Quando l’«irregolare» Carrieri indagava sul dolore della tragedia umana

Queste settimane stanno dimostrando la possibilità di andare oltre un’attenzione esclusiva per gli esordi e le nuove pubblicazioni e stanno al contrario proponendo testi del Novecento di difficile se non impossibile accesso, anche per quegli autori che non si trovano all’interno delle ristrette cerchie delle antologizzazioni ma che conservano comunque un’importante capacità letteraria che vale la pena non disperdere.

E’ il caso di un grande irregolare come Raffale Carrieri che, dopo le antologie degli anni Settanta, ha visto un poco alla volta scemare la propria parabola di attenzione.

Eppure questo verso sempre misurato, frutto di un’appassionata frequentazione con i grandi pittori del Novecento, tra tutti Pablo Picasso, le esperienze di vita, come la guerra che lo lasciò menomato a una mano, la condizione di “straniero”, dal meridione dell’adolescenza verso una Milano non pronta ad accogliere pienamente nemmeno gli intellettuali, figuriamoci le maestranze operaie, tutto questo è segno di una dolorosa e malinconica poesia.

Qualcosa in altri parametri riscontrabile ad esempio in Giovanni Giudici ma che nel caso di Carrieri porta a un’ineluttabile malinconia da profugo ed espatriato non solo dal punto di vista della terra ma soprattutto dell’identità. In questo senso vanno visti i passaggi nei quali in nave la notte abbandona la terra pugliese alla volta dell’Albania vedendosi, tra tante luci, unico mancato abitante della propria terra, radicato come per lui era impossibile essere.

Sotto altra apparenza e demenza
fra mille mille mille anni
quando il sonno del probo
non muoverà foglia
nell’onorata sepoltura,
qui ancora mi troverai
ramingo fra le rovine
col sacchetto di spine.
Sotto altra apparenza e demenza
fra mille mille mille anni
ancora mi colpirai.

I deboli sono le prime vittime di odio e violenza

Ecco dunque il dolore costante che colpisce nella tragedia umana e nei grandi eventi che feriscono le singole persone. Accade nella poesia di Carrieri in maniera dolente e minuta e ogni volta che un evento colpisce protagonisti qualsiasi, ignari cittadini.
E’ questo ancora una volta il caso delle stragi italiane che entrano nelle nostre cronache con inaudita violenza, risvegliate da una recente proposta parlamentare sottolineata dal presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della Strage di Bologna del 2 Agosto 1980 Paolo Bolognesi in una dichiarazione rilasciata all’Agenzia DIRE:

“La proposta di una commissione parlamentare di inchiesta sugli anni di piombo, arrivata in Parlamento su iniziativa di Fdi, preoccupa e non poco i parenti delle vittime della strage alla stazione di Bologna. L’ipotesi, il primo proponente è il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli affiancato da una serie di deputati, è di avviare una indagine “sulla violenza politica” negli anni ’70 e ’80. E a Bologna – afferma Bolognesi – “il timore è che ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di sabotare le acquisizioni giudiziarie che si sono fatte in questi anni”. La vicenda ha visto sentenze passate il giudicato sugli esecutori, sulla banda armata e sui depistaggi ed è approdata ad una sentenza di primo grado sui mandanti. Non vorrei che questa commissione servisse per ammorbidire certe situazioni e fare in modo che le acquisizioni giudiziarie già acquisite fossero o messe in discussione o attenuate nella loro portata politica”.

Perché alla fine a farne le spese, come si evince bene nella parabola poetica di Raffaele Carrieri, sono i singoli, i più umili, di fronte alle guerre, ai conflitti, agli attentati, alle rivendicazioni e a ogni forma di odio e violenza. A perdere di più sono le singole persone impossibilitate a reggere sulle spalle il peso di qualcosa di più grande e ferale di loro. Anche per questo sollevare il tappeto e togliere e definire la polvere che sta nelle nostre vite come nelle vicende della storia è doveroso come accaduto per molti decenni con i pittori che Carrieri ha raccontato e descritto nella propria attività di studioso e critico d’arte.

Raffaele Carrieri (a cura di Stefano Modeo), Un doppio limpido zero, Poesie scelte 1945-1980, Interno Poesia.