Regionali in Francia, vince l’astensione e penalizza il Rassemblement di Le Pen

Circa il 68%! Cosi indicano le ultime proiezioni nel corso della notte tra domenica e lunedi. Un tasso di astensione enorme, che s’impone come l’elemento decisivo da analizzare per comprendere il significato delle elezioni regionali francesi. Il primo partito dell’Esagono sono gli astensionisti, che aumentano in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale di circa il 20% rispetto alle ultime elezioni regionali del 2015.

Un fenomeno di proporzioni mai viste

Sarà importante studiare la composizione sociale e territoriale di questo fenomeno, ma non vi è dubbio che esso produce una sensazione amara di una forte “melancolia democratica”, di una crisi del sistema rappresentativo, dei suoi protagonisti e del rapporto tra autonomie locali, governo centrale e i nuovi poteri sovranazionali della nostra epoca.

Inoltre, in questa occasione, occorre anche registrare un disfunzionamento nella distribuzione ai cittadini del materiale informativo sulle liste e i programmi. Sino a queste elezioni era un servizio effettuato dalla Poste nazionale e non si erano mai verificati problemi.  Il governo attuale ha invece deciso di affidare il compito a una società privata e milioni di francesi non hanno ricevuto i fogli informativi. Le opposizioni hanno duramente stigmatizzato il fatto, denunciando l’ennesima “privatizzazione della vita democratica” dell’esecutivo legato al Presidente della repubblica Emanuel Macron e chiedendo l’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta.

Insuccesso delle liste di Macron

Come ha votato la minoranza del 30% che ha scelto di recarsi alle urne? In primo luogo, bisogna registrare l’insuccesso delle liste e dei candidati della République en Marche (LREM), il partito fondato da Macron.  In nessuna regione saranno presenti al ballottaggio e in alcune realtà non hanno neanche raggiunto il 10% dei voti necessari per potervi eventualmente partecipare. La constatazione inevitabile è che ci troviamo di fronte non tanto alle vicende del “partito del Presidente” ma di un “Presidente senza partito”, o almeno senza un partito con una base territoriale. Sarà, perciò, interessante capire come Macron ridisegnerà la sua strategia in vista delle elezioni presidenziali del 2022 dopo questa sconfitta.

Per quanto riguarda il Rassemblement National (RN) diretto da Marina Le Pen, non vi è dubbio che è stato il partito più penalizzato – anche rispetto alle previsioni dei sondaggi – dall’astensionismo. Il RN arriva in testa soltanto nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, ripetendo il risultato del 2015. Ma il suo candidato Thierry Mariani (36,38%) distanzia di solo il 4,47% il candidato della destra repubblicana (Le Republicains LR) Renaud Muselier.

Ballottaggio domenica 27 giugno

Per il risultato del ballottaggio, domenica 27 giugno, sarà importante anche la scelta del candidato degli ecologisti, socialisti e comunisti Laurent Felizia arrivato in terza posizione con il 16,8% dei voti. Felizia ha annunciato di volersi presentare al secondo turno, ma questa sua decisione non è approvata dalla direzione nazionale degli ecologisti e dai socialisti e comunisti che gli chiedono invece di ritirarsi per non favorire la vittoria dell’estrema destra.

Marine Le Pen ha duramente criticato la scelta della maggioranza dei francesi di non votare e ha esortato il suo elettorato tradizionale a mobilitarsi in vista del secondo turno, ma era evidente la sua delusione e preoccupazione di fronte a un fenomeno che mette in discussione anche la sua strategia.

La sinistra storica conferma le sue difficoltà

I due partiti storici, i LR e il Partito Socialista, confermano invece la tendenza degli ultimi anni: in crisi a livello nazionale possono ancora contare su un radicamento locale. I loro presidenti uscenti arrivano dappertutto in testa ed è particolarmente significativa la larga vittoria di Xavier Bertrand (LR) nella regione Haute-France (Picardie-Pas de Calais) dove la concorrenza dell’estrema destra era annunciata particolarmente temibile: “Ho spezzato le mascelle al Rassemblement National” ha dichiarato con veemenza Bertrand, il quale ha già annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali.

Per quanto riguarda la sinistra, domenica sera gli ecologisti e i socialisti hanno dato prova di una volontà di unità annunciando di volere presentare liste comuni al secondo turno in molte regioni o di volersi ritirare insieme nelle realtà in cui ci fosse un rischio di vittoria del partito di Marine Le Pen. Particolarmente interessante sarà il voto nella regione parigina dell’Ile de France, dove la Presidente uscente Valerie Pécresse (LR) è arrivata in testa con il 35,94%. Socialisti, ecologisti ma anche la rappresentante del partito La France insoumise hanno deciso di unificare le loro liste al secondo turno. Divisi hanno ottenuto il 34% dei voti e dunque sarà interessante vedere quale sarà il risultato finale della sinistra unita e se questa scelta convincerà parte degli astensionisti a tornare a votare.