PNRR, corsa a ostacoli: il piano di Roma per rinascere

Non c’è Harry Potter con la sua mappa magica: PNRR non è l’equivalente in lingua UE di abracadabra. Anzi, nel Piano di ripresa e resilienza le mappe non ci sono proprio. “Un piano senza piano. Un lungo elenco di opere pubbliche senza visione d’insieme”, ha scritto Barbara Pizzo, presidente di Roma ricerca Roma, nell’analisi pubblicata dal sito dell’Associazione patrocinata da Walter Tocci.

Un percorso irto di ostacoli

Giovanni Caudo
Giovanni Caudo

Volendo proseguire con la metafora del maghetto britannico possiamo dire che gli obiettivi ci sono ma che il percorso per raggiungerli è irto di ostacoli, inciampi e magia nera pronta a far deragliare il convoglio delle buone intenzioni. Giovanni Caudo è stato appena eletto alla presidenza della commissione straordinaria di Roma Capitale “per il monitoraggio e gli orientamenti delle risorse del PNRR”. La sua piccola formazione politica – Roma Futura – aveva già avviato la discussione sul tema con un convegno che ha coinvolto il Terzo settore e le associazioni dei cittadini. Da quella sede è venuta la proposta al sindaco Roberto Gualtieri di creare un tavolo di partenariato con il fine di coinvolgere nella gestione dei progetti i cittadini e i soggetti che sono protagonisti del cambiamento nei territori.

“Sono convinto – dice Giovanni Caudo – che vi è un desiderio di trasparenza ma c’è anche qualcosa di più, le associazioni di cittadini e il Terzo settore che durante la pandemia hanno assolto ad un ruolo di supplenza dell’amministrazione pubblica pongono un tema di partecipazione politica. Ci vuole un cambio di paradigma ed è sulla base di questo convincimento che suggeriamo la nascita di una partnership fra governo della città e istanze del territorio. La commissione, per parte sua, procederà con delle audizioni. La prima lunedì 7 febbraio con il sindaco e il direttore generale avrà per oggetto soprattutto la strategia di intervento e il funzionamento della macchina amministrativa, in seguito sentiremo i sindacati e tutte le altre realtà”.

Disuguaglianze e disoccupazione

Roma Virginia Raggi
Piazza del Campidoglio

La preoccupazione degli uffici capitolini è grande: nel 2021 non sono riusciti a spendere 160 milioni di euro, da quest’anno fino al 2026 dovranno spenderne circa 340 l’anno. Quindi il primo tema è rispondere a una serie di quesiti: chi fa gli appalti per i progetti, per i cantieri? L’orientamento è quello di accordi con CDP, Invitalia, Astra (della Regione Lazio), c’è inoltre il progetto di una Agenzia nazionale che funzioni come centrale unica degli appalti. Sono possibili – per ammodernare e adeguare la macchina amministrativa – nell’ambito stesso dei progetti, assunzioni a tempo determinato per tre anni. Ci sono gli accordi stipulati con le università romane.

Questo primo gigantesco ostacolo si moltiplica nelle articolazioni territoriali. Fra gli obiettivi qualitativi del PNRR c’è la riduzione delle disuguaglianze, c’è il contrasto alla disoccupazione femminile e giovanile, alla dispersione scolastica. In che modo l’investimento sull’hardware, sulla riqualificazione degli edifici genera occupazione femminile, riduzione della dispersione scolastica, riduzione delle disuguaglianze?

È utile, prima di proseguire nel ragionamento, fare il punto sui finanziamenti per Roma 2022: sono stati stanziati 520 milioni per il progetto Caput Mundi (archeologia area Fori e periferie), 300 per gli studi di produzione di Cinecittà e il Centro Sperimentale, 40 per operazioni di recupero di manufatti (Porto Fluviale, Tor Bella Monaca, Cardinal Capranica…). Mentre per il bando del 7 marzo sui piani integrati delle Città Metropolitane sono stati stanziati 330 milioni. Di questi, 110 vanno ai Comuni dell’area (tempo libero, sport e servizi) e 220 a Roma Capitale (Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Corviale, Santa Maria della Pietà e Rete biblioteche). Quella che una volta era la Provincia ha scelto di intervenire su aree tematiche, Roma sui “muri”.

