Quando Giorgia Meloni imitava Salvini: la scivolata della premier sulle accise dei carburanti

Internet, la cui memoria non conosce confini di tempo, ha recuperato una mediocre gag datata 2019 di Giorgia Meloni. L’attuale presidente del consiglio, a quei tempi bisognosa di recuperare consenso ai danni di Salvini, si scagliava contro le accise sulla benzina in un siparietto con il benzinaio-figurante che in un rifornimento di 50 euro le prendeva solo 15 euro dicendole di dare gli altri 35 ad un secondo figurante con la borsa “fisco”. A parte la realizzazione tecnica insufficiente e la puerilità della “trama” al distributore, si tratta di una quelle idee che non dovrebbero mai venire ad un politico perché non si sa mai come la storia gira. Nel caso specifico ha girato con una Meloni che da ultima nella coalizione di destra si è ritrovata tre anni dopo prima ed ha rimesso quelle accise che il governo Draghi aveva ridimensionato di circa 35 centesimi al litro e immediatamente il prezzo dei carburanti si è impennato fino a sfiorare i due euro per litro. È la nemesi della storia, di una storia che potrebbe costare cara a Meloni. Tanto più che arriva nel momento in cui si scopre che altre stangate energetiche sono in arrivo per gli italiani. La bolletta del gas di dicembre, prossima ad arrivare a destinazione, conterrà aumenti consistenti pur in una fase di forte calo del prezzo del metano. La spiegazione tecnica è complicata e altrettanto complicato è capire in cosa consista la scelta della legge di bilancio di puntare gran parte delle risorse per aiutare gli italiani a contenere il caro bollette. E soprattutto ancora più complicato è governare senza potersi valere di sparate propagandiste. Adesso sappiamo che, alla prova dei fatti. Meloni e Salvini uguali sono, almeno sulle accise.