Rossella Renzi, strappi e ricuciture alla ricerca della felicità

Come lo Ius Scholae, punto focale dello scontro politico anche all’interno delle forze che sostengono l’attuale Governo, possa vedere ancora motivi di discussione è per chi scrive motivo di completa e sconfortante sorpresa.

La fotografia Istat al 1 Gennaio 2020 fissa in un milione e trecento mila il numero di ragazzi stranieri o italiani per acquisizione di cittadinanza, ovvero il 13 % della totale popolazione under 18. Il nostro futuro, non solo demografico, parola brutta e quasi burocratica, ma il futuro delle nostre classi dirigenti, sindacali, politiche, operaie. Cosa spinga a negare il diritto di cittadinanza a chi di questo Paese fa parte in maniera totale rimane a mio avviso un mistero. Un mistero velocemente spiegato dall’opportunità demagogica che ancora si insinua nelle destre storiche e nelle destre populiste italiane, quell’idea di estraneo e infine straniero di cui molte volte anche la letteratura si è occupata.

Per questo credo sia interessante avvicinarsi alla nuova prova poetica di Rossella Renzi che introduce il concetto di “Disadorna” (titolo dell’opera) intendo il termine come emblema di qualcosa di anomalo e dissimile, distante e infine estraneo

[[ Intorno è solo un grigio di falena / la cenere che sfoglia oscura il giorno / nella fuga le parole incompiute / ancora gemiti a distanza di anni. // Raccontami del tempo senza fiori / dei passi ripetuti all’infinito / del buio che preannuncia altro buio / del canto intonato per l’addio // Siamo stati stranieri / e non lo sapevamo. / Per il pane e una coperta di lana / abbiamo ringraziato, per il fuoco. ]]

Rossella Renzi con varie sfaccettature sottolinea come oggi molti dei nostri accadimenti vengano vissuti nei margini della distanza e che siano proprio le differenze ad allontanarci. Ogni gesto viceversa umano assume caratteristiche totali e assolute. La realtà in qualche modo così arida, così incapace di visione sociale, tende nella nostra vita ad essere vista come impossibile da vivere e da resistere. Forse per questo rifiutiamo la realtà e ci rivolgiamo all’empireo, al totale, dimenticandoci però che il confine con la terra non può essere vinto e che alla fine i conti con le proprie fondamenta vanno fatti e quando questo diventa impossibile il risultato è il totale spaesamento, l’impossibilità di trovare casa e con essa riposo e quiete. Ma la costruzione contemporanea, e Rossella Renzi lo sottolinea bene, è fatta di questa inquietudine che ci avviluppa come in una splendida, imperfetta, fredda città-cattedrale-metropoli freddamente contemporanea. L’opera d’arte totale va a coincidere con i luoghi di vita, come accade nell’istallazione permanente site-specific dell’artista tedesco Anselm Kiefer “I sette palazzi celesti” (Pirelli Hangar Bicocca, Milano).

[[ Questa non è la mia casa / non ci sono fiordi, cieli pesanti / non ci sono cimiteri sul mare / dove leggere pomeriggi interi. // Non è la mia casa, non ci sono / le urne con il segreto del sonno / l’antico enigma della controra / l’abbraccio sempre nudo del vento. // E’ un suono lontano la casa / l’odore del mirto, dell’agrumeto / che incanta le mani bambine / i lari che vegliano all’orizzonte. ]]

Rossella Renzi continua il proprio percorso fatto di strappi e tentativi di ricuciture, di ricerca di felicità in un mondo incapace di essere felice,n di affermare la bellezza e piccoli gesti d’umanità. A questi ragazzi che popolano le nostre scuole, vivono nelle nostre strade, giocano nei nostri campi da calcio, dovremmo dare la possibilità di non sentirsi estranei e disadorni, in difetto nei confronti di un mondo incattivito e ancorato alle proprie piccole conquiste, incapace di avere una visione ulteriore, una visione al futuro, ma sempre così preso dall’emergenza e dalla contingenza. Vestire queste ragazze e questi ragazzi di una vera cittadinanza sarebbe il primo fondamentale passo all’integrazione, l’avvicinamento, l’erosione della paura che Rosella Renzi così bene racconta.

[[ Bruciano le ferite sulle mani / la polvere confonde controluce / – non guardarmi, non toccarmi / sono soltanto un essere sgualcito – / diceva la fanciulla / coi capelli intrecciati / e un segno leggero sulla scapola / la punta di una fioritura, un’ala. ]]

Rossella Renzi, Disadorna, peQuod 2022.