Prodi: troppe disuguaglianze. Il sindacato a Matera per la cultura e il lavoro

Matera e Bruxelles distano, secondo le stime di google maps, 1813 chilometri. Farli in auto è da feticisti della guida. Mentre scriviamo, sono aperti trentadue cantieri stradali e, per arrivare sani e salvi nella capitale belga, ci metteremmo almeno ventidue ore, soste incluse. In treno sfideremmo le leggi della fisica, visto che la città dei Sassi non ha una stazione ferroviaria. Perciò il navigatore online ci consiglia un’altra odissea senza fine: prima due pullman e poi, una volta a Foggia, via alla gara delle coincidenze per salire su ben sette treni. Unica alternativa è l’aereo, ma per spiccare il volo bisogna arrivare a Bari. Per farla breve: per raggiungere il cuore dell’Europa dalla capitale europea della cultura, meglio viaggiare con la fantasia.
Battute a parte, Matera rispecchia fedelmente la situazione del Sud Italia. E bene hanno fatto i sindacati ad organizzare proprio nella poco valorizzata terra lucana una due giorni che ha come obiettivo quello di provare a ridurre le distanze, non solo logistiche ma anche economiche e sociali.

“La nostra Europa, la cultura, il lavoro. La cultura del lavoro”. È perfettamente sintetizzata nel titolo dell’iniziativa la sfida che Cgil, Cisl e Uil lanciano da qui ai prossimi mesi. Nella sua lunga relazione introduttiva, Maurizio Landini, non dimentica nessun di questi temi, a cominciare proprio dall’annosa questione Meridionale. E lo fa avanzando proposte. “Senza il rilancio del Mezzogiorno a partire dalle infrastrutture – ha detto – non c’è sviluppo per l’Italia e per l’Europa e il patrimonio di culturale di cui il Mezzogiorno è particolarmente ricco è una di quelle infrastrutture sociali che possono determinare un nuovo sviluppo di qualità sul piano economico e sul piano della civiltà”. Poi un riferimento non solo al Sud e alla cultura abbinata al lavoro ma soprattutto a quello che l’Europa in questo contesto può garantire. “Affermiamo che c’è bisogno di Europa ma per difendere il progetto di un’Europa unita è necessario cambiarla profondamente. Superando la logica di austerità e riformando la logica della banca europea”. Di mezzo c’è l’esistenza stessa dell’Europa pensata dai suoi padri fondatori. “Oggi – ha continuato Landini – c’è un proliferare di manifestazioni nazionalistiche, pratiche di dumping sociale e spinte autoritarie e liberali. Il frutto di un limite profondo su cui ha preso corpo il processo di costruzione europea. Quello che è venuto meno è un governo unitario dei processi sociali”.
Stessa lunghezza d’onda anche per le altre due sigle confederali. Carmelo Barbagallo ha lanciato dal palco di Matera “una grande vertenza fiscale”. Il segretario generale della Uil non nasconde il dito dritto contro Bruxelles: “Anche l’Europa deve fare la sua parte per un fisco più chiaro ed evitare, in tutta l’Unione, evasioni mastodontiche come quelle verificatesi per l’Iva”, ricordando come in Italia i lavoratori e i pensionati paghino le tasse più alte della media comunitaria e contribuiscano al gettito fiscale per l’85%.


Anna Maria Furlan ha concentrato il suo intervento soprattutto sugli aspetti umanitari, dimenticati nell’agenda politica del vecchio continente. Per la segretaria generale della Cisl è necessario costruire una nuova Europa “senza muri e barriere xenofobe, unita nei valori del lavoro e della giustizia sociale, della sicurezza comune, dell’accoglienza, dell’integrazione, della solidarietà. Del rispetto e della valorizzazione della persona umana”. Secondo la leader del sindacato di via Po “senza le giuste risposte, i veleni del nazionalismo e del sovranismo si diffonderanno più facilmente, perché troveranno un terreno reso fertile dal disagio sociale, dall’ansia per il futuro, dalla paura che genera frustrazione e rabbia. Dobbiamo esserne consapevoli”.
Ciliegina sulla torna di questa due giorni materana, la lectio magistralis di Romano Prodi. Europeista della prima ora (“E oggi più che mai”), l’ex presidente del consiglio ha ripetuto un allarme che va dicendo da tempo, inascoltato: “Si sta diffondendo un’accettazione diffusa delle disuguaglianze da parte dell’opinione pubblica”. Se quarant’anni fa, lo stesso Prodi poteva definire “ingiusta una differenza salariale di venti o trenta volte, oggi le differenze di cento volte vengono ritenute normali”. Questo, a suo giudizio, è un problema globale, “non riguarda solo l’occidente, e l’Europa si è adeguata”, mettendo addirittura in discussione “un principio fondamentale come quello del welfare”, che rappresenta “il più grande contributo che l’Europa ha regalato al mondo”. Eppure, “il welfare è la nostra diversità, e dobbiamo difenderla”.


Durante la sua lectio, l’attuale presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli non si è sottratto al dibattito intorno all’idea di un sindacato unico, rilanciata lo scorso Primo maggio da Landini. “Non voglio entrare nella vostra discussione – ha detto il professore rivolgendosi direttamente ai tre segretari seduti in platea ad ascoltarlo – ma il Paese ha bisogno di avere un punto di riferimento”. Non è facile, riconosce, e si lascia all’amarcord di riunioni tra governo e sindacati tenute nella Sala Verde di Palazzo Chigi quando era alla guida del Paese: “C’era la necessità interna di pluralità per un fatto non patologico, ma per dinamiche concorrenziali e quello che veniva detto a Mezzanotte cambiava alle cinque”. Un’era geologica, pensando a quello che è diventata oggi la concertazione e l’ostilità nei confronti dei sindacati, messi costantemente alla gogna dal governo gialloverde.

Stefano Milani, RadioArticolo1

Qui la relazione di Maurizio Landini:
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/06/40411/la-nostra-europa-la-cultura-il-lavoro
Qui la relazione di Annamaria Furlan:
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/07/40418/la-nostra-europa-la-cultura-il-lavoro
Qui la relazione di Carmelo Barbagallo:
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/07/40415/la-nostra-europa-la-cultura-il-lavoro
Qui la lectio magistralis di Romano Prodi:
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/07/40416/la-nostra-europa-la-cultura-il-lavoro