Rufo raccoglie la sfida dei lincei: con Gualtieri Roma sarà città della scienza

Fabrizio Rufo insegna Bioetica presso la Sapienza. Allievo e per molti anni collaboratore di Giovanni Berlinguer, nelle sue ricerche ha approfondito il rapporto tra scienza e società e lo sviluppo della cittadinanza scientifica. E proprio sulla scorta di questo bagaglio, Rufo ha deciso di candidarsi al Comune di Roma nella lista del PD per Gualtieri sindaco.

Fabrizio Rufo

Ad agosto, Roberto Gualtieri ha pubblicamente accettato la sfida lanciata attraverso una lettera dall’Accademia dei Lincei ai candidati sindaco: fare di Roma una città della scienza. Anzi, per usare le parole esatte, un’Agorà della conoscenza e del metodo scientifico. In che consiste questa idea?

La sfida lanciata da una istituzione culturale prestigiosa come l’Accademia dei Lincei ha un significato non trascurabile per l’intera città. Penso che la risposta positiva di Roberto Gualtieri sia stata all’altezza del documento dei Lincei. Quando si parla di Agorà – se interpreto correttamente il pensiero della commissione che ha elaborato il documento – non si propone soltanto un luogo espositivo in cui valorizzare oggetti e collezioni. L’idea di Agorà rimanda alla possibilità di dar vita a luogo di formazione e di diffusione della cultura scientifica, in cui si possa discutere e ragionare di scienza. Un luogo che a Roma manca. A Roma si possono integrare, connettere e potenziare risorse e soggetti che già costituiscono uno straordinario patrimonio. Si tratta di valorizzarlo. In più, a Roma è possibile realizzare un luogo di aggregazione che favorisca l’interazione tra le cosiddette “due culture”, quella scientifica e quella umanistica. Roma per il cosmopolitismo insito nella sua storia millenaria può essere la città ideale in cui dare vita a un’esperienza di questo genere.

Lei è il curatore di una mostra internazionale che aprirà il prossimo autunno al Palazzo delle Esposizioni e dedicata alla storia dell’attività scientifica nella capitale. Con la sua candidatura a consigliere comunale nella lista del PD potrebbe essere l’interprete giusto dell’esigenza espressa dai Lincei, ma sentita da più parti, tanto che circola una lettera firmata da diversi docenti delle università romane a sostegno della sua campagna elettorale. Come pensa di ottenere il consenso anche dei cittadini?

La mostra internazionale che si inaugurerà il prossimo ottobre al Palaexpo di Roma racconta il profondo e vitale rapporto tra Roma e la scienza. Un rapporto antico, straordinariamente ricco, ma poco conosciuto, in primo luogo dai romani. Non esistono discipline che non abbiano trovato a Roma la sede per il loro sviluppo e spesso il loro momento fondativo. Basti pensare all’astrofisica o alla fisica nucleare. Ho aderito all’invito del Partito democratico e di Roberto Gualtieri di candidarmi all’Assemblea capitolina perché amo la mia città e perché sento il bisogno di coniugare concretamente lavoro culturale e impegno civile e politico. Ammetto che durante il lavoro di ideazione e realizzazione di questa mostra ho visto venire alla luce via via una vera e propria città nascosta. Mi sono sentito per certi versi un archeologo alla scoperta di una civiltà sepolta. Ho avvertito ancora di più la necessità di valorizzare questo immenso patrimonio nascosto e disperso. Mi riconosco pienamente nel documento elaborato dall’Accademia dei Lincei e lavorerò convintamente per la realizzazione del Museo della scienza. Credo che Roberto Gualtieri sia la persona giusta anche per realizzare un progetto così ambizioso e per dare valore e visibilità a questo patrimonio unico.
I tanti colleghi che hanno sottoscritto l’appello a favore della mia candidatura mi hanno dato una straordinaria prova di fiducia, condividendo proposte e obiettivi e dichiarandomi tutto il loro affetto. Per quanto riguarda il Museo della scienza, sarà bene aprire un confronto pubblico che faccia emergere la rilevanza culturale di questo progetto. Poiché non si tratta di uno spazio espositivo più o meno grande, più o meno attrezzato, dobbiamo immaginare insieme le caratteristiche di un luogo adatto a valorizzare un immenso patrimonio e allo stesso tempo in grado di favorire la più larga diffusione della cultura scientifica. Roma potrà adeguatamente valorizzare il suo immenso patrimonio e potrà divenire un punto di riferimento internazionale per la diffusione della cultura scientifica. Immaginiamo un luogo accogliente per mostre, dibattiti, laboratori e anche svago, rivolto a tutte le generazioni e in grado di supportare la scuola e di favorire la formazione della “cittadinanza scientifica”. Credo che non sarà difficile avere i romani dalla nostra parte.

