Rocco, l’Unità e non solo
Un innovatore cui tutti
abbiamo voluto bene

Gli ho voluto bene. Gli volevamo bene. Perché Rocco è stato un giornalista di cuore. Prima ancora d’esserlo di testa. “Gli volevo bene…” fu l’incipit fuori dal comune di un articolo per L’Unità firmato da Rocco Di Blasi dopo un omicidio eccellente messo a segno dalla camorra. Neppure un mese dopo il terremoto dell’Irpinia la banda di Raffaele Cutolo assassinò un sindaco onesto, il democristiano Marcello Torre. Era l’11 dicembre 1980, la Campania un cumulo di macerie. Ma il clan cutoliano aveva già intuito di poterci lucrare. Sulla strada del malaffare un amministratore integerrimo, il sindaco di Pagani, in provincia di Salerno. Torre appunto. Rocco lo conosceva e lo stimava; in quelle terre aveva le sue radici. Scrisse con il cuore, fregandosene delle cautele che avrebbe dovuto imporsi in base alle differenti collocazioni politiche. Vide giusto. Marcello Torre fu solo il primo martire di un decennio infame. Quello del post-terremoto.

Rocco era così: sincero e leale. Analitico, innovatore, indipendente. Arriva al giornalismo dalla militanza politica, coltivata a Salerno. Un’intuizione di Abdon Alinovi, l’allora segretario regionale del Pci. Lo spedisce a Napoli a guidare la redazione de L’Unità quando nel 1976 l’autorevole capocronista Ennio Simeone è incaricato di fondare, sempre nel capoluogo partenopeo, la redazione di Paese Sera. “Nel giro di tre anni la redazione di Napoli cambiò volto. Sfruttai tutte le occasioni per prendere giovani a bottega. Ne avevamo un gran bisogno, per rompere con le fissità dei ‘vecchi’ (relativamente ‘vecchi’, all’epoca erano sui 40 anni)”. Così inizia il suo ultimo articolo pubblicato il 6 marzo scorso sul sito centoannipci.it, luogo della memoria di (ex) comunisti napoletani e meridionali. I “ragazzi di via Cervantes” lo consideravano un fratello maggiore. Antonio Polito e Marco De Marco cui si aggiungono Vito Faenza, Federico Geremicca, Marcella Ciarnelli, Maddalena Tulanti, Franco Di Mare, Procolo Mirabella, io stesso. Per una irripetibile miscela chimica, professionale e umana al tempo stesso, mette su una redazione di donne e uomini affamati di curiosità. Quasi tutti ci ritroveremo a Roma, nella sede centrale del giornale, quando a metà degli anni 80 viene chiusa l’edizione napoletana.

La Napoli degli anni di Rocco è effervescente. A Palazzo San Giacomo siede Maurizio Valenzi, il primo sindaco comunista dopo i lunghi anni di regno di Achille Lauro prima e dei Gava poi. Gli inviati dei grandi quotidiani del nord fanno fatica a capire che cosa stia accadendo nella capitale del Sud, sempre dolente e apparentemente immobile. La redazione di via Cervantes è tappa obbligata per chi cerca notizie, luogo di incontro tra intellettuali e “grandi firme”. Rocco Di Blasi ha sempre da proporre una chiave originale di interpretazione della realtà. L’Unità diventa la sede di riferimento per Roberto Ciuni, firma del Corriere della sera, futuro direttore de Il Mattino, gestione Rizzoli.

A Roma il giovane capocronista di Napoli si fa la fama di uno politicamente solido. Così il direttore Luca Pavolini lo inserisce in una delegazione ufficiale del giornale, da lui stesso guidata, in visita in Unione Sovietica. È il marzo 1977, massima tensione tra i compagni italiani e “i compagni sovietici”. Enrico Berlinguer ha sostenuto nei mesi precedenti di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello protettivo della NATO piuttosto che sotto lo scudo del Patto di Varsavia. Rocco si presenta a Mosca ben preparato sulle questioni di politica estera ma del tutto impreparato sul clima locale: ha in valigia un cappottino buono per passeggiare nel centro di Napoli, inutile nel gelo russo. Al ritorno ne abbiamo riso a lungo con lui, scugnizzi di redazione. Il racconto inedito di quella missione lo ha ricostruito proprio Rocco, solo nel maggio scorso, in un articolo per il sito foglieviaggi.cloud fondato da Vittorio Ragone, anch’egli ex de L’Unità.

Di Blasi lascia Napoli nel 1979, nuovi lidi, nuovi orizzonti. Consegna il testimone a Polito che a sua volta nel 1983 lo affiderà a Demarco. A Roma guida il servizio Interni, una macchina complessa. Quando accade un fatto di rilevanza nazionale Rocco sa già quale tipo di pezzo chiederti, come devi profilarlo, come affrontare il caso. Per chi fa cronaca un interlocutore così attento è prezioso. Anche da lontano è il fratello maggiore con cui confrontarti. Nella notte del terremoto, 23 novembre 1980, Rocco è tra i primi giornalisti italiani a raggiungere i “presepi dell’Appennino” devastati dal sisma. Reportage carichi di emozione.

Da Roma a Bologna dove la professione incrocia l’amore. L’edizione dell’Emilia Romagna de L’Unità è un giornale nel giornale. Tante pagine, copertura capillare della regione “rossa”, una squadra di valenti giornalisti. Janna Carioli, la brillante scrittrice di testi per l’infanzia e autrice di programma tv, sarà la compagna di un lungo e felice percorso. Fino all’ultimo. Un affetto intenso vivificato da una complicità intellettuale. Janna e Rocco hanno condiviso, tra l’altro, la passione per l’isola d’Elba, “buen retiro” nel borgo alto di Marciana. Luogo di incontro per riflessioni sul passato e sul futuro. L’attenzione ai diritti dei cittadini mai sopita. Perché Rocco Di Blasi nella sua intensa attività ha fondato e diretto il Salvagente, il settimanale dei diritti dei consumatori in grado di smascherare piccole e grandi truffe commerciali senza ricorrere a effetti speciali, ma basandosi su circostanze verificate, confronto dei dati, analisi indipendenti dei prodotti. E negli ultimi anni una nuova avventura, il sito consumatrici.it di cui è stato direttore fino all’ultimo. Sempre mantenendo questa sua capacità di scopritore e coltivare talenti. Da vero caposcuola. Sulla sua pagina Facebook lo hanno seguito amici vecchi e nuovi incuriositi da quale battuta fulminante, tratta dai fumetti di Linus, avrebbe pubblicato per iniziare la giornata. Sempre un sorriso, ancorché amaro e riflessivo. A un giornalista così non si poteva che voler bene. E piangerne oggi la scomparsa.