Quella ridicola rivolta
contro la prova scritta
all’esame di maturità

“Noi studenti maturandi chiediamo l’eliminazione delle prove scritte agli esami di maturità 2022, poiché troviamo ingiusto e infruttuoso andare a sostenere degli esami scritti in quanto pleonastici […]. Abbiamo passato terzo e quarto anno in DAD […], l’ulteriore stress di esami scritti remerebbe contro un fruttuoso orale indispensabile come primo passo verso l’età adulta”. La petizione degli studenti maturandi al ministro della Pubblica Istruzione affinché il prossimo anno non si svolgano prove scritte d’esame è uno di quei rari, rarissimi documenti che illuminano un’epoca, con tocchi di inconsapevole comicità: perché, ad esempio, redigere un tema d’italiano sarebbe “ingiusto”? E come si può ritenere “pleonastico” un vaglio delle capacità espressive tramite la scrittura? Un’epoca, questa fase storica del nostro Paese, che si potrebbe definire “inceppamento dell’intelligenza”, arricchito da una afasia morale che prepara sconfitte/degenerazioni personali e collettive in nome del quietissimo tirare a campare, che è sempre meglio del tirare le cuoia, come diceva Andreotti e però indica giusto nell’andreottismo opportunista una delle caratteristiche immarcescibili del carattere nazionale. O quantomeno di robuste fette della torta sociale italiana, troppo affollata di paraculi, siano adolescenti incapaci ‒ perché non educati alla bisogna in famiglia e a scuola ‒ di capire che lo studio è fatica, prova, ascesi oltre il minimo del vegetare (ascesi anche nel senso etimologico di “preparazione”: all’adultità, ovvio) oppure percettori illegittimi di redditi di cittadinanza che senza saperlo offendono la parola “cittadino”, civis (da cui civiltà) o no vax che urlano “libertà” negando bava alla bocca che sono i sì vax a garantirla a tutti e scambiano, fottendosene di qualsiasi pur labile concetto di responsabilità comune, la cura per una minaccia alla salute.

Genitori iperprotettivi, ragazzi irresponsabili

Sarà la pandemia che non si scolla? Certo è che la richiesta di passare nuovamente l’esame con un maxi orale, sa di tanta voglia d’istituzionalizzare un “superbonus maturità”. Sperando poi che la DAD non torni a infestare le vite dei ragazzi, perché a quel punto qualche genitore o docente pietoso ‒ nel senso di accondiscendente oltremisura ‒ potrebbe obiettare, come è davvero successo in prossimità della maturità di quest’anno, che molti studenti sarebbero stati in difficoltà agli orali, vista la disabitudine a parlare davanti a più persone. Niente scritti, orali spaventevoli e imbarazzanti. E allora, in sede d’esame facciamo bastare un’autodichiarazione: “Confermo che mi sono applicato in tutte le materie. In fede: Mario Rossi”.

Dante ha illustrato in modo convincente che “seggendo in piuma” (Inferno, canto XXIV), sedendo su morbidi cuscini, non combinando insomma granché, si lasciano povere tracce. Qui in Europa, qualche secolo dopo l’Alighieri, una larga maggioranza di giovani, per fortuna, conosce bene la morbidezza e dolcezza del vivere e la sa far fruttare, in Italia però un clima di dovuta attenzione alle esigenze dei giovani studenti tende a mutarsi in malleabilità da parte degli adulti e conseguente irresponsabilità dei ragazzi. E questo fin dalla scuola elementare, con genitori iperprotettivi o, sul versante opposto, così impegnati a dribblare qualsiasi senso di genitorialità consapevole da disinteressarsi di compiti, materie, tenuta d’insieme dei figli davanti al lavoro scolastico, a casa e in aula. Senza idealizzare la scuola, una comoda, stentata medietas coltivata da giovani sui banchi non sempre si trasforma in assertività e realizzazione di sé da grandi.

Non sviliamo le difficoltà

Non idealizziamola, ma almeno amiamola un po’, questa scuola. Difendiamo quel minimo di palpitazione e senso di prova forte dell’ultimo atto della secondaria superiore. Difendiamo l’idea che è sbagliato combattere le verifiche (vedi le prove Invalsi), svilire il lavoro studentesco e annacquare il gradiente di difficoltà delle varie materie e di un esame simbolo e di passaggio qual è la maturità, perché così facendo, in nome di una “benigna” comprensione verso i giovani, in realtà, scelleratamente, indeboliamo i saperi anziché rendere forti gli allievi.

La petizione anti prove scritte ‒ ha raccolto firme a decine di migliaia ‒ sembra una scheggia di Prova d’orchestra di Fellini, impreziosita da una pleonastica (questa sì) dichiarazione dei sindacati che si sono detti contrari all’eventualità di limitarsi agli orali. Un “grido di dolore” studentile che avrebbe ben figurato nella bacheca dell’Istituto sperimentale Marilyn Monroe in Bianca di Nanni Moretti, un film dell’84: gli artisti veri hanno l’occhio lungo. “Tutto deve giungere alla sua maturità”, dice Edgardo nel Re Lear, ribatte Edmondo: “ Su, dunque, e considerati felice quando avrai terminato”. Che poi, allora sì, che, iniziano gli oneri, si spera affascinanti, di nuove responsabilità.