Quel che manca
ai democratici
è un profilo riformatore

Il voto regionale umbro ci dice che l’inversione di tendenza negli orientamenti elettorali ancora non c’è stata e che il centro destra mantiene la sua prevalenza su PD e 5stelle.

L’Umbria è stata investita da scandali pesanti che hanno coinvolto direttamente il PD. Le elezioni europee dicevano chiaramente che per il PD la sorte era segnata. Però, qualche riflessione generale può essere utile fare considerato il dibattito in atto. Anche se in questi anni, ci sono stati spostamenti elettorali repentini e di enorme portata che inducono a prudenza in ogni raffronto di dati elettorale, tuttavia segnali importanti possono essere colti con il confronto delle elezioni politiche ed europee che si sono svolte in un arco di tempo assai breve.

Il movimento dei voti

Nel voto regionale umbro, si confermano tendenze in atto da tempo con qualche novità: all’interno del centro destra Fratelli d’Italia ha un notevole successo aumentando i propri voti di circa 14.000 voti, mentre la Lega ne perde oltre 17.000 e Forza Italia ne perde circa 6.000; il centrodestra si conferma maggioranza e rispetto alle europee si rafforza leggermente.

I 5stelle dimezzano il proprio elettorato dell’europee (meno 30.000), ma già nelle elezioni europee avevano perso 75.000 voti sulle politiche dell’anno prima: in un anno e mezzo perdono in Umbria oltre 100.000 voti.

Il PD perde 14.000 voti che si aggiungono ai circa 20.000 persi alle europee rispetto alle politiche del 2018: l’emorragia sembra rallentare.

A sinistra del PD non si registra nessun dato significativo, del partito di Renzi non si ha notizia.

Appare evidente che le tendenze elettorali innescate con il voto politico del 2018 permangono per tutti, meno che per i 5stelle. Chi pensava che la formazione del governo Conte e l’alleanza PD-5Stelle potesse nel giro di poche settimane rovesciare le tendenze in atto sottovalutava la portata della crisi. Infatti, essa ha radici sociali e culturali nelle politiche liberiste europee e dei governi italiani dell’ultimo decennio. Con quei governi, si sono consumate non solo risorse umane, economiche, sociali e culturale ma anche la credibilità dei partiti di governo e si è intaccata la solidarietà sociale e democratica dell’Italia.

Precarizzazione

Di fronte alla precarizzazione del lavoro e delle condizioni sociali dei ceti medi e popolari, pagata dai giovani, dalle donne e dal Mezzogiorno, la risposta più attrezzata offerta agli italiani è risultata quella delle destre: sovranismo, razzismo, evasione fiscale di massa e autoritarismo.

Debole risulta la proposta politica dei 5stelle e ancora poco chiara, nella sua apertura sociale, è quella del PD.

Queste due forze fanno fatica a presentare un proprio profilo riformatore incardinato sul lavoro, lo sviluppo sostenibile e sui diritti; indirizzi questi di profondo cambiamento che implicano un rilancio della presenza dello Stato in termini di responsabilità, indirizzo e intervento.

L’alleanza di governo tra 5stelle e PD, è stata imposta dalla crisi di governo aperta due mesi fa da Salvini che pretendeva, e pretende, “tutti i poteri” politici.

Agli italiani, quindi, si presenta, ad oggi, una sola via per uscire dalla crisi ed è quella del centrodestra, mentre ancora fumosa appare quella delle altre forze che addirittura stanno ragionando se consolidare l’alleanza di governo per il cambiamento oppure no.

Occorre una riflessione

I 5stelle hanno bisogno di una approfondita riflessione su loro stessi, su come rilanciare la loro funzione politica e sul loro modo di essere partito e forza di governo. pagano la loro inadeguatezza nei governi locali che ha assunto una valenza nazionale, come dimostrano le inquietanti vicende di Roma.

L’incertezza del PD e dei 5stelle pesa negativamente sulla fase politica e avvantaggia l’estrema destra.

Il loro stare insieme non deve comportare la sovrapposizione “a prescindere” della formula di governo nazionale. Tra i danni subiti dalla cultura politica democratica, c’è la perdita della conoscenza di cosa è una alleanza e di come la si vive rispetto al paese: una alleanza politica non ha possibilità di vita se non è sorretta da un coinvolgimento partecipativo profondo delle forze sociali e popolari, se non ha valori comuni e se non indica precisi obiettivi per combattere le disuguaglianze e il degrado del lavoro e dell’ambiente. Una alleanza non vive, non si consolida e non crea consenso se le forze non s’impegnano fortemente e apertamente in una battaglia culturale e politica contro il nascente oscurantismo razzistico, fascistico e contro ogni sottovalutazione delle questioni ecologiche e del lavoro.

Il voto dell’Umbria, che non va sottovalutato ma non è un dato nazionale, si trova dentro uno snodo politico di transizione, dove ci sono evidenti limiti politici: il processo unitario delle nuove forze democratiche e di sinistra è appena cominciato, è stato il frutto di una crisi politica inaspettata, è nato dall’alto ma se non trova movimenti culturali, sociali ed ecologici verso cui fare sponda e da cui essere sostenuto non va da nessuna parte e con lui anche le sorti immediate dei partiti e della democrazia.

In questo quadro, le forze del rinnovamento democratico dovrebbero evitare due errori: non perseverare nella creazione di una larga unità democratica e non correggere i limiti verticistici e programmatici dell’attuale alleanza che ha bisogno di visione di società, di partecipazione e di realizzazioni concrete a favore dei ceti medi fin dalla finanziaria. E si ha bisogno del tempo necessario che non significa attesismo e né fatalismo.