Una ripresa economica con troppi morti sul lavoro. È ora di cambiare

Le lavoratrici e i lavoratori infortunati o morti non sono anonimi: tutti sopportano le conseguenze dell’organizzazione del lavoro, che determinano condizioni a volte insopportabili, compresi gli incidenti in itinere causati spesso dagli eccessivi carichi di lavoro o da turni troppo massacranti. Il sindacato farà di tutto affinché queste tragedie cessino e si possa addivenire a lavori tutelati e sicuri.

E’ obbligatorio interrompere la lunga catena che quotidianamente ci racconta di morti ed incidenti gravi sul lavoro: occorre passare dalle parole di circostanza a fatti concreti e verificabili. Le misure che abbiamo strappato al Governo con gli ultimi provvedimenti sono un primo passo, non ancora sufficiente e gravato da troppe ambiguità e conflitti istituzionali tra Stato centrale e Regioni, cui in ogni caso dovrà seguire un’azione costante di controlli mirati e interventi finalizzati a mettere in sicurezza i posti di lavoro.

Grido strozzato su un muro di Viterbo foto Umberto Verdat

E’ drammatico che una ripresa economica finalmente sostenuta sia accompagnata dall’impennarsi della conta dei morti e dei feriti: significa che nonostante i proclami che “nulla sarà come prima”, la struttura economica italiana è ancora troppo dipendente dalla ricerca senza fine dei risparmi sui costi e sui diritti di chi lavora. La maggior parte degli incidenti sono evitabili con una corretta organizzazione del lavoro, con una formazione teorico-pratica dei lavoratori che deve avvenire prima del loro inserimento nel luogo di lavoro, con una esigibile e concreta valutazione e gestione dei rischi.

Lavoro instabile, rapporti di lavoro a crescente tasso di precarietà e pertanto ricattabilità dei singoli, diffusione dei subappalti, la giungla dei contratti: tutto ciò concorre ad aumentare i rischi e gli incidenti. Non a caso molti incidenti accadono nel o nei primi giorni di impiego e riguardano spesso lavoratori impiegati in forme di lavoro indiretto e precario.

Da questo punto di vista è importante aver ottenuto un numero significativo di assunzioni per nuovi ispettori del lavoro, aver avuto assicurazioni di massicce assunzioni per gli SPRESAL (Servizi di prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale), affinché la vigilanza e la prevenzione siano costanti e continuative. E’ fondamentale, come da noi richiesto da tempo, che questa funzione agisca in piena e leale collaborazione tra i soggetti interessati (Ministero del Lavoro, Ministero della Salute, Regioni, INL), superando i conflitti e il mancato coordinamento del passato.

Altri elementi importanti delle intese raggiunte con il Governo riguardano da una parte l’inasprimento delle sanzioni – in particolare la sospensione dell’attività laddove si riscontri una percentuale superiore al 10% di lavoratori non in regola o gravi violazioni delle disposizioni di sicurezza, che fonda ulteriormente la nostra richiesta di “patente a punti” per le imprese anche rispetto alla loro partecipazione alle gare d’appalto, e il definitivo via libera all’unificazione in un’unica banca dati delle informazioni circa ciascuna impresa.

Ma questo non esime dalle loro responsabilità i datori di lavoro, che non possono continuare a considerare le previsioni del D.Lgs. 81/08 come un costo da tentare in tutti i modi di eludere o comprimere: è il tema della qualità del lavoro che ritorna ad essere la cifra della nostra democrazia e del nostro modello di sviluppo. Proprio la formazione deve essere uno strumento non solo per i lavoratori, ma – vista soprattutto la quantità di imprese di piccole dimensioni – anche per i datori di lavoro. E anzi; bisognerebbe fare della formazione e della prevenzione una materia curriculare nel percorso scolastico, in quanto dobbiamo introdurre una nuova consapevolezza e costruire una nuova cultura che faccia della sicurezza una modalità di vita quotidiana.

L’altro aspetto importante riguarda il riconoscimento del ruolo dei lavoratori, attraverso i Rappresentanti per la sicurezza (RLS), da eleggere in tutti i luoghi di lavoro, compresi quelli fin qui esentati (con meno di 15 dipendenti). Ciò impone anche all’organizzazione sindacale un cambio di passo importante: data la pluralità dei rapporti di lavoro ormai presenti nei luoghi di lavoro, l’RLS deve avere la competenza e riconosciuta la titolarità di rappresentare l’insieme delle persone che prestano la loro opera all’interno dei luoghi di lavoro, a loro volta con la pandemia incredibilmente “dilatatisi” (ad es. Il lavoro da remoto, o la logistica). Ciò ancora richiede da parte del sindacato e dell’Inail un’imponente e continua azione di formazione e aggiornamento, vista la velocità delle trasformazioni dell’organizzazione del lavoro e degli assetti delle imprese.

Potremmo essere di fronte ad un’occasione storica: ma il PNRR, nonostante le tante risorse previste, non contiene investimenti né sulla qualità dell’occupazione né conseguentemente sul rafforzamento strutturale delle tutele. Questo è forse il limite più grave, e la ragione ultima dell’iniziativa del sindacato per cambiare in profondità questi orientamenti.

Segretaria confederale CGIL