Qatar, il coraggio dei calciatori iraniani e la codardia di quelli inglesi

Chissà come avrebbe reagito davanti a un cartellino giallo Masha Amini, la ragazza uccisa in Iran per una ciocca di capelli sfuggita all’hijab. Forse avrebbe sorriso stupita e proseguito per la sua strada con noncuranza. Più probabilmente avrebbe intuito la minaccia e si sarebbe comunque ribellata davanti a una violazione, seppur lieve, della sua libertà. Piace immaginare che avrebbe rifiutato l’ammonizione per giocarsi la partita fino in fondo. Non lo sapremo mai perché è morta, uccisa dalla così detta “polizia morale” che da due mesi a questa parte miete vittime nelle strade e nelle piazze dell’Iran.

Sappiamo come, invece, l’attaccante della nazionale inglese Harry Kane ha reagito al diktat della Fifa, suggerito della dinastia Al Thani che governa il ricchissimo lembo di terra chiamato Qatar e che ospita, tra mille polemiche, i mondiali di calcio. L’Uragano suddito di Re Carlo, dopo aver promesso in conferenza stampa che avrebbe sfoggiato una fascia arcobaleno in difesa dei diritti della comunità Lgbt+ oppressa dai regnanti qatarini, per non rischiare un’ammonizione (neanche una squalifica…) si è prodotto in una poco onorevole marcia indietro rinunciando alla fascia arcobaleno per una generica contro le diseguaglianze: roba del tipo “la pace nel mondo” delle aspiranti miss.

Proteste sugli spalti di tifosi iraniani alla FIFA World Cup 2022. England v Iran
Proteste sugli spalti di tifosi iraniani alla FIFA World Cup 2022. England v Iran (ph Richard Pelham / ipa-agency.net / Fotogramma)

Gli iraniani non cantano l’inno

E questo mentre i giocatori della squadra iraniana, i volti tesi ma immobili, le labbra serrate, rinunciavano a cantare il loro inno, mantenendo la promessa fatta alla vigilia del match contro i “leoni” inglesi, in segno di solidarietà nei confronti dei giovani che da oltre due mesi vengono massacrati nelle città iraniane. Nessun cartellino giallo preventivo, per l’ostentato silenzio dei calciatori iraniani. Ma quasi certamente una ben più problematica schedatura come nemici della rivoluzione islamica, probabilmente anche per i loro amici e congiunti. Perché così succede nelle dittature, dove la ‘squalifica’ magari arriverà tra qualche mese, quando le luci del mundial sulle rive del Golfo Persico saranno ormai spente e nessuno farà più caso a eventuali “rimescolamenti” tra i titolari della formazione titolare della nazionale di Teheran.

Giungono notizie d’Oltre Manica d’indignazione e protesta da parte di commentatori sportivi e tifosi. Si parla di tradimento e ipocrisia soprattutto davanti agli avversari iraniani che col loro orgoglioso silenzio rischiano molto di più di un cartellino giallo. Salva la patria, si fa per dire, dall’ignominia solo una donna. La commentatrice sportiva della BBC, inviata a Doha, che per tutta la durata della partita tra Inghilterra e Iran ha indossato la fascia arcobaleno. Un po’ poco per un Paese che tra i tanti record annovera quello di prima democrazia del mondo. Per la cronaca, la partita è finita 6 a 2 per l’Inghilterra che, peraltro, non ha fatto registrare alcun ammonito. Niente è andato perduto dunque, fuorché l’onore.