Putin come Hitler? Prudenza, signori, con le analogie storiche

Se proprio si vogliono fare paragoni storici (che comunque è un esercizio che non fa bene alla storia e neppure alla politica), si eviti di accomunare le posizioni di chi è contrario a inviare armi in Ucraina a quelle di chi, alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, praticava una politica di appeasement con Hitler.

Un paragone che rischia di essere fuorviante

Il paragone è fuorviante per due motivi: il primo è che allora non esistevano armi nucleari e quindi la guerra per fermare un dittatore era un rischio grosso, ma che si poteva correre senza la prospettiva di distruggere l’umanità.

Il secondo, ancora più profondo, è che in quegli anni era già chiaro a chi lo voleva vedere il disegno di Hitler, che era quello di dominare l’Europa, e in prospettiva il mondo, con la guerra, la conquista territoriale (il Lebensraum), lo sterminio o la schiavizzazione delle “razze” non ariane. Hitler lo aveva scritto e lo proclamava apertamente. Fu anche per questo motivo, e non solo per una sacrosanta rivendicazione di libertà e di riscatto della propria patria, che i movimenti partigiani nei paesi occupati presero le armi per combattere i nazisti. Anche in questo caso, il paragone con l’attualità rischia di essere improprio.

Infatti, per quanto duro sia il giudizio su quanto sta facendo, non è pensabile che il disegno di Putin sia quello di conquistare tutta l’Europa e men che mai il mondo. Non perché non sia cattivo abbastanza, ma semplicemente perché non avrebbe la forza di farlo e, a meno che non abbia perso la testa (ipotesi che non è da escludere a priori), lo sa.

Un disegno criminale

Quello che l’uomo del Cremlino sta cercando di fare è di ricostituire l’impero russo inseguendo i confini dell’Unione sovietica o dell’impero zarista, riunificando tutti i russi lasciati fuori dalla Russia dopo il dissolvimento dell’URSS, fino a dove gli sarà possibile farlo.

È un disegno criminale non solo perché presuppone la guerra fino ai confini dell’impossibile (per lui), ovvero i territori della NATO, e perché la guerra stessa viene condotta con la barbara spietatezza cui stiamo assistendo e che dovrà essere giudicata da una Corte internazionale. Ma anche perché afferma un principio – quello per cui i confini e gli equilibri stabiliti dal diritto e dai trattati internazionali possono essere mutati con la forza – che distrugge per il futuro ogni possibile assetto di pacifica convivenza e di fiducia reciproca tra le nazioni. Sono questi i valori che il mondo civile deve difendere e non lo si fa aumentando il numero delle armi in circolazione.