Presidenziali Francia, sinistra out: sarà una gara tra Macron e le destre

Hanno provocato un certo clamore anche in Italia le recenti dichiarazioni del presidente della Repubblica francese Emanuel Macron di volere “emmerder” coloro che non sono ancora vaccinati contro il Covid. Al di là delle traduzioni più volgari, un capo di Stato che dichiara di volere “rendere difficile” la vita a cittadini e cittadine per una loro scelta, in assenza di un obbligo per legge alla vaccinazione, segna certamente una caduta dii stile. Mi pare, però, evidente che non si tratti di un errore gratuito; al contrario, la scelta di radicalizzare il dibattito sulla gestione dell’epidemia corrisponde a una ponderata scelta politica. Macron, infatti, ritiene che gli convenga, per così dire, congelare la discussione pubblica su questo tema perché, sino ad oggi, non è una questione capace di modificare le previsioni di voto a lui favorevoli.

Europa fuori da l’Arc de Triomphe

Le recenti polemiche sull’esposizione della bandiera europea sotto l’Arc de Triomphe a Parigi, bandiera che avrebbe dovuto celebrare con il nuovo anno la presidenza francese dell’Europa, e che hanno costretto il governo a ritirarla, hanno fatto comprendere come la divisione “europei/anti-europei” sulla quale ha sempre puntato Macron oggi sembra meno efficace di quella su “vaccinati/non vaccinati”. Certo, non tutto è facile nella gestione di questa crisi, anche in Francia il governo ha scelto di non bloccare l’attività economica e quindi di non chiudere le scuole, in condizioni, però, difficilissime per presidi e insegnanti, tanto che per giovedì 13 gennaio è stato promosso dai sindacati uno sciopero di protesta. Inoltre, niente di significativo, purtroppo, è stato fatto in questi due anni per intervenire sui problemi strutturali provocati dalla crisi sanitaria: assunzioni e rinforzamento della sanità pubblica in primo luogo.

In questo contesto il 10 aprile si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali e la sfida elettorale per scegliere colui o colei che dovrà concorrere con Macron al secondo turno sembra giocarsi solo all’interno del centro-destra (la candidata dei Les Républicains Valérie Pécresse) e della destra estrema (Marine Le Pen e Éric Zemmour ). Infatti, a oggi, non vi sono novità significative a sinistra. Certo, in molti non vogliono accettare passivamente lo scenario di almeno sei candidati di sinistra, divisi tra di loro, di cui nessuno sembra in grado di superare il 10% dei voti. L’iniziativa più importante è quella delle cosiddette Primaire Populaire (primarie popolari), che si terranno a fine gennaio e alle quali si sono già iscritte 300.000 persone. A queste primarie ha scelto di partecipare la candidata socialista Anne Hidalgo, attuale sindaco di Parigi; ed è notizia delle ultime ore l’adesione anche da parte dell’ex ministro della Giustizia Christiane Taubira, la quale ha chiarito che se nel caso di una sconfitta rispetterà il risultato e lo spirito unitario ritirando la sua candidatura.

Hanno Hidalgo, sindaca socialista di Parigi (di Jacques Paquier)

Primarie popolari tra il 27 e 30 gennaio

Su questa novità pesa, però, il rifiuto di aderire da parte del candidato ecologista Yannick Jadot e del candidato del movimento “La France insoumise” Jean-Luc Mélenchon. Due rifiuti che di fatto non permettono di sbloccare la situazione. Le primarie popolari si terranno, più precisamente, tra il 27 e il 30 gennaio, e vedremo se nelle prossime due settimane la situazione evolverà in direzione unitaria. Di certo, non mancano gli appelli in questa direzione da parte di personalità del mondo politico e culturale. Da ultimo l’economista Thomas Piketty sulle colonne di “Le Monde”, il quale accusando Macron di avere favorito lo spostamento a destra del panorama politico francese, ha invitato tutti coloro che non si riconoscono in questa prospettiva a superare le proprie divisioni e i propri cinismi e a riunirsi attorno a una piattaforma fondata sulla giustizia sociale, fiscale e ambientale. Scrive Piketty: “Occorre con urgenza riorientare la costruzione europea e le regole della globalizzazione con delle proposte costruttive di tipo social-federalista, come la creazione tra i paesi che lo vogliono di un’assemblea europea competente per votare delle tasse comuni e promuovere un altro modello di sviluppo. Se la sinistra abbandona l’internazionalismo democratico e universalista e lascia prosperare l’internazionalismo dei mercati senza controllo e falsamente europeista del centro-destra (che sia macronista o pecressiano), allora anch’essa contribuirà a preparare nel medio-lungo periodo l’arrivo al potere del nazionalismo xenofobo”.

Un giudizio finale su cui in molti sembrano concordare, senza però che al momento sia nato un movimento di opinione in grado di ribaltare questa desolante situazione in cui all’interesse generale sembrano prevalere, come scrive Piketty, troppi cinismi che preparano il peggio.