Renzi-Salvini: in tv
va in scena uno
squallido battibecco

Fosse per me li avrei mandati tutti e tre a casa… intanto Bruno Vespa, pensionato d’oro con il gusto per il sangue. Non occorre andare a ritroso tra case e villette, tra indagini e delitti, corpi sbranati e teste fracassate, basta il titolo che ha voluto, con manifestazione di rara fantasia, per quello che avrebbe dovuto essere un serio confronto politico tra rappresentanti, leader, capitani, di forze importanti, reduci entrambi da esperienze di governo: il “duello”, con le immagini sullo sfondo dei due cosiddetti duellanti in divisa di spadaccini, separati da due spadoni incrociati. Mi è venuto in mente, facile, un film, “I duellanti”, in cui due ufficiali napoleonici si inseguono per una vita smarrendo via via le ragioni del loro contendere. Ma nel lavoro di Ridley Scott ci sono ben altra storia, ben altri valori e ben altra eleganza.

Al seguito del conduttore, avrei sospinto i due competitori, i due Mattei, Salvini e Renzi, accomunati, oltre che dal vestito blu, dalla vocazione battutara e dalla mimica artefatta che potrebbero funzionare su qualche palcoscenico d’infimo ordine, non certo di fronte a una probabile platea (magari sguarnita, malgrado l’intenso battage pubblicitario) di rispettabili (è un augurio) teleutenti italiani. I teatri hanno conosciuto ben altre coppie comiche.

Diciamo che un merito Salvini e Renzi lo hanno però avuto: nel loro sgangherato e noiosissimo battibecco, si sono alla fine esaltati come tangibile dimostrazione del decadimento di questo Paese e della politica, a disposizione di sociologi e di antropologi e di chiunque altro voglia documentare il triste fenomeno soprattutto Salvini (ovviamente), con il suo trentatré per cento di voti a favore, che sbandierava un minuto sì e un minuto no come inoppugnabile prova del suo consenso e quindi della sua rappresentatività. Un “campione” affidabile del “popolo” italiano per qualsiasi sondaggista (miracolo: Salvini ha usato una sola volta la parola “popolo”, preferendo il termine “cittadini” spesso abbinato all’aggettivo “cretini”).

Chi cercasse indizi politici, rimarrebbe probabilmente deluso. Gli analisti e i retroscenisti del giorno dopo riusciranno forse a individuarne qualcuno, tra una virgola e l’altra, tra una smorfia e un agitare di mani, tra uno schioccare delle dita e uno sguardo ammiccante alla telecamera, sempre comunque nella categoria del risaputo e del risentito. Salvini ha primeggiato in questo senso, sdottorandoci per buona parte dei quaranta minuti occupati dalla sua oratoria a proposito di immigrazione e dei modi con i quali fermare l’immigrazione, lasciando poco altro alla flat tax o alle rimostranze per le elezioni che gli sarebbero state negate.

Renzi ha avuto il merito, tra tante chiacchiere nostrane, di ricordarci la tragedia dei curdi, con la loro battaglia per sconfiggere il terrorismo, e l’ignavia dell’Europa. Sarebbe favorevole a una forza d’interposizione, Italia in campo.

Renzi potrebbe offrire ancora argomenti ai suddetti commentatori perché un minuto del tempo lo ha dedicato pure alla sua “creatura”, spiegando  che il Pd gli andava stretto per il suo ruolo, ormai, di osservatore o di regista sotto traccia, e che Italia Viva pescherà tra gli elettori di sinistra e tra quelli di destra. Tutto qui per disegnare l’identità della nuova formazione politica, che non negherà comunque il suo consenso al governo Conte. Per ora.

Per il resto, un copione già sentito o letto: il no di Renzi a quota 100 e la difesa della legge Fornero, il no di Renzi e di Salvini alla Raggi (questa volta d’accordo: come dar loro torto), l’imbarazzo di Salvini a proposito dei 49 milioni imboscati dalla Lega, il silenzio del leader leghista a proposito dei soldi russi, l’europeismo sbandierato di Renzi, il sovranismo non troppo insistito di Salvini…

Riassumendo per chi si fosse sottratto al secolare rito di Porta a Porta…

Salvini: “Io e Renzi siamo diversi. Non mi Interessa litigare con lui. Lui si inventa un governo dalla sera alla mattina. Dice ‘Bruno stai sereno‘. E poi traaac, fa un governo. Con me, invece, Bruno puoi star sereno”.

Renzi: “E’ 27 anni che fa politica, non ha portato a casa nulla, Salvini. Solo spot. La sua è la politica degli spot. Di fronte al dramma dell’immigrazione, è riuscito soltanto a produrre spot”.

Salvini: “L’ultimo sondaggio dà la Lega al trentatré per cento. Il governo è nato per non far votare gli italiani sennò vince la Lega. Erano tre mesi che il M5s bloccava tutto, era un no alla Tav, alla flat tax, all’autonomia, perfino alle Olimpiadi. Sto al governo se posso fare le cose. Se Di Maio disfa di notte quel che faccio di giorno, non si può. Era un’agonia. Renzi si è inventato un governo sotto un fungo, vediamo quanto dura”.

