Roma al ballottaggio:
dopo i giorni della tensione
a Gualtieri serve un ultimo scatto

Si va al voto per il ballottaggio in un clima oscuro, ovunque ma particolarmente a Roma, che è stata teatro – sabato scorso – dell’assalto alla sede nazionale della CGIL in corso d’Italia. È opinione diffusa che gli atti violenti delle squadracce fasciste, alla testa della protesta no vax, abbiano chiuso la partita elettorale a Roma in favore di Roberto Gualtieri, aiutato anche dalle ambiguità, dalle dichiarazioni antisemite e dalla palese incompetenza del candidato delle destre Michetti.

“Nessuno comprese cosa era il fascismo”

Ma è davvero così? Oggi e domani, antivigilia e vigilia del voto si annunciano come giornate piene di incognite. Entra in vigore l’obbligo del green pass e, insieme alle manifestazioni di chiusura della campagna elettorale, ci sarà la mobilitazione no vax. Sabato pomeriggio saremo in piazza San Giovanni, chiamati da CGIL CISL UIL a rispondere all’aggressione fascista.

Doverosa e necessaria senza alcun dubbio la mobilitazione antifascista, ma l’addensarsi degli appuntamenti fa temere una tempesta perfetta, (Sergio Cofferati, in una intervista su Domani invita alla massima attenzione).

Qualcosa della pericolosità della situazione, ci viene detto dall’incapacità o la non volontà dimostrata da Giorgia Meloni di prendere le distanze da Fiore e Castellino. La “gabbianella” che era salita sulla scena politica nazionale quando Gianfranco Fini dichiarava il fascismo “male assoluto”, ha fatto una marcia a ritroso e si trova – in concorrenza con Salvini – al fianco dei neofranchisti spagnoli e dell’ungherese Orban, alla testa di un’opposizione eterogenea tenuta insieme da una visione complottista degli avvenimenti mondiali, stregata da un immaginario che richiama l’assalto al Capitol Hill dei seguaci di Trump, dal sovranismo xenofobo. Nei social network molti hanno insistito sulla distinzione fra i fascisti squadristi e il movimento no vax. Ma purtroppo tutti i fascismi hanno fatto leva sul malessere e i disagi sociali, e tanto più in questo caso c’è da temere, per l’eterogeneità di un movimento nel quale, almeno a Roma, molti – ristoratori, piccoli esercenti, disoccupati – non hanno nel loro bagaglio il ricordo nemmeno familiare delle lotte per i diritti sociali e dei lavoratori. Cito quasi a caso da un vecchio libro di Giorgio Amendola, Intervista sull’antifascismo: “Nessuno comprese cosa era il fascismo, l’originalità di questo movimento di massa”.

Le incognite del corpo elettorale

Lo stato d’ansia creato dagli ultimi eventi violenti entra nelle elezioni amministrative oppure non c’entra niente, sono partite che si giocano in campi diversi?Roma Virginia Raggi

A me sembra di sì per diversi motivi. Al primo turno abbiamo avuto il minimo storico di votanti, meno del 50%. Questo significa che in termini assoluti i candidati, e in particolare il candidato di centro sinistra, hanno preso meno voti. Gualtieri ha ottenuto 270.000 voti contro i 320.000 che prese lo sconfitto Giachetti nel 2016. È importante quindi non dare nulla per scontato, non dare per vinta una partita nella quale le oscillazioni potrebbero avere un peso maggiore che in passato, proprio per l’esiguità dell’elettorato, che potrebbe assottigliarsi ulteriormente al secondo turno.

Mapparoma, il blog che riunisce un gruppo di ricercatori, Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi (il loro più recente libro, uscito da Donzelli è Le sette Rome), ha fatto subito dopo il voto del 3 e 4 ottobre, un’analisi nella quale si mette in evidenza la correlazione fra titolo di studio e reddito con il voto. Ne risulta una marcatissima relazione fra la laurea (e il reddito alto) con la preferenza a Calenda, mentre il voto a Gualtieri è maggiormente interclassista, il candidato di centro sinistra, anzi, è riuscito a recuperare in parte i voti persi dal Pd nelle zone popolari. Ma è impressionante anche la coincidenza sociologica dei voti a Enrico Michetti e a Virginia Raggi: si riversano sulla ex sindaca e sul candidato di destra molti voti della “città del disagio”: dove più basso è il titolo di studio maggiore è stata l’adesione a questi candidati.

Un dato oggettivo che si somma al corteggiamento di Michetti (prodigo di complimenti verso l’amministrazione uscente nelle ultime ore) a Virginia Raggi e alla ostilità della ex sindaca verso l’orientamento di Giuseppe Conte in sostegno di Gualtieri.

Alla polarizzazione dell’elettorato di sinistra, infine, turbato da ciò che è avvenuto nella sede della CGIL, potrebbe corrispondere una più sotterranea polarizzazione nel mondo di destra, che si è astenuto o ha votato altrove al primo turno.