Qatargate, se si usa il caso Panzeri per colpire la sinistra

Diceva un vecchio collega di lunga esperienza che sulla sua tomba avrebbe desiderato solo un breve epitaffio: “Morì onesto perché nessuno mai cercò di corromperlo”. Non so se la sentenza fosse d’invenzione sua o dedotta da qualche testo letterario. Certo conteneva una buona dose di verità.

Un paio di sere fa, durante uno dei tanti dibattiti televisivi, Bersani, quasi di soppiatto, infilò a proposito di “Qatar e corruzione”, tra un argomento politico e l’altro, tra la vita e la morte del Pd, un richiamo al “peccato originale”. Nessuno tra i dottissimi interlocutori dell’ex segretario colse il senso della battuta, che così scivolò via come l’acqua sul sasso. Però sta in quelle due parole la chiave di tante cose o addirittura di tutto, fede o non fede, senza doversi rifare alle dissertazioni della psicoanalisi. Uno degli interlocutori di Bersani, in vena di approfondimenti, pose la domanda fatidica: “Che cosa sarà passato nella mente di Panzeri?”. Panzeri, questo il ragionamento, tutto sommato è una persona che dalla vita ha ricevuto qualche onore e qualche soddisfazione anche economica (quindici anni di stipendio come parlamentare europeo più la liquidazione, a compenso del magro salario percepito come segretario della Camera del Lavoro di Milano) e che quindi si sarebbe potuta tranquillamente e agiatamente ritirare in pensione. Pare non sia andata così e per capire si dovrebbe proprio tornare al “peccato originale”, alla nostra debolezza di fronte alle tentazioni, di qualsiasi genere siano, alla nostra avidità, alle nostre invidie, a qualsiasi “oggetto” del desiderio.

Che cosa c’entra Tangentopoli?

Non sappiamo che cosa abbia davvero combinato Panzeri: ce lo faranno sapere i giudici di Bruxelles. Dicono che sia un lobbista: basta uno dei tanti film usa d’ambiente governativo per capire di che cosa si tratta. Dicono che maneggiasse quattrini con la sua ong… In Italia si è innocenti fino al terzo grado di giudizio (in Cassazione). Per ora Panzeri mi sembra un cittadino qualunque con qualcosa da nascondere e un po’ di soldi nella valigia sotto il letto. Una volta li si nascondeva sotto il materasso. Risparmi di una vita, non credo. Mance, regali, può essere. Ma non è un delitto ricevere mance e regali. Scagli la prima pietra chi è senza peccato…

Come avrebbe utilizzato Panzeri quei soldi? Se erano quelli, non avrebbe granché da scialacquare… Un appartamento di quattro stanze a Milano, appena appena. Li avrebbe generosamente offerti al partito? Quale partito? Una corrente?
Comunque qui comincia la seconda parte del racconto. Perché secondo i più Panzeri (insieme naturalmente con il parlamentare pd in carica Cozzolino) avrebbe inferto un durissimo colpo alla sinistra. Qui non ci sto, perché non siamo alle prese con un altro capitolo di tangentopoli (si sono celebrati quest’anno i trent’anni dall’avvio della storica indagine con il ritrovamento dei sette milioni nel bagno del presidente del Pio Albergo Trivulzio), come taluni hanno evocato. Mario Chiesa, il “mariuolo” di craxiana definizione, non incassava le tangenti per sé: se qualcosa di sfuggita si infilava in tasca, il grosso del malloppo lo girava al partito, giusto per ingraziarsi i potenti, giusto per guadagnarsi la candidatura, perché voleva farsi sindaco di Milano. Poi se ne scoprirono di tutti i colori.

La vicenda è nota, anche se ormai propalata in modo non proprio corretto. Ad esempio, se si diffonde il verbo “che tutti i partiti furono coinvolti”, bisognerebbe precisare che qualcuno lo fu meno degli altri e qualcuno, come l’allora Pci, “meno meno” (Berlinguer la “questione morale” l’aveva denunciata un decennio prima). Tuttavia le mazzette nessuno riuscì a negarle, Craxi ne esaltò la necessità, pane e companatico per la politica, il sistema tradizionale dei partiti fu messo a nudo e in croce e si dissolse. Il film si ripeterà? Con chi? Con quali partiti? Con la sinistra che, se si tratta di dissoluzione, sa fare in proprio?

 

Il profumo perverso dei soldi

Il cosiddetto Qatargate è questione da una parte di stati potenti, che avendone i mezzi corrompono, pensando di poter concretizzare in questo modo proprie strategie di dominio, e dall’altra di donne e uomini che non resistono di fronte ai soldi, perché i soldi e quanto ne consegue sono sempre piaciuti e piacciono sempre di più in un mondo governato dal consumismo, brutalmente diviso tra chi può e chi non può.
In qualche stanza del ricco emirato qualcuno avrà capito che si può percorrere questa via, evidentemente considerando il parlamento europeo, le sue donne e i suoi uomini, vulnerabili, smascherando senza volerlo i deficit di democrazia e quindi di trasparenza di uno straordinario, elefantiaco mostro burocratico, soprattutto rivelando in modo smaccato quanto la storia del mondo sia girata e quanto chi prima stava ai margini voglia adesso contare e comandare. Il pallone dei mondiali insegna.

I qatarioti non si sono sbagliati e pare che i coinvolti, parlamentari, portaborse, lobbisti, siano parecchi, in rappresentanza di vari paesi. Insomma non ci siamo solo noi di mezzo e, da quanto apprendo, la stampa continentale ne è ben conscia. Qui semplicemente stanno usando Panzeri per infliggere un altro colpo alla sinistra e in particolare al Pd, capace peraltro di infliggersi sufficienti colpi da se medesimo. Perché la reazione non c’è. Parlano gli altri, quanti da tempo sognano la fine di un partito che fu popolare, di massa, nemici giurati o piuttosto affamati cacciatori di possibili orfani e potenziali elettori.