Referendum,
la democrazia in un click (con lo Spid)

La novità è importante, per quanto in pochi l’abbiano fin qui compresa: per promuove un referendum abrogativo non sarà più necessario organizzare banchetti per strada, sfogliare moduli sotto l’acqua e il vento, identificare il firmatario, autenticare la sua firma con la disponibilità di un ufficiale di stato civile o suo delegato (di solito un consigliere comunale disponibile) o indirizzare gli aspiranti firmatari in un nascosto ufficio comunale di cui nessuno in genere conosce l’esistenza. È la fine del banchetto, il più delle volte portato in strada dai radicali, a volte dai verdi, dalla Cgil, dal Pci, dalla strana coppia Segni-Occhetto e da comitati spontanei ma in principio arma usata dalla Dc e dai cattolici conservatori per distruggere i primi diritti civili conquistati nel paese, il divorzio e poi l’aborto. Non solo quei due referendum fallirono miseramente ma diedero senza volerlo il via ad una nuova stagione di riforme che tra gli anni Settanta e Ottanta avrebbe disegnato un’Italia più moderna e al passo coi tempi.

Un click con lo Spid e firmi dal computer

Oggi succede che con lo Spid (il Sistema pubblico per l’identità digitale) o con la Cie (la Carta d’identità elettronica) basti un click sul computer e in due minuti il gioco sia fatto.

In quattro giorni il referendum per la cannabis legale ha raccolto 420 mila firme e, a oggi, probabilmente ha già superato l’obiettivo delle 500 mila costituzionalmente necessarie. Ai tradizionali banchetti la stessa mole di firme avrebbe richiesto un mese di lavoro. Il referendum per l’eutanasia legale promosso dall’associazione Luca Coscioni, iniziato prima dell’introduzione della firma digitale e che aveva già superato il mezzo milione sul cartaceo, viaggia adesso verso cifre impensabili.

La raccolta delle firme in formato digitale è prassi nella Ue e da poco è possibile anche da noi dopo che nel 2019 l’ONU aveva condannato l’Italia per violazioni del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, a causa degli ostacoli alla raccolta delle firme sugli strumenti di democrazia diretta.

Il meccanismo non è ancora completamente a regime ed è stato accolto con una norma transitoria che consente ai comitati promotori dei referendum e delle leggi di iniziativa popolari la raccolta delle firme attraverso una piattaforma predisposta da un ente certificatore convenzionato con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) con, appunto, l’identificazione digitale dello Spid o della Cie. A regime, dal 2022, verrà introdotta una piattaforma governativa di Raccolta Firme Online all’indirizzo raccoltafirme.cloud/app.

Il referendum per rinnovare la democrazia

Il vecchio referendum, nella sua nuova forma organizzativa, si presenta come un’opportunità importante per rinnovare la democrazia e rilanciare uno strumento che da quando esiste, cioè da cinquant’anni, ha avuto alti e bassi e il più delle volte nelle urne è fallito per il mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto al voto.

Ci hanno messo molto di loro, nel mancato raggiungimento del quorum, i radicali di Pannella con quesiti astrusi e incomprensibili. Ma da quando si è affermata una nuova generazione di radicali più vicini alla realtà e si sono formati  comitati impegnati su temi concreti, soprattutto etici e ambientali, il referendum ha avuto un evidente rilancio a fronte di un parlamento sempre più immobile e incapace di decidere. È un fatto che sul tema dei diritti civili, a parte la fiammata renziana sulla unioni civili, il parlamento sia stato regolarmente sopravanzato dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza della Cassazione.

C’è un distacco enorme tra palazzo e paese, un diverso sentire di priorità tra popolo e politica. Il referendum con lo Spid non potrà che fare bene alla democrazia.