Quei tanti giovani che una politica miope ha reso invisibili

I giovani, in Italia, esistono ancora? Si potrebbe dubitarne. Statisticamente, dal punto di vista demografico, sono pochi e sempre meno. Sembrano “sdraiati” e poco impegnati, tanto che gli under 35, secondo indagini e sondaggi, non andranno a votare il prossimo 25 settembre 2022 in un caso su due, dando un colpo ulteriore al sempre più diffuso astensionismo italico. La politica, dicono i mass media, si interessa poco di loro e loro, simmetricamente, si interessano poco di politica. Sembra quasi una bestemmia, ma è proprio così? Si dice che “l’Italia non è un paese per giovani” perché hanno un enorme debito pubblico sulle spalle, ereditato da nonni e genitori cicale, che qualcuno vorrebbe aumentare con nuovi “scostamenti di bilancio” miliardari; perché fanno fatica a trovare lavori adeguati alle loro aspettative e pagati come avviene nel resto dell’Europa.

La fuga dei cervelli

Di Sinistra e Libertà – Fuga dei cervelli

La “fuga dei cervelli” è la fuga di giovani bravi, intelligenti e preparati da un sistema formativo sempre in affanno – pagato dalle nostre tasse – che forse non è tanto male. Giovani che vanno a lavorare da qualche altra parte, pagati meglio e con maggiori prospettive. Perché – dicono le statistiche – quando lavorano in Italia, spesso, sono sottopagati e sono a rischio povertà. Qualcuno dice che non hanno voglia di lavorare, forse perché distratti dal reddito di cittadinanza, ma – forse – sono solo dicerie malevole. Da noi, certo, c’è sempre la famiglia, ma anche il “familismo” alla fine si consuma. Disimpegnati? Forse, ma ci sono almeno 5 milioni di “cittadini fuori sede”, tra i quali molti studenti, che non potranno votare, anche volendo, perché tornare a casa per esercitare il proprio diritto-dovere è complicato e costoso.

Forse i giovani sono distrattamente interessati ai diritti, all’amore, al sesso, alle identità da conquistare, all’ambiente, forse, forse la scuola. A proposito di scuola, cosa sanno, i giovani, del fascismo del fascismo, della Resistenza e della Costituzione? In compenso fa quasi sorridere l’ottuagenario Silvio Berlusconi, mago della comunicazione televisiva, specie quando le televisioni sono sue, che si allarga su TikTok, con i suoi comizietti sorridenti. Eppure, come sempre, se non ti occupi di politica, sarà la politica ad occuparsi di te. Cosa c’è di più politico della tutela dell’ambiente e di una natura violentata, che i giovani erediteranno? Il messaggio travolgente di Greta Thunberg, sembra affievolito, ma i problemi che ha denunciato rimangono tutti là, dentro il futuro dei giovani.

Ma i giovani esistono e hanno molte qualità

Eppure i giovani esistono. Esiste Sofia Rafaelli, la “farfalla” della ritmica, che a 18 anni, maturità in scienze umane, vince medaglie mondiali e legge il “Dottor Zivago”. Esistono i neo campioni mondiali del volley, con una squadra di giovani e giovanissimi, con 12 esordienti, età media 24 anni, che non erano neanche nati quando il loro allenatore, Fefé De Giorgi, agli ordini di Julio Velasco, vinceva tre mondiali tra il 1990 e il 1998, dopo aver vinto un Europeo nel 1989.

Lo sport, allora, potrebbe essere – come la storia – maestro di vita, integrazione, merito ed equità. Se la politica volasse un po’ più alto, come lo sport, forse potrebbe intercettare anche un po’ di giovani. Sarebbe un bene, per futuro dei giovani, ma un po’ anche del nostro.