Più valore al tempo degli insegnanti, la scuola riparta da qui

Il lavoro docente è una scatola nera: cosa contiene? Tra le tante riforme che hanno interessato la scuola – ordinamenti, modelli orari, programmi, valutazione, istituzioni scolastiche… – nessuna ha aperto questa scatola, occupandosi di rivedere i contenuti del lavoro docente, che è caratterizzato da due aspetti.

Il primo è che è quasi esclusivamente declinato come “cattedra” (l’orario di lavoro coincide con il lavoro d’aula nella scuola dell’infanzia e nella scuola secondaria, solo nella scuola primaria sono attribuite 2 ore settimanali per la progettazione). Poi ci sono 80 ore annuali per impegni collegiali… e poi… c’è una nebulosa oscura, implicita, non descritta, non riconosciuta quando esiste e non afferrabile quando manca. Anche ai fini del riconoscimento sociale, si tratta di una concezione davvero riduttiva!

160913 – primo giorno di scuola – bambini studenti scolari alunni scuole elementari Marconi – foto Nucci/Benvenuti

Il secondo carattere è quello di una gerarchia di importanza: nel CCNL ci sono tre diversi orari di cattedra e tre inquadramenti di stipendio (eppure dal 1998 il titolo di accesso è per tutti la laurea); negli istituti comprensivi i docenti lavorano a tre differenti condizioni, eppure condividono lo stesso progetto formativo e la stessa funzione docente: l’età degli alunni determina l’impegno lavorativo e lo stipendio, un po’ come se in pediatria, medici e infermieri fossero pagati meno e avessero anche condizioni di lavoro peggiori degli altri! Una concezione veramente obsoleta!

Cosa succede allora? Che funzioni connaturate al processo di insegnamento/apprendimento (progettazione e valutazione) vengano svolte prevalentemente fuori da scuola, in solitaria, oppure, in tanti casi virtuosi, inventandosi il modo e anche le ore e anche gli spazi fisici per progettare insieme, costruire la continuità curricolare, valutare…

Occorrono acrobazie con caratteri di eccezionalità per “fare sistema”, perché, stando a quanto previsto, ci si può confrontare sulla valutazione formativa di 28 studenti in un’ora di consiglio di classe? Si può lavorare in profondità sul curricolo verticale con tre riunioni di dipartimento in un anno scolastico? L’autovalutazione (il RAV) coinvolge davvero i collegi in un processo di ricerca, di autoformazione, di confronto, di elaborazione, o è una questione di sparuti gruppi di collaboratori del Dirigente? C’è un tempo in cui gli studenti possano confrontarsi individualmente con i loro docenti?

Restano fuori dal perimetro della scuola funzioni come il supporto individualizzato e la personalizzazione (infatti ci sono alunni che “vanno a ripetizione” già dalla primaria) determinanti per l’orientamento e l’inclusione, studio assistito, tutoring, alfabetizzazione L2 e tutto un universo di progetti, collaborazioni, attività opzionali che le scuole potrebbero accogliere e promuovere, in primo luogo per gli alunni ma anche per le famiglie o per i cittadini. Ma il “tempo” per occuparsene è una scelta discrezionale dei singoli docenti.

Forme di integrazione tra i saperi e i percorsi, interdisciplinarità, superamento delle classi, continuità tra ordini di scuola, laboratori, progetti, formazione e miglioramento della qualità didattica … sono dichiarati, promossi e previsti in tutti i documenti della scuola, necessitano di tempo da parte di una pluralità di insegnanti per essere progettati e seguiti, ma non sono “conteggiati” nel profilo del lavoro docente: eppure sono ciò che, quasi sempre, “conta” e rende migliore la scuola.

E allora succede che periodicamente si cada nell’equivoco di valorizzare premiando il merito, o la dedizione (come scritto nella Legge di bilancio), che è il modo per evitare di affrontare una riforma davvero strutturale, che ridefinisca i contenuti di questa scatola nera. Ci si affida a meccanismi di “premio”, dichiarando così che l’”eccezionalità” non possa diventare “normalità”, lasciando fuori, di conseguenza, dai confini della qualità, la maggioranza degli studenti e delle scuole. Ci si arrende all’esclusione dichiarando che si possono soltanto riconoscere meriti soggettivi, ma non adottare risposte a livello di sistema. Purtroppo gli “smascheramenti” di questo equivoco spesso evitano di mettere a fuoco cosa occorrerebbe al suo posto.

 Proposta: un profilo contrattuale unico per i docenti in termini di stipendio e orario di lavoro; insegnanti che lavorino per un tempo più lungo, articolato tra attività frontale e attività organizzativa e progettuale, nelle equipe di classe, nelle commissioni di lavoro, nei dipartimenti disciplinari, in gruppi di progetto, in circoli di studio e ricerca… Docenti che condividano la progettazione e l’implementazione del progetto educativo dell’istituzione scolastica a più livelli, gli spazi di lavoro, la formazione e l’aggiornamento.

Docenti che abbiano un orario di lavoro e uno stipendio nella media europea.
Il “quanto”, per ambedue gli aspetti, può essere oggetto di approfondito dibattito, ma sarebbe un’occasione preziosa se i prossimi investimenti sulla scuola puntassero a valorizzare la risorsa più preziosa, il tempo degli insegnanti.

Questo intervento è stato pronunciato da Valentina Giovannini, tutor di Scienze della formazione a Firenze, durante l’Agorà della scuola che si è svolta a dicembre a Vicchio, nel cui comune è Barbiana, luogo della famosa scuola di Don Milani. Abbiamo giù pubblicato quello di Federica Montevecchi, docente di Storia e Filosofia al liceo Galvani di Bologna e collaboratrice di strisciarossa (leggi qui). Seguirà quello della dirigente scolastica Fiorenza Giovannini.