Più vaccini ai più ricchi
l’odioso esordio
di Letizia Moratti

Ne succedono di tutti i colori. Non è solo questione di rosso, arancione, giallo. In Lombardia dovrebbero prenderne in considerazione altri di colori, a cominciare dal nero, utile non solo a ricordare i troppi morti (i camion militari che lasciavano Bergamo, carichi di bare), ma anche a definire la tetra proposta, messa per iscritto e inviata al commissario Arcuri, perché si riveda la distribuzione dei vaccini.

Alla Lombardia ne spetterebbero un tot di più, in base ai criteri messi a punto dalla neo assessora al welfare, neo vicepresidente della regione, Letizia Moratti: mobilità, densità abitativa, incidenza del virus e, finalmente, una ciliegina, il pil. Perché è il prodotto interno lordo, avrà pensato la Letizia dal suo salotto vista guglie del Duomo, che ci fa ricchi e quindi diversi e quindi più meritevoli, più degni di protezione medica. Noi sì che lavoriamo, noi sì che produciamo quattrini. Una storia già sentita…

Un po’ leghista, un po’ classista…

Il ragionamento dell’ex sindaca, ex ministra, ex presidente della Rai e via con i consigli di amministrazione e con il petrolio, ha un sapore misto: un po’ leghista (alla vecchia maniera: prima i lumbard) e un po’ classista (sempre viva i ricchi), secondo la legge spietata di lor signori, che, se passasse il principio, darebbe il là ad una serie assai complessa di interpretazioni e di applicazioni: il vaccino prima a quelli del centro, che sicuramente alimentano meglio il pil di un poveraccio che vive in due stanze alle case popolari della Barona, prima i giovani ricchi che promettono al pil un futuro assai più roseo di quanto possa garantire un ottantenne al minimo di pensione, prima un milanese perché in fondo la ricchezza si produce e soprattutto si governa all’ombra della Madunina più che tra le risaie e i boschi montani, per quanto lombardi. Ci sarebbero anche gli immigrati: meglio se si vaccinano a casa loro.

Si potrebbe continuare, immaginando dove si potrebbe arrivare: basterebbe qualche libro o qualche film per capirlo.

La ridda dei numeri dei contagi

La Moratti non si ferma però al pil. Due giorni fa aveva intimato al ministro Speranza di sospendere per ventiquattro ore la zona rossa in attesa di nuovi numeri, quelli che pretenderebbero di conoscere un poco più aggiornati, un poco più corretti, numerosi sindaci lombardi (in particolare ottanta dell’area metropolitana milanese), denunciando in un conferenza pubblica che quelli forniti dalla regione Lombardia, cioè dalla Moratti, sarebbero sottostimati, che troppi malati asintomatici non sarebbero considerati.

Intanto, incurante di quanto aveva detto solo una settimana fa, quando invocava la zona rossa, il presidente Fontana si rivolge al Tar, al Tribunale amministrativo regionale, perché cancelli l’ordinanza ministeriale: secondo lui la Lombardia adesso merita già l’arancione.

I due, presidente e vice presidente, il sorvegliato e la sorvegliante, Fontana e Moratti, procedono, come si vede, di buon accordo, ciascuno per la propria strada, a conferma dell’arlecchino (dei colori: non c’entra la serissima maschera) che contraddistingue le strategie del governo regionale, con i due capintesta che sembrano interessati a lanciare frecce contro il governo e a cercare consensi nel comune elettorato più che a fare il proprio mestiere, che sarebbe, in particolare per quanto riguarda la signora Moratti, far funzionare gli ospedali e vaccinare i lombardi.

Ai quali, in attesa della fatale iniezione, dopo Gallera, tocca pure lo spettacolino di un comico e tragico gioco di potere tra il bocciato Fontana, che non vuole mollare, e la promossa Letizia Moratti, che gli toglie la scena e che avrebbe l’unica virtù, alla sua età, di mettere d’accordo le destre in vista delle prossime regionali.