“Più debito e crescita”
Draghi alla prima
manovra di bilancio

“A un grande debito deve corrispondere una grande crescita”. La linea della manovra di Bilancio è spiegata da Mario Draghi con parole che possono far impallidire i rigoristi dei conti pubblici di tutta Europa. Sul tavolo c’è un documento economico-finanziario irrituale rispetto agli schemi tradizionali seguiti fino all’anno passato, un tentativo di guardare alle questioni economiche e sociali in una prospettiva lunga e avendo a disposizione strumenti straordinari.

Draghi cambia le politiche di bilancio

Cambia il paradigma delle scelte economiche, dopo l’esplosione della pandemia che non è ancora passata. Cambiano le politiche pubbliche di bilancio, di controllo e di gestione del deficit e del debito, soprattutto ora che rimane sospeso il Patto di Stabilità europeo e già si pensa di adeguarlo, modificarlo, allentarlo prima di rimetterlo in funzione. Gli Stati intervengono pesantemente nelle economie, immettendo enormi somme di denaro. La mano pubblica cerca di alleviare le difficoltà dei sistemi economici e di vincere le conseguenze drammatiche della pandemia sul fronte della disoccupazione e dell’emergenza sociale. Cina, Stati Uniti e anche l’Europa adottano politiche di spesa e di investimenti strategici che non hanno paragoni col recente passato, interventi che la stampa internazionale equipara storicamente al New Deal o al Piano Marshall.

Manovra impensabile solo pochi anni fa

L’eccezionalità della fase è ben sintetizzata da Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera: “Solo pochi anni fa una manovra di bilancio che avesse generato un deficit delll’11% e un debito pubblico di quasi il 160% sarebbe stata impensabile”. Ma proprio questa è la manovra che Draghi e i ministro dell’Economia Daniele Franco hanno delineato. Ci indebitiamo tanto ma vogliamo crescere molto, sperando di riuscirci. Potremmo recuperare il 4-5% quest’anno, forse di più si augura il governo che la prossima settimana porterà al Parlamento il piano di investimenti del Recovery Fund, che dovrà essere poi esaminato e approvato da Bruxelles. Questa è l’occasione unica per investire, innovare, migliorare le condizioni di vita dei cittadini, utilizzando risorse “comuni” dell’Unione Europea, rompendo anche vecchi schemi che legano spesa pubblica a consenso politico. Abbiamo perso un milione di occupati, le diseguaglianze sono cresciute nel reddito, nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria. I prossimi mesi sono decisivi anche per risolvere casi industriali e nodi infrastrutturali ancora aperti: Alitalia, ex Ilva, società unica per la banda larga, grandi lavori. Il governo conta di beneficiare anche di una generale ripresa europea, dei formidabili investimenti dell’amministrazione Biden e del rimbalzo della Cina. Ma, nonostante un doveroso ottimismo in questi tempi difficili, il quadro generale resta incerto e così resterà fino a quando il vaccino non prevarrà sul Covid-19. Prendiamo qualche valutazione e qualche previsione internazionale.

Crescita Pil, previsioni al 6%

Nel primo trimestre di quest’anno il Pil della Cina, primo Paese ad essere stato colpito dalla pandemia e primo ad uscirne, è cresciuto del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. Una cifra da primato che non dice la verità: se da un lato si spiega con il dato di partenza negativo (nei primi tre mesi dello scorso anno, in piena crisi Coronavirus il Pil cinese crollò del 6,8%) dall’altra il balzo, il più alto dal 1992, conferma che Pechino è sulla strada giusta per la ripresa economica, grazie a un generoso stimolo fiscale che, tuttavia, non sarà eterno. La previsione di crescita per il Pil nel 2021 è di circa il 6%, un dato importante ma più contenuto.

Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale quest’anno gli Stati Uniti dovrebbero crescere del 6,4%, la performance migliore dagli anni ’80. Ma, nonostante la massiccia campagna vaccinale in corso, il Coronavirus continua ad allarmare: dopo aver somministrato 200 milioni di dosi (122 milioni di americani hanno ricevuto la prima dose e 75 milioni entrambe), gli Usa registrano ancora decine di migliaia di nuovi positivi e centinaia di decessi al giorno. Una situazione difficile, non risolta sotto il profilo sanitario, che si riflette sulle considerazioni politiche ed economiche. Il responsabile della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ricordato come il rischio principale per l’economia rimangano la pandemia e l’interruzione delle precauzioni, delle regole adottate nell’ultimo anno. Il rischio, ha spiegato, “è che riaprendo troppo in fretta, le persone torneranno troppo in fretta alle loro vecchie pratiche, e vedremo un altro picco nei casi”. Un avvertimento che pare perfetto anche per il nostro Paese che, proprio in questi giorni si appresta a riaprire.

europaEuropa a livelli pre-crisi forse nel 2022

L’economia europea dovrebbe tornare ai livelli pre-crisi nel 2022. Ma questa proiezione dipende dalla campagna di vaccinazione. Dopo ritardi, incidenti diplomatici con Big Pharma e battute d’arresto della campagna vaccinale, il Vecchio Continente si è trovato costretto a introdurre nuove restrizioni o inasprire le precedenti misure a causa dell’aumento dei contagi. Se va bene, l’Europa può recuperare quest’anno il 4,5% e circa il 4% nel 2022. Se la ripresa americana e cinese aiuterà, e in quale misura, anche l’economia europea è ancora tutto da verificare, ma oggi e ancora per molto tempo saranno necessari forti interventi pubblici per alleviare la crisi sociale indotta dalla pandemia.