Quirinale, prima fumata nera all’ombra dell’anomalia-Draghi

Hanno vinto le schede bianche, come previsto. Sono state 672 al primo scrutino del voto per l’elezione del successore di Mattarella che ha ottenuto 16 preferenze. Per il resto voti sparsi, in libertà tranne il blocco per Paolo Maddalena che ha raggiunto quota 32 candidato degli ex Cinquestelle. Molte schede nulle, c’è ancora chi ha voglia di scherzare. Per Mario Draghi neanche un voto, almeno in quelli leggibili. Qualcosa significa. Ha funzionato bene il seggio esterno destinato ai malati di Covid e ai positivi. Non è mancata la sceneggiata della deputata Sara Cunial, novax, ex Cinquestelle ora gruppo misto che ha deciso di non rispettare le regole però voleva votare.

quirinaleLa seconda chiama sembra destinata ad avere lo stesso risultato del primo incontro dei grandi elettori con le urne. Con l’insalatiera che è rimasto l’unico simbolo delle precedenti votazioni dato che anche i catafalchi-cabine sono tati allestiti in modo diverso per consentire la sanificazione.

Aula semivuota, presenze condizionate  dalla pandemia che ha spazzato via non solo abitudini, rapporti, salute e tante vite ma anche la scenografia tradizionale dell’elezione del presidente della Repubblica.

Condizionale d’obbligo poiché il primo giorno di voto ha segnato un movimentismo imprevisto (sempre troppo in ritardo rispetto alla situazione e comunque incerto) nei contatti e nei rapporti tra i leader e i rappresentanti dei più di mille politici che sono chiamati a designare il tredicesimo Capo dello Stato. Il bilancio al termine della giornata è che quasi tutti hanno incontrato tutti. Con ufficiale reciproca soddisfazione affidata a comunicati e social.  Ma in realtà, nell’accelerazione degli incontri, si può leggere la possibilità di non aspettare molti giorni per conoscere il nome del successore di Sergio Mattarella.  Che, per ribadire la sua indisponibilità, almeno nella situazione data, se n’è rimasto nella sua casa di  Palermo per contribuire al trasloco dei mobili nella nuova abitazione romana, vicina a quella della figlia Laura, affittata da tempo. Ancora scatoloni, simbolo di un addio, che nonostante le pressioni sembra davvero definitivo.

Gli incontri tra i leader

Ma non si sono incontrati tra loro solo i rappresentanti dei partiti. Il dialogo si è aperto. Anche il presidente del Consiglio questa volta non si è chiamato fuori. L’uomo del “non rispondo a domande sul Quirinale” di  un mese fa ha cominciato la giornata incontrando Matteo Salvini e poi ha proseguito con altri contatti via telefono o di persona, con gli altri leader a cominciare da Enrico Letta e compreso Silvio Berlusconi. Anche Giuseppe Conte che sembra abbia ritrovato anche una certa sintonia con Salvini. Altri incontri fuori da Palazzo Chigi, da cui Draghi si è allontanato per almeno un’ora.  Il premier, per dirla con alcuni dei grandi elettori, è diventato in poche ora una sorta di catalizzatore, aprendosi ai colloqui. Ma non ha comunque rinunciato al collegamento con i genitori di Giulio Regeni nell’anniversario del tragico rapimento del ragazzo.

Sembra, dunque, che la salita verso il Colle di Maro Draghi cominci a liberarsi di ostacoli e veti. Anche se fin quando non sarà chiaro che tutti i nodi sono stati sciolti non si può dare nulla per scontato. C’è ancora chi scalpita, Forza Italia e Lega in testa. Draghi appare la soluzione che porterebbe alla più alta carica dello Stato certamente il maggior rappresentante di quel “profilo di alto livello” che la politica in affanno non sembra al momento riuscita a trovare tra le proprie fila. Ma l’elezione di Mario Draghi al Quirinale è destinata  ad aprire un grosso problema per il governo. Innanzitutto questioni tecniche, poiché non è mai successo prima che un premier passasse direttamente dal Palazzo del governo al Colle più alto. Già l’interrogativo su chi dovrebbe conferire l’incarico per il nuovo governo appassiona i costituzionalisti. Pare proprio che Sergio Mattarella si potrebbe trovare a dover svolgere l’incombenza poiché sarebbe davvero strano che Draghi individuasse il suo successore. E lo incaricasse anche.

La seconda chiama

Un Draghi per molti ruoli.  Un  grande tecnico che si è speso al servizio del Paese in un momento così difficile. Certo. Ma viene da chiedersi, possibile che la classe politica italiana sia ridotta tanto male da non riuscire ad individuare nomi di uno spessore tale cui rivolgersi per governare il Paese. La soluzione per la poltrona che dovrebbe diventare disponibile al governo rischia di essere affidata ancora ad un altro tecnico, certamente di spessore, ma tecnico. Ma in un Paese in cui sono diventati salvifici i tecnici, gli uomini dell’emergenza chiamati in soccorso di una politica che non riesce a parlarsi, sarebbe un’evenienza da scongiurare in ogni modo. Un tecnico al Colle e uno a Palazzo Chigi, troppo anche per i tanti che continuano a pensare ai propri piccoli interessi, puntando sul nuovo possibile governo per accaparrarsi una poltrona dimenticandosi che il Paese in difficoltà ha bisogno di ben altro impegno. E cercano di forzare la indisponibilità di Draghi a discutere del Quirinale che non ci sta a collegare la sua nomina alla composizione della nuova compagine di governo. Ma c’è chi insiste. E non rinuncia.

I colloqui resi ufficiali e quelli coperti, data l’intensità registrata nel primo giorno di voto, sembrerebbero indicare una soluzione vicina. Comunque oggi nuova chiama in un clima di dialogo. Almeno sembra.