Quarta ondata Covid, su la maschera: così salviamo 188.000 vite

Annunciata da giorni, è arrivata la quarta ondata. Giovedì scorso, Hans Kluge, direttore della regione europea dell’OMS, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha espresso tutta la sua preoccupazione: l’Europa e l’Asia centrale tornano ad essere l’epicentro della pandemia di COVID-19 e, se non corriamo ai ripari, potremmo vedere un aumento di 500.000 morti in questa regione prima del 1 febbraio. Nelle ultime 4 settimane, ha detto Kluge si è infatti registrato un aumento del 55% di nuovi casi. Nei 53 paesi della regione europea dell’OMS, che comprende anche i Paesi dell’Asia centrale come Russia e Turchia, si sono registrati nell’ultima settimana quasi 1,8 milioni di nuovi casi con un aumento del 6% rispetto alla settimana precedente, mentre i decessi sono stati 24.000, il 12 % in più.

A far crescere i numeri c’è sicuramente la Russia dove venerdì sono stati registrati 41.335 nuovi contagi, il numero più alto di casi accertati in un giorno dall’inizio dell’epidemia, mentre in 24 ore 1.188 persone sono morte a causa della malattia.
Ma anche l’Unione Europea non sta bene. La Germania guida la classifica dei paesi a rischio. Nello stesso giorno in cui ha parlato Kluge, l’Istituto Robert Koch ha segnalato 37.120 nuovi casi e 154 morti, con una incidenza settimanale di 169,9 infezioni su 100.000 abitanti. I casi crescono anche in Belgio, in Austria, in Danimarca, in Gran Bretagna. Anche in Italia i casi aumentano, ma per ora più lentamente. Per quanto?

Più vaccini per tutti

Accelerare le vaccinazioni è uno dei punti su cui insistono tutti. Lo ha detto chiaramente il ministro della salute tedesco, Spahn: “E’ la pandemia dei non vaccinati” e ha invitato i Laender a intensificare la campagna. Al momento in Germania ha completato il ciclo vaccinale il 66,8% della popolazione, mentre il 69,5 % ha fatto almeno una prima dose. Ma la situazione è a macchia di leopardo con alcuni laender molto al di sotto della media. Anche il governo inglese punta sui vaccini e sabato è giunta la notizia che ha deciso di anticipare di un mese la disponibilità della terza dose di vaccino per chi ne ha diritto. E in Italia, il ministro Roberto Speranza chiede un cambio di passo: «In una fase di recrudescenza del virus come quella a cui stiamo assistendo a livello europeo in questo momento – ha dichiarato sabato scorso – è giusto accelerare sulla somministrazione dei richiami. Ieri sono state superate le 2 milioni di terze dosi somministrate».

Non abbassate le mascherine

Tuttavia, quello del vaccino è solo uno dei problemi. Lo ha ribadito Kluge: ci sono due motivi per l’aumento dei contagi – ha detto – il primo è una copertura vaccinale insufficiente, il secondo è il rilassamento delle misure di salute pubblica.
In tutta la regione europea dell’OMS solo il 47% delle persone è completamente vaccinato e solo 8 paesi hanno superato il 70% delle persone con doppia dose. Il vaccino si è dimostrato un’arma potente per evitare che l’infezione dia vita a una malattia grave. Tuttavia, lo abbiamo sentito molte volte ma forse vale la pena ripeterlo, non è una pallottola magica. Deve essere utilizzato insieme ad altri strumenti. Prima di tutto perché se è vero che la protezione dalla malattia grave con il vaccino è intorno al 90%, la protezione dalle infezioni si attesta tra il 50 e il 60%. In secondo luogo perché la risposta immunologica protettiva sia all’infezione che al vaccino sappiamo che ha una durata limitata: al momento si ritiene che vada dai 5 ai 12 mesi. Inoltre, recenti studi mostrano che la protezione può essere minore nei confronti di alcune varianti del virus.

Non dobbiamo quindi affidarci esclusivamente al vaccino. E in effetti, ha sottolineato il direttore europeo dell’OMS, se l’Europa e l’Asia centrale avessero il 95% di persone che indossano regolarmente le mascherine, si potrebbero comunque salvare fino a 188.000 vite del mezzo milione che potrebbe essere perso prima del febbraio 2022.
Misure che devono essere mantenute soprattutto adesso che con la stagione invernale il contagio viene facilitato perché stiamo più a lungo nei luoghi chiusi e che questi luoghi oggi sono anche molto più frequentati.