Quelle “Grete” sparse per il mondo
che preoccupano Trump

Ambientalisti, profeti di sventura e grandi scocciatori, è la sintesi con cui il Presidente Usa Donald Trump si inserisce nel dibattito al Forum economico mondiale, guardando alla giovanissima Greta Thunberg, presente anche lei a Davos. L’icona del movimento ambientalista #FridaysforFuture, non si fa intimidire, mantiene il suo sguardo roccioso puntato su quello rancoroso di Trump.

Ovunque arrivi, incarna il mondo giovane che si batte per l’ambiente, per la salvaguardia del pianeta, chiedendo grandi gesti all’economia e alla politica e gesti quotidiani, piccoli ma significativi, a tutti noi: una borraccia e non la plastica per bere, i mezzi pubblici e la bici per spostarsi, poca carne e consumi a km 0 per un minor impatto sull’ambiente.

Di lei si è occupata anche l’editoria per ragazzi con la biografia Greta. La ragazza che sta cambiando il mondo (Mondadori, con le illustrazioni di Elisa Macellari) scritta da Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera con al suo attivo altre biografie di successo dedicate a Mandela e a Malala. Nel suo libro su Greta, l’autrice non si limita a raccontarne la vita e i passaggi pubblici più salienti. Ci narra anche delle “amiche di Greta” sparse per il mondo: Maja Brouwer nei Paesi Bassi, Anuna De Wever e Kyra Gantois in Belgio, Holly Gillibrand nel Regno Unito, Alexandra Villasenor negli Usa e in Italia Miriam Martinelli.

Anche la giornalista e scrittrice Fulvia Degl’Innocenti ha deciso di raccontare una pluralità di voci. Nel suo Greta e le altre. Un pianeta da salvare (ed. Settenove, illustrazioni di Francesca Rizzato), la vita dell’attivista svedese si snoda attraverso una finta intervista di una bambina-reporter. Tra le “amiche” che cita Greta c’è anche un’italiana. È Ariane Benedikter, altoatesina, premiata dal Presidente della Repubblica per il suo impegno ambientalista per aver piantato 150 alberi tra il Veneto e l’Alto Adige.

Piantare un albero non è un gesto simbolico ma l’inizio di una catena. Lo sa bene Fulvia Degl’Innocenti che in un’altra biografia per ragazzi – Wangari la madre degli alberi (Coccole books) – racconta la vita del Premio Nobel per la Pace, Wangari Maathai e della lotta per difendere la sua terra, il Kenya, dall’impatto devastante dell’uomo. Coraggiosa e intrepida, fonda the Green Belt Movement, un movimento che con il passaparola e piccoli aiuti riesce a piantare milioni di alberi. Riceve il Nobel, il primo dato a una donna africana, con la motivazione che difendere l’ambiente significa anche lottare per un mondo più pacifico, dove la terra, l’acqua, il cibo non diventano ragione di scontro e di guerra. È una lezione che spesso dimentichiamo quando ci occupiamo di ambiente. Wangari Maathai no, non lo dimentica, viene da un continente dove tante (piccole e grandi) guerre sono combattute alla ricerca di terre più fertili, di corsi d’acqua più generosi, di cibo per sfamarsi, di territori dove emigrare. E sa che la “pace si può seminare”.