MES e Recovery Fund
c’è la corsa
alla disinformacija

L’Ufficio Complicazioni Cose Semplici si è messo alacremente al lavoro sul tema dei soldi che dall’Europa dovrebbero arrivare all’Italia per combattere la pandemia e finanziare la ripresa post-virus. L’UCCS è un istituto molto frequentato dalla politica italiana, soprattutto da chi ha qualche ragione per alzare polveroni e confondere le acque. C’è dietro, in genere, un più o meno confessabile interesse politico, nella fattispecie presente fornire argomenti al vasto fronte che si è posto l’obiettivo di scalzare il governo Conte, ma talvolta anche una certa crassa ignoranza dei fatti.

Le Cose Semplici che bisogna complicare sono, in questi giorni, il meccanismo del MES e il Recovery Fund. La semplicità del primo sta nel fatto che ci sono circa 400 miliardi di euro che possono essere erogati subito di cui il nostro paese potrebbe riceverne 36 o 37 (il 2% del PIL italiano) senza condizioni se non quella di utilizzarli per spese sanitarie dirette o indirette. Senza condizioni: è stato detto e ridetto in tutte le salse e da ogni istanza istituzionale competente. Soprattutto dalla più competente di tutte: il direttore generale del MES stesso, il tedesco Klaus Regling.

L’UCCS all’opera

Semplice, no? Ecco allora che l’UCCS si è messo subito all’opera. Nelle parole dei politici sovranisti e affini e sui media amici si è messa in dubbio la sincerità stessa delle affermazioni di cui sopra: troppo semplici per essere vere, dietro ci deve essere un complotto. Siccome l’Europa è stata notoriamente creata per fregare i soldi agli italiani, vedrete che una volta che il governo di Roma avrà accettato il prestito l’Europa cattiva si rimangerà la promessa e ci troveremo a pagare un bel conto salato. Ma l’Ufficio ha trovato una sponda anche a sinistra. L’adesione al prestito – si è detto – produrrebbe un ulteriore aumento del debito pubblico dell’Italia e ciò rafforzerebbe le spinte a imporci un’ancor più rigida disciplina di bilancio. Vero, verissimo. Ma c’è una qualche altra strada che l’Italia possa imboccare per superare la tragedia dell’epidemia che non implichi comunque un incremento del proprio debito pubblico? Che questa spiacevolissima cosa avvenga con il ricorso al MES (incondizionato) o in qualsiasi altro modo è, in fin dei conti, ininfluente. La sinistra, piuttosto, dovrebbe battersi, possibilmente unita, perché si superi la logica della disciplina di bilancio ad ogni costo. Cosa che, con un po’ di ottimismo, a molti pare che nella tempesta della pandemia l’Unione europea stia cominciando timidamente a fare con gli interventi diretti della BCE, la creazione del fondo SURE che è una specie di cassa integrazione europea, l’abolizione del divieto agli aiuti di Stato, la sospensione del Patto di stabilità, l’accettazione di principio di un fondo comune come il Recovery. Non si tratta di passi in avanti che la sinistra dovrebbe riconoscere e apprezzare?

Torniamo all’UCCS e al modo in cui si dispiega. Abbiamo scelto due esempi. Il primo è un titolo icastico comparso su Repubblica on line (nella sua nuova versione proprietaria): “Nella bozza del MES spunta la sorveglianza rafforzata sull’Italia”. Come dire che hanno ragione tutti quelli che, sovranisti, pentastellati (specie quelli d’ispirazione dibattistiana) ed euroscettici di varia natura, invitano il governo a “respingere” quello strumento di Satana che ci porterebbe alla rovina peggio che la Grecia con la troika. Leggendo la corrispondenza, però, si viene a sapere che secondo le bozze che circolano la “sorveglianza rafforzata” in nient’altro consisterebbe che nell’applicazione del meccanismo del “Two Pack”. Senza entrare in complicati dettagli tecnici, va chiarita a questo punto una circostanza che non dovrebbe essere ignota al corrispondente di Repubblica a Bruxelles. Il “Two Pack”, che era stato introdotto nel 2012, fu emendato dal Parlamento europeo con il contributo essenziale dell’attuale ministro italiano dell’Economia e allora presidente della commissione bilancio del PE, proprio per evitare pericolosi e dolorosi automatismi, “alla greca” per intenderci, nella “punizione” dei paesi che non rispettavano la disciplina di bilancio così com’era imposta da Commissione, BCE e FMI. Si tratta, insomma, di una garanzia introdotta proprio per evitare la logica della troika. Tant’è che all’epoca, nel gioco un po’ frustro del chi vince e chi perde quando a Bruxelles si decide qualcosa, venne rivendicato come un significativo successo italiano sugli zeloti del rigorismo eccessivo.

Per il resto tutta la corrispondenza riporta onestamente le caratteristiche dell’intervento del MES cui i tecnici di Bruxelles stanno lavorando e che sono quelle, assolutamente convenienti per l’Italia, di cui si è parlato negli ultimi giorni: mancanza di condizionalità per l’erogazione, obbligo di spendere le somme ottenute per le spese sanitarie, dirette e indirette, tassi di restituzione vicini allo zero e tempi lunghissimi per saldare il conto. La sorveglianza che la Commissione e la BCE eserciteranno non sarà affatto “rinforzata”, ma sarà quella che già ora viene esercitata nei confronti dei paesi che hanno un pesante indebitamento. Assolutamente niente di nuovo, come si vede. Si può discutere se gli strumenti individuati per sanzionare i paesi inadempienti siano giusti e opportuni (noi per esempio, come s’è accennato sopra, pensiamo che in larga misura non lo siano e che sia necessario ridiscutere tutta la materia) ma certamente non c’è alcun “rinforzo” spuntato a tradimento.

E Mentana ci mette il suo

Il secondo esempio è offerto da Enrico Mentana, il quale, avendo evidentemente letto Repubblica, ha sostenuto anch’egli nel suo tg che al MES si accompagnerà una “sorveglianza rafforzata”. Questa, ha spiegato andando per le spicce come gli capita spesso di fare, “sarebbe come la troika”. Non è la prima volta che nel suo tg il nostro fa danzare davanti agli occhi dei telespettatori lo spettro terrifico della troika. La quale – qualcuno dovrebbe avvertirlo – non c’è più dal 2012, anche grazie alla battaglia sul “Two Pack” fatta allora da Gualtieri. Ma le direttive dell’UCCS hanno trovato anche un’altra applicazione nel tg della 7. Del Recovery Fund non si è saputo più nulla – s’è sentito dire nel servizio- quindi non si farà e l’Italia se la prenderà in saccoccia (le parole non erano queste ma il senso sì). Non sarà per caso che del Fondo non si sa nulla perché i tecnici della Commissione ci stanno lavorando per presentarlo il prossimo 6 maggio, come è stato annunciato e ripetuto più volte?

Perché questi esercizi di piccolo terrorismo (dis)informatico di cui Repubblica e Mentana sono soltanto due esempi? Le risposte si possono scegliere nel mazzo: per inclinazione politica propria; perché si vuole attaccare strumentalmente il governo e la sua iniziativa in Europa; per corrività a un certo spirito pubblico che si ritiene deluso ed euroscettico. Oppure, nel caso di molti media, per una scarsa propensione allo studio dei fatti. In ogni caso non è una buona cosa nella situazione grave in cui siamo.