Roberto Gualtieri

Della realizzazione di un Museo della Scienza e Tecnica, ma anche di Scienze naturali nella capitale si è parlato a lungo nel corso degli anni, anche quando a governare Roma era la sinistra. Si è arrivati perfino a individuare di volta in volta aree da poter dedicare ai progetti. Ma poi non se ne è fatto mai nulla. Perché? Che cosa ostacola la realizzazione di un luogo che invece esiste in molte altre metropoli internazionali? E, soprattutto, come superare questi ostacoli?

È vero, del museo della scienza e del museo di scienze naturali si parla da moltissimo tempo. Ne ha parlato per primo un gigante come Quintino Sella negli anni successivi all’unificazione nazionale. Perché non si è fatto? Individuo tre fattori tra loro intrecciati: il peso dell’immenso patrimonio artistico e archeologico, una narrazione distorta e spesso caricaturale dell’immagine della città, un clima culturale caratterizzato da una scarsa attenzione nei confronti della ricerca scientifica della quale si riconosce la rilevanza sul piano tecnico-pratico ma non la dignità culturale che merita. Ritengo che oggi invece si siano determinate le condizioni perché si dia finalmente corpo a questa idea anche perché un grande museo della scienza è oggi funzionale anche a un modo diverso di pensare alla conservazione e alla fruizione del patrimonio artistico e archeologico della città. Penso che per superare gli ostacoli che fino a oggi si sono frapposti alla realizzazione di questo progetto noi dobbiamo spiegare ai cittadini che questo progetto è anche funzionale a connettere le varie parti della città. La scienza è presente dal centro storico alla periferia più estrema. Dobbiamo proporre un’idea che sia anche un grande progetto di integrazione tra centro e periferia. Non dobbiamo dimenticare che Roma e la sua area metropolitana sono la più grande concentrazione di università, centri di ricerca, istituti culturali e laboratori in Italia, una delle più grandi d’Europa. Nella città ci sono circa 250 mila studenti, 12 atenei, centinaia di enti di ricerca e laboratori di importanza nazionale (e quindi internazionale), con decine di migliaia di docenti universitari, ricercatori e tecnici. Quantitativamente siamo di fronte a una sorta di città di notevoli dimensioni che non ha con la città reale un rapporto organico. Roma non trae i dovuti benefici. Dobbiamo essere capaci di voltare pagina.

Oltre a questo progetto, quali sono altri punti su cui si impegna personalmente in questa campagna elettorale?

In questa campagna elettorale ho incontrato e ascoltato moltissimi cittadini di ogni quadrante della città e a tutti ho cercato di spiegare lo slogan che accompagna la mia candidatura: “Per Roma città della conoscenza”. La mia idea è quella di una città in cui la conoscenza e i saperi siano in primo luogo uno strumento di emancipazione e di espansione dei diritti individuali e collettivi. Cerco anche di spiegare che la conoscenza è oggi l’unico efficace strumento per affrontare le complicate sfide che ci stanno di fronte. Siamo riusciti a preparare con rapidità il vaccino anticovid, dando prova del complessivo grado di sviluppo delle nostre conoscenze scientifiche e tecnologiche. Ma non c’è sfida che non abbia a che fare con la conoscenza. Il sapere va messo in relazione a tutti i problemi della società e della vita individuale. Il sapere riguarda le scelte e il modo di affrontare i problemi che ci affliggono. Ha a che fare con la vita quotidiana di tutti, con i trasporti, la mobilità, i rifiuti, la qualità dell’ambiente, il lavoro, la produzione, la creatività, il disagio. Roma è uno straordinario concentrato di saperi e può agevolmente riconnettere conoscenza e agire politico.