Riforma dell’Irpef, i vantaggi premiano anche i più ricchi

La riforma dell’Irpef appena approvata dal governo ha suscitato già qualche polemica. Perché, ci si chiede, il taglio parte dai 28mila euro annui in su? Perché i vantaggi si concentrano sulla classe media, tra i 28mila e i 55mila euro annui, mentre il Paese soffre di nuove povertà, anche di chi lavora?

Gli esperti fiscali spiegano che la prima fascia di contribuenti, quella che non supera i 15mila euro, aveva già avuto uno sconto con il bonus Renzi, passato con Gualtieri da 80 a 100 euro. Ora quel bonus diventa una detrazione strutturale, che si aggiunge alla detrazione da lavoro dipendente o da pensione (circa 8mila euro) o da lavoro autonomo (circa 4.800 euro), mantenendo la vecchia aliquota del 23%. In effetti il prelievo era diventato più pesante proprio nelle fasce centrali, da cui oggi proviene il 50% dell’intero gettito Irpef. Per questo si è deciso di alleggerire la seconda aliquota di due punti, fissando al 25% il prelievo sui redditi da 15mila a 28mila euro, e tagliando di tre punti quella successiva (dal 38 al 35%) sui redditi da 28mila a 55mila euro l’anno. Si elimina l’aliquota del 41% e oltre i 55mila euro si passa direttamente al 43%, con l’aumento dell’aliquota nominale. L’aumento sulla fascia da 55mila a 75mila, che prima pagava il 41% ora abolito, tuttavia, è solo apparente. Lo sconto introdotto nella parte centrale della curva, infatti, premia anche i redditi più alti facendo risparmiare quello che si spende con i due punti in più introdotti con la riforma.

In questo modo la curva delle aliquote è sicuramente più razionale, ma si sarebbe potuto scegliere anche una strada diversa. Se si agisce sulle aliquote, infatti, i vantaggi vengono distribuiti su tutta la platea, anche sui più ricchi. Chi guadagna 100mila euro, non pagherà nulla sui primi 8mila, poi pagherà il 23% da 8mila a 15mila euro, quindi il 25% da 15mila a 28mila, e così via. E’ chiaro, quindi, che gli sconti della parte centrale della curva si distribuiscono su tutti. Non sarebbe andata così se si fosse scelto di agire sulle detrazioni anziché sulla aliquote. Per esempio, se si fossero aumentate quelle da lavoro dipendente l’effetto sul cuneo fiscale e quindi sulle buste paga sarebbe stato più consistente. Invece ha vinto la strada degli sconti “erga omnes”, che di fatto concede “tagli” che aumentano con l’aumentare del reddito (il contrario delle detrazioni, che decrescono con l’aumento del reddito), con vantaggi che si concentrano soprattutto sulla fascia tra i 35mila e i 55mila euro annui.

Stando alle indiscrezioni l’intervento di 7 miliardi sul fisco non si limita tuttavia alle aliquote legali, ma include anche una riorganizzazione delle detrazioni, che dovrebbe contribuire a rafforzare la progressività dell’Irpef, evitando che al minimo variare del reddito si salti a un prelievo più pesante. Grazie a questo “incastro” tra detrazioni nuove aliquote, il 16% della riduzione complessiva dovrebbe andare al primo scaglione, mentre il secondo e terzo scaglione godranno del 75% dello sconto, mentre i redditi più alti (che oggi pagano il 34% dell’imposta) avranno una riduzione del 9,8%.

 

Come cambiano le aliquote

 

IRPEF ATTUALE:
Aliquota…………………………fascia di reddito (euro)
23%…………………………….. fino a 15.000
27% …………………………….da 15.000 a 28.000
38% …………………………….da 28.000 a 55.000
41% …………………………….da 55.000 a 75.000
43% ……………………………..oltre 75.000

IRPEF FUTURA:

23%………………………………..fino a 15.000
25%…………………………….da 15.000 a 28.000

35%…………………………….da 28.000 a 55.000
43%…………………………….oltre 55.000

 

A CHI ANDRA’ LO SCONTO DETERMINATO DALL’INCROCIO TRA NUOVE ALIQUOTE E DETRAZIONI?

Per il 16% al primo scaglione (fino a 15.000 euro)

per il 75% al secondo (da 15.000 a 28.000) e al terzo (da 28.000 a 55.000)

per il 9,8% al terzo scaglione (oltre 55%)