Roma,
la partita vera
si gioca a ottobre

Dopo l’eccellente affermazione del candidato di tutto il PD, Roberto Gualtieri, che alle primarie romane si è aggiudicato il 60,64 per cento su un numero di votanti un poco ballerino ma che si attesterebbe – con il voto on line – sui 47000, è il momento di pensare alla partita vera. Il variegato centro sinistra romano comincia a riflettere sulla strategia per le elezioni di ottobre, come all’opportunità che non può essere sprecata e come a un percorso irto di insidie, nel quale gli errori sono dietro l’angolo. Anche perché l’en plein di candidati di partito a presidente di Municipio, con sole 4 donne su 15, più che a un Pd a vocazione maggioritaria può far pensare a un Pd a vocazione solitaria, che fagocita la coalizione. Effetto, questo, della conta interna all’arcipelago democratico che si è spostata dalla scelta del candidato sindaco ai municipi, con poche eccezioni e diversi sacrifici. Eccezione a Ostia dove il medico di famiglia Mario Falconi è stato sostenuto da Pd e Sinistra italiana, sacrificio nel primo municipio dove il civico, assessore al sociale, Emiliano Monteverde ha ceduto il passo, dopo avere raccolto molte firme, alla candidata PD Lorenza Bonaccorsi.

Segnalato anche un certo numero di episodi di cammellaggio (immigrati portati al voto palesemente spaesati, ma questo malcostume non è certo una novità) ora all’esame del Comitato di organizzazione delle primarie.

Gualtieri ai competitor: insieme per la partita vera

Comunque, Gualtieri ha subito, non appena si è profilato il successo, chiamato i competitors in un unico team per la partita vera. A ottobre bisogna raccogliere in un bacino ben più ampio di quello che si è sfidato domenica nei gazebo.

Intanto c’è da capire cosa succederà con Calenda, che pesca nell’area moderata del centro sinistra e piace per i modi da Giamburrasca. “Nonostante la campagna milionaria di cartellonistica portata in giro per la città – ragiona un veterano del Pd romano, Enzo Foschi – mi pare che il suo spazio politico si chiuda. Se le primarie fossero state un flop, avrebbe avuto una prateria. Ma sono andate bene a Roma e a Bologna, dove la vittoria di Lepore dà un’indicazione strategica”. Adriano Labbucci (Sinistra Italiana), che sta tentando il miracolo di un’unica lista di sinistra, immagina che “Gualtieri utilizzerà la lista civica per attrarre il mondo delle professioni e restringere così il campo che guarda a Calenda”. Non sfugge all’esponente di SI che “quattro candidati della sinistra alle primarie romane hanno raccolto più del 30 per cento dei voti, e più della metà di questi sono andati a Giovanni Caudo”.

La novità del civismo

Il punto di vista del presidente del III Municipio di Roma è però diverso: ha sfidato dal basso il candidato del Partito democratico, e forte del 16,68 per cento conquistato palmo a palmo, senza visibilità mediatica, mette in chiaro nella conferenza stampa sui risultati: “Nulla di ciò che si è già visto. Io sento la responsabilità di interpretare la novità strepitosa di civismo che questo risultato ci ha dato. Un civismo che non è contro ma è autonomo dai partiti”. La novità di cui parla Caudo è che “finalmente si è espressa a Roma una domanda politica civica e di sinistra da parte di chi non è più rappresentato dai partiti. In altre città, come a Padova, questo è avvenuto ma sembrava impossibile che succedesse a Roma”. “Si tratta di persone che non avrebbero votato alle primarie e che non è detto che voteranno per la coalizione di centro sinistra, se non ci sono proposte politiche coerenti e chiare, persone che potrebbero rifugiarsi ancora una volta nel non voto o votare a destra. Spero ci sia la consapevolezza che la partita si può perdere”. Entrano in conferenza stampa i rapporti cordiali che si sono stabiliti con Calenda, che lui chiama Carlo, ma precisa: “Se Carlo avesse partecipato alle primarie, lo scenario sarebbe cambiato. Restando fuori ha ottenuto il risultato che probabilmente Virginia Raggi andrà al ballottaggio e lui si collocherà al quarto posto”. Ed entra l’endorsement ricevuto dall’ex sindaco Marino: “Non c’è nostalgia, guardiamo al futuro. Ma quello resta un caso irrisolto, nessuno ha spiegato perché sia stato mandato via con tanta violenza”.

La prossima mossa di Caudo sarà quella di un’assemblea aperta a tutti, compresi gli altri candidati civici delle primarie, come Fabio Ciani e Mattia Zevi, per andare avanti nella costruzione di una proposta civica. Sull’altro versante, oggi è in programma la conferenza stampa di presentazione dei candidati e della squadra formatasi alle primarie. Una prima occasione per annusare l’aria e capire se il candidato sindaco è orientato a fare sintesi e aprire spazi di agibilità politica verso il nuovo che si è espresso nel voto di domenica scorsa.