Rifiuti a Roma, cosa c’è dietro il “premio
agli assenteisti”

Ci si indigna, sui giornali e su Facebook ,per “il premio ai netturbini assenteisti” di Roma.  Ma prima di indignarsi e gettare sui lavoratori (quelli non assenteisti, che raccolgono a Roma ogni giorno 4000 tonnellate di immondizia) l’onta di tutti i nostri mali, non sarebbe meglio cercare di capire?

Si sta parlando di una promessa elettorale che il nuovo sindaco della Capitale Roberto Gualtieri vuole mantenere: avere la città pulita per Natale, periodo in cui si prevede che il volume di imballaggi e di residuo organico aumenterà. Una promessa che si può mantenere solo con uno sforzo straordinario, perché certo i problemi strutturali di AMA, l’azienda romana dell’ambiente, non si risolvono dall’oggi al domani.

Un incentivo a chi rinuncia a ferie e permessi

E per questo sforzo straordinario l’Amministrazione capitolina chiede ai dipendenti di rinviare le ferie e i permessi della legge 104, cioè chiede di rinunciare temporaneamente a dei diritti (chi è che per Natale non prende un certo numero di giorni di ferie?). In cambio offre un premio massimo pari a 360 euro lordi per coloro che non si assenteranno da lunedì 22 novembre al 9 gennaio, al netto dei giorni festivi e di riposo. Non puoi abolire dei diritti, non puoi vietare di assistere la mamma non autosufficiente o il bambino malato. Puoi chiedere uno sforzo in un momento eccezionale e ricambiare con un compenso extra, che si riduce a 260 euro per chi comunque deciderà di assentarsi per tre giorni, a 200 per chi prenderà nello stesso periodo cinque giorni di permesso. Il bonus (circa 5 euro al giorno) sarà in busta paga a febbraio, un premio aggiuntivo potrà essere erogato a marzo, se il piano straordinario sarà pienamente riuscito oppure se, nel periodo critico, si registrerà una diminuzione del 10 per cento di assenze per malattia.

L’altra soluzione sarebbe stata fare ricorso al lavoro straordinario. Ma sarebbe stata una soluzione molto più onerosa per l’azienda che non piace ai sindacati, diffidenti verso un uso eccessivo di questo strumento che va contro il completamento degli organici. Negli anni recenti sono andati in pensione 700 netturbini. C’è il problema dei parzialmente idonei, cioè dei lavoratori che hanno un qualche problema. Ma – spiega Natale Di Cola, segretario della CGIL di Roma e del Lazio – “parzialmente idoneo significa che il lavoratore deve prendere delle cautele, non che non possa lavorare. Se ha un difetto di udito per esempio dovrà indossare la cuffia acustica”.

La giunta del sindaco di Roma Roberto Gualtieri
La giunta del sindaco di Roma Roberto Gualtieri

Il problema vero è dove stoccare i rifiuti

Insomma, l’impressione è che lo scandalo in questo caso distragga dai problemi veri. C’è un problema di assenteismo? Sì c’è, le assenze in AMA sono di qualche punto percentuale maggiori che nelle altre grandi città. Se si guarda la serie degli ultimi sette anni, prendendo il primo trimestre dell’anno, si registrano picchi nel 2014, più del 17 per cento (9 per cento per malattia), e addirittura il 21 per cento (12 per cento per malattia) nel 2020. Negli altri anni le assenze si attestano intorno al 15 per cento. Ma il management dell’azienda, nei sette anni presi in esame, come ha operato? Forse una dirigenza competente e stabile, non in guerra con l’Amministrazione che l’ha nominata, avrebbe potuto ottenere migliori risultati dai dipendenti.

Ma ci sono anche altri problemi giganteschi: la flotta dei mezzi che non funzionano; i cassonetti vecchi. Infine il più grande di tutti: per anni la soluzione romana è stata Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Da quando è stata chiusa non sono state compiute scelte, non sono stati fatti investimenti per “chiudere il ciclo dei rifiuti”, cioè per trasformare in risorse – agricole, energetiche, di riciclo in varie forme – i residui. La nuova Amministrazione ha annunciato che intende decentrare alcune funzioni nei municipi. Scelta probabilmente giusta per i servizi di raccolta, perché alla scala più piccola è più facile controllare che le cose vadano per il verso giusto. Ma resta nebulosa – anche sulla base del Piano regionale che punta tutto sull’aumento della differenziata e sul porta a porta – la questione degli impianti che dovrebbero “digerire” i residui e trasformarli in risorse, anziché in costi da trasferire in modo oneroso in altre regioni d’Italia e d’Europa che, invece, ci guadagnano.