Renzi: “Il colpo di sole del Papeete che ha preso il collega Salvini lo fa rosicare ancora adesso… quando si vota, lo decide la Costituzione, non il menù di un beach club. Ha fatto una cosa che non aveva né testa né coda. Allora l’alternativa era tra il diktat del Papeete e un’operazione di Palazzo, machiavellica, ma per l’interesse del Paese. Se avessimo votato, lo spread sarebbe salito alle stelle. Con lui al governo lo spread era oltre 300, con noi è sceso a 98. Oggi siamo alla metà. In queste condizioni possiamo non aumentare l’Iva. Con lui il contrario. Spero che l’Italia conti in Europa, ma un peso non lo si conquista sgomitando contro Merkel e Macron”.

Salvini: “Vedo che è un reato andare in spiaggia con il figlio. A sinistra siete abituati a champagne e caviale a Montecarlo. Io vado a Milano Marittima perché preferisco lasciare i soldi in Italia”.

Renzi: “Non giudico le ferie delle persone. Ma avrei preferito che Salvini fosse andato in missione ai vertici europei. Le riunioni europee sono importanti: lei ha partecipato a un solo vertice su sette. Al Senato ha partecipato solo all’1,3 per cento delle votazioni. Stare in spiaggia con il figlio è legittimo, ma se uno fa il ministro non va alle sagre di paese. Dovrebbe andare al G7, non alla proloco”.

Salvini: “Io adoro l’Italia delle proloco, dei comuni, delle sagre. E’ vero, ma o gli italiani sono cretini, visto che mangio come un bufalo e non vado alle riunioni europee, oppure qualcosa di buono si è fatto, se tu hai il quattro e io il trentatré. Epoca Renzi: cinquecentomila sbarchi. Epoca Salvini: ventottomila. Io ho la cravatta delle Fiamme Oro perchè domani vado a Trieste ai funerali dei due agenti”.

Renzi: “Io sarei per non confermare quota 100, ma temo che verrà confermata. Mio zio fa il vigile urbano e vorrebbe andare prima in pensione con quota 100. Quelli come mio zio portano via quattro miliardi nell’anno appena trascorso, venti miliardi in tre anni e io vorrei che quei soldi fossero dati in busta paga ai lavoratori, alle famiglie e non a mio zio per andare prima in pensione”.

Salvini: “Io difendo quota 100. Per me è una grande conquista sociale”.

Renzi: “Spero che la Raggi si dimetta domattina. Abbiamo fatto una petizione. Se c’è una persona che ha fallito come sindaco è lei. Se lo faccia dire da un ex-sindaco. Molto meglio i sindaci della Lega rispetto a lei”. Salvini: “La Lega raccoglie firme contro la Raggi, lo faremo anche sabato in piazza San Giovanni”.

Renzi: “La sentenza sui 49 milioni non è più un indagine sua o mia. C’è una sentenza che dice che 49 milioni sono spariti e Maroni e Bossi dicono che li ha utilizzati lei. Li ha usati o no per alimentare la ‘Bestia’ su Facebook? Secondo me li ha usati lei”.

Salvini: “I 49 milioni? Sono vicende del passato, ma se qualcuno ha sbagliato dieci anni fa ora stiamo pagando”.

Renzi: “Per la vicenda di Mosca perché non querela Savoini”.

Salvini: “Renzi è un genio incompreso, ha fatto tutto e gli italiani non se ne sono accorti, ha portato pure la pace nel mondo”.

Renzi: “Ribadisco che quando un avversario politico, non parlo di un nemico, fa una cosa buona, io non lo prendo in giro come fa lui parlando di geni incompresi”.

Facciamo un eccetera eccetera.

Oltre a questo, comunque si rigirino gli ottanta minuti sotto gli occhi di Vespa, non si intravvede un progetto, un orizzonte, una strategia, contenuti che vadano oltre la quotidianità, oltre la polemica quotidiana.

Salvini, citando la sua voracità ed evocando la sua “panza” (l’aveva spiegato alla Gruber: “Uomo di panza, uomo di sostanza”), con il linguaggio della semplificazione, rinsalda il suo populismo di grana grossa. Ma non risponde alle domande, evita gli argomenti che non gli piacciono, cerca di cavarsela con le smorfie e con i sorrisi ironici. E’ un disco ormai rotto.

Renzi si siede sul presunto dinamismo che un tempo aveva illuso molti. A chiacchiere è formidabile, è un fiume in piena, sicuramente dà a intendere di conoscere a menadito fatti e misfatti recenti di questo paese, stordisce chi l’ascolta. Un arbitro neutrale gli conferirebbe la medaglia d’oro. Ma il pubblico non è neutrale e si sa che Renzi non sta molto simpatico.

Ci resta Vespa, che può vantarsi di aver ripresentato un “duello”, dopo anni e anni, dopo quello storico tra Berlusconi e Prodi. L’abbiamo visto alla fine un po’ perplesso. Però che cosa poteva aspettarsi di diverso?