Pasticciacci brutti
a Milano
e dintorni

Pasticcione. Si può dire che il “governatore” della Lombardia è un pasticcione? Non è un giudizio politico e nemmeno una sentenza giudiziaria, ma una constatazione quasi affettuosa. Si era intuito che il presidente eletto ai vertici della più importante regione italiana fosse un po’ imbranato quando aveva pasticciato davanti al video per infilarsi in modo improprio la mascherina tra il naso e le orecchie. Aveva fatto quasi tenerezza quando, su consiglio perentorio di Silvio Berlusconi, si era tagliato la barba prima di affrontare le vittoriose elezioni regionali. Poi, però, è arrivato l’impatto devastante del Covid-19 sulla sanità lombarda, con migliaia di morti. Forse non è stata tutta colpa sua e del suo assessore Gallera, forse non si poteva fare altrimenti, anche se, un po’ più in là, in Veneto e in Emilia-Romagna, sono stati molto più bravi.

Proprio in quei giorni, però, stava maturando il grande pasticcio. Non è facile ricostruire i fatti, ingarbugliati e pasticciati, e c’è voluto il rigore giornalistico di Report per far emergere il “pasticciaccio del Pirellone” e dintorni. In breve, il cognato del “governatore”, titolare di un’azienda di abbigliamento posseduta al 10% dalla stessa moglie del presidente della regione, aveva ricevuto, in piena emergenza, senza gara o altro, l’ordine di 75mila camici per gli ospedali per un valore di 517.000 euro. Ma non si poteva fare. Con una semplice email, allora, il “governatore” ha cercato di trasformare tutto in una improbabile “donazione”, ma l’Agenzia regionale ha precisato che, senza un atto notarile, non si poteva fare. L’ex giovane virgulto della jeunesse dorée lombarda, poi, si è cacciato in un ulteriore pasticcio – clamoroso – ed ha fatto un bonifico (vietato) di 250.000 euro, da un suo conto svizzero, al cognato. Cortesie di famiglia? Non proprio, tanto è vero che la banca ha bloccato tutto in base alla normativa sull’antiriciclaggio. E così è arrivata l’indagine della Guardia di Finanza.

Un “bravo ragazzo”

Fontana e Gallera, una coppia affiatata

Sotto, sotto c’è un reato? C’è stata, da qualche parte, una consistente evasione fiscale dietro l’eredità di 5,3 milioni di euro volati prima alle Bahamas, poi in Svizzera e finalmente “scudati”, cioè “perdonati” a fronte di un piccolo e conveniente contributo? E chi lo sa? Bisogna aspettare l’esito delle indagini avviate dalla magistratura, ma, almeno questa volta, la giustizia non è stata “ad orologeria”, come si è affrettato ad urlare Matteo Salvini. Tutto è stato innescato dai passi maldestri di Attilio, “un bravo ragazzo”, secondo il suo collega “governatore” del Veneto, e nessuno può dubitare sull’integrità sua e dei suoi familiari, come ha affermato egli stesso in Consiglio regionale lombardo. Ma essere garantisti non vieta di farsi qualche domanda: come sono stati guadagnati quei 5,3 milioni di euro? Perché non se ne sapeva quasi niente fino al pasticcio di quei 250.000 euro “rimborsati” a suo cognato per una “donazione” un po’ forzata?

Certo, il “governatore” lombardo non è l’unico pasticcione che si aggira nella politica italiana. Alquanto pasticciata è stata la vicenda dell’uscita dei Benetton dalla gestione di Autostrade, dopo la tragedia del Ponte Morandi, e non abbiamo ancora capito se sarà conveniente per gli automobilisti italiani; un pasticcio infinito è la gestione dei migranti, che ormai sono prevalentemente economici, che nessuno riesce a controllare, fermare, rimpatriare o regolarizzare; assai pasticciata è la gestione economica dei soldi della Lega, a tratti criminogena, con quei 49 milioni sottratti dalle tasche degli italiani, che saranno restituiti in comode rate per il prossimi 81 anni, senza aver mai capito come sono stati spesi. A questo punto verrebbe da chiedersi: fanno più danni i pasticcioni, gli incapaci o i corrotti? Ma questa domanda sfiora la metafisica, e quindi, secondo Immanuel Kant, supera i limiti della ragione umana e rimane senza risposta.