Rai nella bufera
per il caso Fedez. Ma ora si parla del ddl Zan

Paese singolare quello in cui, per suscitare attenzione sulla necessità di garantire diritti civili sacrosanti con una legge dello stato, debba essere un artista a far propria una battaglia di civiltà che dovrebbe essere di molti, anche se sarebbe meglio di tutti.

ddl-ZanCi ha pensato Fedez, cantante, rapper e influencer, forte della sua popolarità condensata in milioni di follower, dal palco del concerto del primo maggio a puntare il dito sui ritardi e l’insensibilità della politica a proposito dell’iter parlamentare del disegno di legge Zan per combattere l’omotransfobia. Nei giorni scorsi a sostegno anche di esso anche i palmi delle mani di tanti personaggi famosi con su scritto ddl Zan. Per arrivare a norme contro le discriminazioni, ma anche decidere pene severe per chi commette violenza sulle vittime di esse. Un disegno di legge che ha viaggiato lentamente, contestato, contrastato ma che, nonostante tutto, ha superato il voto alla Camera ed ora aspetta le valutazioni (e i bastoni tra le ruote) dei senatori di una destra che proprio non ce la fa a comprendere differenze e scelte diverse dalle proprie. Avanzate e non arretrate,

A non far parlare ancora una volta solo dei contenuti della legge, della necessità che nuove norme ci siano adeguate ai tempi e del perché non basterebbe solo qualche modifica alla legge Mancino che per Salvini e i suoi già sarebbe sufficiente, ci ha pensato la Rai a scatenare un putiferio in nome di un intervento ritenuto politicamente corretto ed aziendalista ed invece valutato da Fedez come una censura inaccettabile.

Una iniziativa inopportuna

ddl-zanLa richiesta è stata quella di una lettura preventiva del testo del monologo in cui venivano citate le espressioni note ma inaccettabili di esponenti leghisti contro la vita, gli atteggiamenti, le prospettive di quelli che per loro sono “diversi”. La trattativa sulle parole è stata lunga tra la sorpresa e l’indignazione del rapper e la difesa, in nome di un non meglio identificato “sistema aziendale” cui sarebbe stato necessario adeguarsi, dei vertici di Rai3 rappresentati dalla vicedirettrice di Rai3, Ilaria Capitani coadiuvata dal capo degli autori Massimo Cinque, che comunque, anche quando il via libera è stato faticosamente dato, non ha mancato di rimarcare quanto per lei l’iniziativa fosse “inopportuna”.

Fedez ha raccontato l’antefatto sul palco. E poi ha letto tutto l’intervento. L’invito al premier Draghi, “Caro Mario”, a occuparsi anche dei lavoratori dello spettacolo in crisi davvero a causa della pandemia. E subito dopo la sollecitazione al Senato a portare a compimento l’iter della legge. La Rai ha smentito una volontà censoria che, dicono, non farebbe parte della storia dell’azienda ma ha giustificato la richiesta preventiva del testo con la consueta necessità della società che organizza il concerto di raccoglierli tutti prima dell’andata in onda. Il rapper non ci è stato ed ha diffuso il registrato della conversazione, con qualche taglio funzionale il cui contenuto si è detto pronto a diffondere, in cui si colgono i dubbi e le preoccupazioni di viale Mazzini attraverso la vicedirettrice e la ferma decisione di Fedez a proseguire la sua battaglia. Un confronto andato avanti “un po’ tanto” ma che ha fatto precipitare la questione piuttosto che chiuderla.

Si avvicinano le nomine in Rai

Com’è possibile che chi ha smentito la conversazione non si rendesse conto della debolezza delle motivazioni? E non pensasse che ci fosse una registrazione da diffondere prontamente in caso di contenzioso? Giustificato tanto zelo nel valutare la presa di posizione su un testo che riportava frasi e cognomi già noti?

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Foto di Sharon McCutcheon da Pixabay

C’è nervosismo in viale Mazzini. Si avvicina una tornata di nomine che eventi come questo potrebbero condizionare. L’Ad Fabrizio Salini già non credeva in un bis, ma ora il rinnovo dell’incarico sembra allontanarsi ancor di più. Lo raccontano furioso. Comunque si impegna a “far luce su eventuali responsabilità aziendali” ribadendo che “in Rai non deve esistere nessun sistema e se qualcuno, parlando in modo non appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso”. Il direttore della Rete, Franco Di Mare, è stato chiamato a spiegare l’accaduto nella prossima seduta della Commissione di Vigilanza il cui presidente Alberto Barachini intende “avviare un’indagine conoscitiva completa”. Intanto con un comunicato “la direzione di Rai3 conferma di non aver mai chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al concerto -richiesta invece avanzata dalla società che organizza il concerto- e di non aver mai operato forme di censura preventiva”.

Contro le discriminazioni

Il disegno di legge Zan dovrebbe cominciare ad essere discusso in commissione. A guidare il confronto su di esso sarà il presidente della commissione, il leghista Andrea Ostellari che si è assunto il compito di esserne relatore pur essendo note le sue posizioni contrarie all’iniziativa che ha l’obbiettivo di combattere ogni tipo di discriminazione. Basta una modifica per far ritornare il testo alla Camera.

Sul frontespizio del disegno di legge si parla di “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’identità di genere e sulla disabilità. Non solo omosessualità e omofobia ma anche questioni come la discriminazione nei confronti dei disabili e la violenza di genere. Chi commetterà violenze e discriminazioni sarà soggetto a condanne pesanti. Sempre che si arrivi alla legge come hanno chiesto, sollecitati dall’iniziativa di Fedez, i partiti della sinistra ed anche i Cinquestelle. Da Letta a Conte e a di Maio e Provenzano, a Serracchiani.

Per Salvini, che già aveva prese posizione contro prima ancora che l’intervento fosse fatto, si è trattato di uno scontro all’interno della sinistra. Lui un caffè con il rapper se lo prenderebbe nonostante tutto. Vuoi mettere la visibilità.