Rimini evita le primarie:
un ticket per
il centrosinistra al voto

Candidato sindaco Pd di Rimini, i duellanti dell’inverno Jamil Sadegholvaad ed Emma Petitti mettono fine alla contesa e siglano l’accordo: sarà l’attuale assessore a correre per succedere ad Andrea Gnassi. Al suo fianco come candidata vicesindaca avrà un’outsider, Chiara Bellini, nessuna tessera politica in tasca ma molto vicina in questi mesi di contesa alla presidente dell’Assemblea Regionale Emma Petitti. La quale, sceglie di fare un passo a lato e rinunciare alle primarie, tanto fortemente volute dai suoi sostenitori in questi mesi, quanto pervicacemente negate dai suoi avversari.

Si chiude con un triangolo, sconcertante e inaspettato sotto certi aspetti, il lungo contenzioso che stava minando gli equilibri cittadini e la credibilità del Pd. Colpi di scena, candidature avanzate e poi congelate, la ricerca di un candidato che sintetizzasse le due anime del centrosinistra riminese, tentativi, maldestri, di cambiare gli equilibri in seno alla direzione comunale: in questi mesi si è visto di tutto. Tanto da far temere il peggio, ovvero la perdita della città a favore del centrodestra, come è successo nelle vicine Bellaria e, per analoghe lotte intestine nel Pd, a Riccione e Cattolica. Una paura che i vertici regionali, ben presenti nel tentare di risolvere la questione, non hanno dissolto. Poi, Roma ha preso in mano la situazione: è arrivato Francesco Boccia, il responsabile Enti Locali del Pd ,e – incubata nelle ultime settimane – è scoppiata la pace, sancita nella direzione comunale di ieri sera, lunedì 28 giugno.

Emma Petitti, nonostante avesse raccolto le firme necessarie per procedere, come da statuto, alle primarie, ha scelto di firmare un accordo con Jamil Sadegholvaad. Il Pd lo presenterà come candidato alla coalizione di Centrosinistra con Chiara Bellini vicesindaca, una “civica” a tutti gli effetti, docente universitaria che viene «dal mondo della cultura», in prima linea da mesi nel sostegno alla Petitti e alle Primarie. E’ la famosa sintesi che più o meno goffamente si è cercata nei mesi scorsi tra continuità nell’opera del sindaco uscente Andrea Gnassi – un decennio di radicale cambiamento della cartolina della città – e la discontinuità con l’altra faccia della medaglia del decennale: un metodo di governo che non coinvolgeva il partito, ma fortemente centrato sulla visione, sul carisma e sulla caratterialità del sindaco.

Nella conferenza stampa del triangolo Sadegholvaaad – Petitti – Bellini, il primo ha detto che lavorerà con «la logica di squadra, dove il sindaco deve fare un lavoro collegiale con forze della coalizione e la giunta e con le forze sociali, economiche e i corpi intermedi della nostra città. Con una proposta programmatica nel solco del buon governo degli scorsi decenni». Emma Petitti ha rimarcato che «potevamo far partecipare tantissime persone, Pd ha scelto di non farlo. Abbiamo fatto vincere la responsabilità e la volontà di essere uniti come partito. Due passi avanti perché abbiamo lavorato seriamente ad un documento politico programmatico che parla a tutti, con la volontà di allargare a un nuovo civismo e ai cinque stelle, raccogliendo anche istanze dal basso».

Le due rivalità si sono quindi riunite in quattro pagine di accordi, siglati sotto gli auspici di Roma: alcuni punti programmatici che riguardano lo sviluppo della città e un equilibrio che sancisce, non con i numeri usciti delle primarie come a Bologna o altrove, ma alla pari, le due anime del Pd riminese. Come si dipaneranno questi equilibri, si vedrà. Le tifoserie sono state agguerrite in questi mesi e certo l’improvvisa sintesi ha spiazzato molte persone. Qualcuna si è già sfilata, qualcun’altra si sfilerà: non è questo il problema maggiore, da qui a ottobre, per il ticket Sadegholvaad – Bellini. Il problema sarà vedere se Rimini è davvero una città cosmopolita e pronta ad accettare un sindaco dal cognome strano, come Londra, o sarà la terra del Moraldo di Fellini.