Quelle parole russe nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal

Nel video girato nei sotterranei di Azovstal, nel quale si vedono militari che consegnano delle buste di alimenti ai civili, la lingua che si ascolta, in cui le persone rinchiuse si scambiano saluti e informazioni, è il russo. Non è la prima volta che noto questo, la stessa cosa avviene in molti altri video in cui cittadine e cittadini ucraini vengono intervistati dai nostri bravissimi corrispondenti di guerra, ai quali – non sapendo il russo – forse sfugge questo particolare. La stessa cosa succedeva con le immagini diffuse dalle forze ucraine, i militari che con l’aiuto dei droni abbattevano velivoli russi esultavano in lingua russa.

La proibizione del russo è un argomento reiterato da chi spiega l’aggressione di Putin all’Ucraina con la necessità di difendere il diritto dei russi ad usare la propria lingua, a difendere la propria cultura (ultimo in ordine di tempo Michele Santoro a Piazza pulita). Ma proprio il fatto che civili e combattenti ucraini usino con naturalezza la loro lingua madre dovrebbe far riflettere sul fatto che la questione è più complicata e bisogna rispondere alla domanda: quella in corso è una guerra civile motivata da ragioni etnico-linguistiche? L’intervento russo è motivato dalla necessità di difendere una minoranza linguistica? La risposta a questa domanda è no.

La lingua russa non è minoritaria in Ucraina, è la lingua più diffusa nelle città e non solo nell’est del paese, perché nei secoli alle spalle l’Ucraina faceva parte dell’impero russo e la lingua colta e amministrativa era il russo. Uso corroborato in epoca sovietica dal trasferimento di dirigenti russi nelle repubbliche, in Ucraina come in Kazakhstan o nelle repubbliche Baltiche. Ma chi pensa che il kazakho non debba essere la lingua ufficiale del Kazakhstan o il lituano la lingua ufficiale della Lituania? Per restare alla formazione recente di stati nazionali, chi contesta l’ebraico come lingua di Israele? O l’arabizzazione dell’Algeria dove, fino a pochi anni fa, la toponomastica era tutta in francese e le classi dirigenti parlavano francese? O che la lingua ufficiale in Croazia sia il croato (tanto simile al serbo che fino a trenta anni fa si parlava il serbo-croato)?

Se, dentro l’aggressione russa all’Ucraina, c’è una guerra civile – e da otto anni nel Donbass si combatte – questa ha motivazioni politiche: rimanere nell’orbita di Mosca o guardare all’Europa. E in Ucraina la popolazione dal 2014 si è espressa due volte, votando anche a Donetsk, Lugansk, Mariupol, Kherson, Kharkyjv, Odessa.
Si deve negoziare? Sì. Vanno affrontati anche i diritti legati alla lingua? Sì. Ma partendo da realtà di fatto.