Direttiva green, due bugie e un’omissione della destra

A volte la differenza fra la propaganda e la verità sta in piccoli dettagli, da cogliere con una lettura attenta dei documenti. Cosicchè sul tema della casa, della sua ristrutturazione e della patrimoniale occulta (copyright Fratelli di Italia, in crisi da accise e bisognosi quindi di distrarre le masse) è sufficiente una lettura del testo della Direttiva per capire la fuffa mediatica di cui vanno cianciando dalle parti della destra di governo.
Ci si incarica, quindi, di seguito di voler smentire due bugie e una omissione sulla questione.

La prima bugia: la scadenza è il 2050

La prima bugia è che la scadenza per adeguarsi alle nuove norme non è il 2030, ma il 2050, quando tutti gli Stati membri della Ue dovranno avere un patrimonio edilizio pubblico e privato ad emissioni zero. Per farlo si dovrà predisporre il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli edifici, da farsi approvare dalla Commissione Europea e nel quale dettagliare il cammino che si vuole intraprendere per arrivare all’obiettivo finale di efficienza energetica.
La Direttiva, di per sé, assegna solo un termine di inizio di questo percorso. Dal 01 gennaio 2027 tutti gli edifici di nuova costruzione occupati o di proprietà di enti pubblici debbono essere ad emissioni zero, mentre solo dal 01 gennaio 2030 questo onere scatta per tutti gli altri tipi di edifici.
Per gli edifici esistenti, invece, il criterio di fondo è che questi si devono adeguare a requisiti minimi di prestazione energetica, solo nel caso di ristrutturazione (e non, dunque, a prescindere) e purché questo adeguamento sia “tecnicamente, funzionalmente ed economicamente fattibile”. Anche in questo caso vengono assegnate delle tappe di avvicinamento all’obiettivo del 2050.

Nei casi di edifici pubblici, dal 01 gennaio 2027 questi debbono conseguire una classe di prestazione energetica almeno pari ad F, per salire, poi, dal 01 gennaio 2030 alla classe E. Per gli immobili non residenziali e diversi da quelli pubblici, il salto di classe deve avvenire, in prima battuta, dal primo gennaio 2027 con il conseguimento della classe energetica pari ad F, per poi passare ad E dopo il 01 gennaio 2030. Per gli altri immobili privati, rispettivamente dal 01 gennaio 2030 e poi dal primo gennaio 2033 per passare prima ad una classe energetica pari ad F e poi ad E.
Restano esclusi da questo percorso di adeguamento gli immobili storici e vincolati, quelli adibiti a luoghi di culto o a finalità religiose, quelli usati temporaneamente per meno di quattro mesi all’anno, i capannoni e gli stabilimenti industriali, e quelli sotto i 50 mq.

La seconda bugia: è una patrimoniale occulta

La seconda bugia che si vuol smentire e la paventata patrimoniale occulta se non addirittura l’impossibilità di vendere gli immobili non conformi. E’ vero che nella sua prima versione, la Direttiva imponeva un divieto di compravendita. Questa previsione è però saltata e, nel testo attuale, la misura della sanzione è fissata da ogni Stato membro senza vincolo minimo alcuno.

Ciò vuol dire che l’Italia, ad esempio, può applicare sanzioni anche molto blande, senza ricorrere a temuti espropri proletari ai danni degli indifesi proprietari immobiliari. Si può suggerire, con animo indulgente, di limitarsi ad impedire l’utilizzo di alcune agevolazioni fiscali, come quella della prima casa, nel caso di compravendita di immobili non adeguati alle norme energetiche europee.

L’omissione: i governi dovranno prevedere finanziamenti

Detto delle due bugie, si può a questo punto smascherare l’omissione. I critici tacciono, infatti, che la Direttiva parla di tutta una serie di incentivi da utilizzare per arrivare a conseguire gli obiettivi di riqualificazione energetica.
E’ previsto, per gli Stati membri, di predisporre finanziamenti o altre misure di sostegno per stimolare gli investimenti nelle ristrutturazioni. In sostanza ciò che abbiamo fatto con il Superbonus 110, ma fatto meglio. E’ ammesso, e caldeggiato, utilizzare per finanziare gli interventi i fondi disponibili a livello dell’Unione, come il PNRR, il Fondo sociale per il clima, i fondi della politica di coesione, InvestEu, oppure i proventi delle aste per lo scambio di quote di emissioni. Sul piano del credito bancario, si possono introdurre finanziamenti agevolati e garantiti dal pubblico. In questo caso, gli Stati membri devono adottare “misure volte a garantire che i prodotti di credito a favore dell’efficienza energetica per la ristrutturazione edilizia siano ampiamente proposti e in modo non discriminatorio dagli istituti finanziari e siano visibili e accessibili ai consumatori”.
C’è pure un passaggio che riguarda le normative nazionali, che devono essere migliorate nel caso impediscano di procedere speditamente con la realizzazione delle ristrutturazioni. Un esempio di questo miglioramento, contenuto nella Direttiva, riguarda l’eliminazione dell’obbligo dell’unanimità del consenso nelle strutture di comproprietà per procedere ai lavori.

“Incentivi a famiglie vulnerabili e all’edilizia popolare”

Infine, a smentire chi si erge a difensore dei poveri che subiscono le angherie dei burocrati europei, la Direttiva testualmente dice che “gli incentivi finanziari sono destinati in via prioritaria alle famiglie vulnerabili, alle persone in condizioni di povertà energetica e alle persone che vivono in alloggi di edilizia popolare”. In più gli questi incentivi potranno essere rivolti anche agli affittuari, fornendo a questi “un sostegno locativo o imponendo limiti agli aumenti dei canoni di locazione”.
Chi ha avuto la pazienza di arrivare fino a qui, dunque, si sarà reso conto che la narrazione di chi protesta è assai in malafede. Certamente spiegare le ragioni contrarie e giuste per controbattere questa malafede ha richiesto un numero di parole forse troppo ampio rispetto ai tempi veloci del mondo moderno. Di questo me ne scuso.