I criteri di intervento

I Fori imperiali. Foto di Ella Baffoni

Come e perché sono state scelte queste aree di intervento? Per quanto riguarda i primi progetti, si tratta di decisioni del governo nazionale e segnatamente del ministro Franceschini, sulle quali ha influito la capacità propositiva della Soprintendenza Archeologica di Roma. Salta agli occhi, da questo punto di vista, che tanti sono gli interventi di restauro e recupero dei beni archeologici, ma manca una visione d’insieme. Sarebbe questo il momento di mettere al centro l’area dei Fori. La giunta del sindaco Gualtieri si trova di fronte, questa volta con forti finanziamenti, al problema della sistemazione della grande area archeologica che dai Fori arriva all’Appia Antica. Qualche scelta importante il Comune l’ha già (positivamente) compiuta: la cancellazione della via tranviaria sulla stradona dei Fori imperiali, che prelude ad una scelta in favore del prolungamento della linea metropolitana C. Bisogna vedere se si procederà in coerenza con il progetto che fu di Luigi Petroselli e Leonardo Benevolo. L’ex sindaco Ignazio Marino ci aveva provato, suscitando contrarietà nel Ministero dei Beni Culturali, dove, già allora, il ministro era Franceschini.

Per quanto riguarda, invece, le aree urbane inserite nel bando dei Piani integrati che scade il 7 marzo, ha giocato a favore, come dice la memoria di giunta, “la forte sinergia istituzionale con la Regione Lazio, che già sta lavorando alla riqualificazione dei due popolosi quartieri interessati e dell’area dell’ex manicomio, e della sinergia – nel caso di Tor Vergata – con l’Agenzia del Demanio”, a cui fa capo il vecchio e dispendioso progetto della Città dello sport.

Cioè, ha agito ancora una volta la necessità di fare in fretta e in sicurezza e quindi di scegliere progetti già incardinati, sulla base di una ricognizione con gli uffici capitolini ma non, purtroppo, con i Municipi.

Partecipazione e reti cittadine

Corviale

E ci sono diversi rischi da avere presenti. Il primo è quello della pioggia sul bagnato, che lascia fuori realtà anche avanzate dal punto di vista progettuale che non c’è stato il tempo di prendere in esame. Giovanni Caudo fa l’esempio, tra gli altri, del Municipio V che da anni lavora sull’asse della via Palmiro Togliatti. Sarebbero pronti a partire, ma non rientrano nelle aree prescelte.
Il secondo rischio lo ha messo in luce Barbara Pizzo: le aree più disagiate del Paese e della capitale sono anche quelle dove manca la capacità progettuale, quindi c’è il rischio reale che si dia ai ricchi e non ai poveri. Di contro, a guardare il bicchiere mezzo pieno: la rendicontazione europea dovrebbe mettere i fondi pubblici al riparo dallo spreco che Roma ha ben conosciuto nei Mondiali di calcio del ’90 o in quelli di nuoto del 2009.

Il terzo rischio è quello di finanziare con fondi diversi la stessa cosa, duplicazione inutile tanto più che non c’è cofinanziamento nel PNRR. C’è, invece, da mirare bene per colpire gli obiettivi qualitativi, che sono di natura sociale e che devono restituirci un Paese diverso e più giusto, tanto più che la maggior parte dei fondi (il 60%) è un prestito che andrà restituito. Ed è vincolato non solo alla programmazione degli interventi, ma alle riforme che l’Italia da anni non riesce a fare come quella sulla giustizia (Mattarella su questo è stato molto chiaro). Un gioco, dice Caudo, “molto complesso”.

Giovanni Caudo, però, invita a non fasciarsi la testa prima di essersi fatti male: “Quello che non si è potuto fare prima, coinvolgere la cittadinanza e i soggetti che operano sul territorio, dobbiamo farlo ora. La differenza fra una cattedrale nel deserto e un progetto che funziona bene è nella rete di cittadinanza che riesci a costruire intorno. Naturalmente, il primo passo è la trasparenza e bisogna predisporre un sito ad hoc del Comune di Roma sul PNRR. Non solo tabelle con i dati, ma gestione di ogni cantiere. Ma la vera scommessa è il coinvolgimento”.

La questione delle questioni è come si fa a trasformare gli interventi di riqualificazione edilizia a Corviale e a Tor Bella Monaca, o quelli sulla mobilità alternativa, in misure di contrasto alla disoccupazione femminile e alla dispersione scolastica. È su questo piano che l’attivazione della rete dei soggetti interessati è decisiva. “Stiamo facendo degli investimenti – dice Caudo –, se saranno sbagliati avremo poi anche problemi di gestione e di manutenzione. Se saranno azzeccati riuscirai ad incidere sulla qualità della vita dei cittadini”. Un esempio concreto è posto all’attenzione del Campidoglio da Giulio Cederna, che lavora con la Fondazione Bulgari a Tor Bella Monaca su progetti di contrasto alla dispersione scolastica: “Coordiniamoci, noi possiamo orientare i nostri investimenti in modo da potenziare gli effetti sociali del PNRR”.