Qatar, tra mazzette e schiavitù va in scena una strana festa del calcio

A giorni si parte, scatta la festa del calcio. Oddio, più che Mondiale nel deserto bisognerebbe chiamarlo Qatar Gate. Giri di pingui mazzette, ventidue alti papaverucci della Fifa indagati per pratiche illecite e violazioni del codice etico, di cui tre dichiarati colpevoli di appropriazione indebita e corruzione e più della metà radiati, a vita come Jack Warner (membro esecutivo Fifa) o per sei anni come Michel Platini, ai tempi dell’infausta assegnazione ai qatarioti del Mondiale – era il 2 dicembre del 2010 – al fianco dell’allora presidente Uefa e attuale capo della Fifa Gianni Infantino. Basta così? No, l’italo-svizzero Infantino è stato sentito, senza esito alcuno, dai giudici francesi che indagano sui motivi occulti (in realtà ben noti) che hanno condotto ad attribuire la più ricca kermesse sportiva mondiale a un Paese senza tradizioni calcistiche e molto maggior savoir faire nella elusione dei diritti basici, da quelli degli omosessuali a quelli dei lavoratori arrivati da India, Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh, Nepal. C’erano stadi, hotel e infrastrutture viarie da far nascere nel deserto, con tempi stretti e un clima diciamo caldino e al riguardo si parla di 6.500 operai morti a causa delle immonde condizioni lavorative e di alloggiamento. Basterebbe e avanzerebbe per un sano boicottaggio o almeno un levarsi di scudi da parte di istituzioni statali e sportive del libero Occidente. Macché, neanche la rottura di una tradizione quasi secolare, il Mondiale d’estate, ha smosso più di tanto, salvo sporadiche voci critiche. Si spera in un minimo di consapevolezza da parte dei team, in qualche segnale. Vedremo.

Un “pranzo segreto”

Evidentemente più che la superficie sabbiosa dell’emirato, contano il petrolio e il gas sottostanti e che portati sopra si trasformano in liquidi. Tanti liquidi, da irrigarci migliaia di conti correnti. Infantino, mai così afono in tanti anni di carriera ai vertici del pallone europeo e globale, ha giurato di non esser venuto a conoscenza di fatti corruttivi, mentre attorno a lui fioccavano indagini e interrogatori, ultimo quello ad Ahmad Ahmad, capo della Caf, la confederazione calcistica africana. E il presidente del Psg, Al Khelaifi, veniva accusato di aver ammorbidito a modo suo un imprenditore franco-algerino pare in possesso di qatarinformazioni sugli indebiti maneggi del ras qatariota nell’assegnazione dei Mondiali. Un buco nero che “miracolosamente” non ha risucchiato un affettuoso tutore delle fitte relazioni economiche col Qatar, il presidente francese Sarkozy, a capotavola nel “pranzo segreto” (meglio: patto scellerato) del dicembre 2010 con l’emiro Al Thani e Platini nell’imminenza della decisione su quale Paese avrebbe ospitato i Mondiali 2022.

Certo che Infantino tace, la Fifa ha siglato una partnership con il Qatar National Bank Group, il più grande istituto finanziario di Medio Oriente e Africa e, naturalmente, banca ufficiale del campionato del mondo di football. Zitti, please. Il calcio ha un fatturato globale di 47 miliardi di dollari e produce il 28% del giro d’affari dello sport (fonte: Rome Business School, costola di Planeta Formación y Universidades, network editoriale creato da De Agostini e dagli spagnoli del Grupo Planeta). Il Qatar, dal canto suo, ha messo sul piatto più di 200 miliardi di dollari in investimenti per allestire il Circo Palla, una mossa da player globale che sa cosa significa il soft power in ambito sportivo e quanto consenso può generare. E sa anche usare il power puro e semplice lubrificato dai soldoni. Il piccolo Paese arabo ha iniziato a figurare nel medagliere olimpico grazie al Qatar Sport Investments, proprietario tra l’altro del Psg. Funziona così: c’è, ad esempio, un pesista egiziano che non ha rivali? Lo naturalizzano qatariota ed ecco l’oro a Tokyo 2020.

Le incognite della Rai

La Nazionale azzurra, fatto ignoto solo agli abitanti di altre galassie, non parteciperà (per la seconda volta filata) ai Mondiali di calcio. Figura sportiva pessima e finanziariamente disgraziatissima, perché la Fifa ha predisposto un montepremi lussureggiante, con 38 milioni di euro al vincitore, 27 al secondo classificato, 24 e 22,6 milioni al terzo e quarto. Un ottimo, ulteriore motivo per dolersi da parte della Figc, ma chi piange è la Rai, che ha pagato 200 milioni di euro per i diritti di tutte e 64 le partite dal 20 novembre al 18 dicembre e senza l’Italia in gara può perdere ascolti e non godere di un soddisfacente ritornoqatar dell’investimento. Nella fase a gironi, inoltre, ci saranno quattro fasce orarie, 11 di mattina, primo pomeriggio alle 14, metà pomeriggio alle 17 e finalmente una prima serata anticipata alle 20. Non il massimo.

La Rai deve vedersela anche con uno dei suoi goleador, Beppe Fiorello, uscito fuori dal coro a bocca chiusa: “Da questo Mondiale si dovrebbero ritirare tutti. I ‘qataresi’ sul loro zerbino hanno scritto ‘Diritti umani’ e li calpestano ogni giorno”. Chiaro il riferimento alle dichiarazioni di Khalid Salman, ex calciatore, ambasciatore del Mondiale e maschio a 24 carati, in un’intervista della tv tedesca ZDF: “Durante i mondiali di calcio arriveranno molte persone nel nostro Paese. Parliamo per esempio dei gay. La cosa più importante è la seguente: accetteremo tutti coloro che verranno nel nostro Paese. Ma loro dovranno accettare le nostre regole. L’omosessualità è proibita, perché è una malattia mentale”. Gira il soldo e c’è biada per tutti, va bene. Siamo sicuri che smollare sul piano dei principi, oltre a essere nauseante nell’immediato, non possa essere autolesionistico e vulnerante per il nostro futuro e la nostra identità di Paesi liberi? C’è voluto un entertainer e comico per sentire un pensiero pulito sul tema. La situazione è grave e pure seria.