti: se per affrontare l’emergenza vada fissato su scala europea un tetto legale al prezzo del gas (Germania e Olanda si oppongono), se sia economicamente sostenibile per l’Europa giungere rapidamente a un embargo sulle forniture di petrolio e di gas dalla Russia. Sarebbe, contro Putin, la “mossa del cavallo”, togliendogli la principale fonte di entrate con cui finanzia la sua guerra. Ma i Paesi europei più dipendenti da Mosca per petrolio e gas comprensibilmente resistono.

Il vero obiettivo: l’indipendenza dal gas

Il vero lato debole di questa discussione è che essa rimane tutta dentro il perimetro dell’energia fossile – come sostituire il gas e il petrolio russi con altro gas e altro petrolio – mentre la soluzione principale alla dipendenza energetica dell’Europa da Putin è altrove. Non fa i conti, l’attuale confronto nell’Unione europea, con un’urgenza che resta tale anche con la guerra in Ucraina. Entro il 2050 l’umanità deve azzerare l’uso di combustibili fossili, cioè di gas, petrolio e carbone: lo impongono le dinamiche oggettive della crisi climatica – evitare che il riscaldamento globale, causato in massima parte dalle energie fossili, raggiunga la soglia critica dei due gradi in più come temperatura media terrestre (rispetto ai livelli preindustriali) che esporrebbe tutti noi umani a danni sociali ed economici catastrofici e irreversibili – l’ha deciso l’Unione europea facendo di questo obiettivo uno dei pilastri del programma straordinario di investimenti pubblici post-pandemia.

Dunque va benissimo aumentare quanto più possibile per i prossimi mesi le forniture di gas extra-russe, ma intanto bisogna fare di tutto e di più per rendersi indipendenti dal gas – dal gas di Mosca e dal gas in generale – nei tempi più brevi possibili. Questo obiettivo è tanto più stringente per l’Italia, che oggi acquista da Putin quasi metà di tutto il gas che consuma. E per avvicinarlo c’è un’unica via maestra: accelerare nella transizione energetica verso il 100% di fonti rinnovabili, a cominciare da sole e vento che ormai consentono di produrre energia a costi del tutto competitivi con le vecchie fonti e che darebbero all’Europa una piena indipendenza energetica. Sole e vento, va sottolineato, utili a ricavare energia elettrica, energia termica (con il sole) e anche ad avere idrogeno: che allo stato puro non è disponibile in natura, per ottenerlo – dall’acqua – servono processi altamente energivori per i quali si può utilizzare o gas naturale – e in questo caso si resta dentro il sistema delle energie fossili – o elettricità. Dunque l’idrogeno è un’energia “pulita” solo se prodotto con elettricità ricavata da fonti rinnovabili.

Successo dei Verdi in EuropaSul tema della “decarbonizzazione” dei sistemi energetici resa tanto più urgente dalla guerra in Ucraina l’Unione europea sta balbettando, il governo italiano ancora di più. Molte voci autorevoli in Italia ripetono da settimane quello che va fatto. Voci non di “pericolosi” ambientalisti, ma di protagonisti del mondo dell’energia, dall’amministratore delegato di Enel Francesco Starace a Elettricità Futura, l’associazione di rappresentanza di tutte le aziende elettriche. Se nei prossimi tre anni in Italia saranno installati 60 gigawatt di energie rinnovabili – obiettivo realistico, basterebbe togliere di mezzo quell’infinità di ostacoli burocratici che di ogni iter autorizzativo per installare un parco eolico o un impianto fotovoltaico fanno un calvario – questo già ridurrebbe di un quinto l’intero nostro fabbisogno di gas, quasi dimezzando le forniture che attualmente acquistiamo dalla Russia.

Questa, ripeto, è la via maestra per fronteggiare sia la crisi climatica che la prospettiva, prevedibilmente non breve, di una nuova “guerra fredda” tra Occidente e Russia. Ma in Italia più che altrove il dibattito pubblico, e purtroppo anche la decisione politica, sono affollati di “frenatori”: chi per interesse economico resiste all’uscita dall’energia fossile, chi ripropone soluzioni come l’attuale nucleare tecnologicamente insicuro ed economicamente costosissimo, chi anche tra troppi ambientalisti si oppone a qualunque progetto di pale eoliche e pannelli fotovoltaici nel nome di un’idea – l’intangibilità dei luoghi fisici contrabbandata per difesa del paesaggio – che nei fatti dà una mano alla crisi climatica.

Salvare il clima e la nostra libertà

C’è da sperare che i “frenatori”, che in particolare in Italia vedono un’ampia rappresentanza anche nei media, se in buona fede si ricredano e se in cattiva perdano la loro partita. C’è da sperarlo non solo nel nome del contrasto alla crisi climatica. Un rapido decollo delle energie rinnovabili che abbatta l’utilizzo di energie fossili è l’”arma” più efficace dell’Europa contro Putin: un’arma assai più efficace (e decisamente più “etica”) dell’aumento generalizzato delle spese militari di cui si discute in questi giorni, un’arma decisiva per fermare il “global warming” ma anche per difendere, come europei, la nostra libertà dai Putin di oggi e di domani.