Pichetto e gli altri: se l’ambiente è una cenerentola

Totoministri. Così si usa definire la gara a chi ne indovina di più quando ci si accinge a formare un nuovo governo. Come osservatore e lettore di giornali ne ho vissute molte di queste gare. Tutte hanno sempre avuto una caratteristica: nell’elenco dei papabili non è mai figurato un nome per il ministero dell’ambiente. Durante la campagna elettorale alcuni di noi hanno osservato che i contendenti alla vittoria elettorale non hanno mai, o quasi, parlato di ambiente.

Foto di Gerd Altmann, da Pixabay

Nell’uno come nell’altro caso è evidente il sostanziale disinteresse per un problema che dovrebbe essere di vitale importanza. Invece quel ministero – oggi si chiama di Transizione ecologica – viene sempre tenuto fuori sacco per tirarlo poi fuori quando si deve dare qualcosa a qualcuno e non si sa che cosa dargli purché di secondaria importanza. E in genere si accontenta un Carneade o, comunque uno che di ambiente sa poco o niente quando pure non pensa che quelli per l’ambiente sono soldi sprecati, come accadde con il Ministro Matteoli definito dagli ambientalisti Attila.

Perciò “chi è costui?” viene spesso da chiedersi quando si apprende il nome di chi è stato scelto per ricoprire il ruolo di Ministro dell’ambiente. Ricordavo che oggi quel Ministero non c’è più ed è stato sostituito dal Ministero della Transizione ecologica che ne dovrebbe riproporre ruolo e funzioni.
A volte, appreso il nome del predestinato, viene da chiedergli “che ci fa qui?”
A me è capitato più volte di pormi questa domanda specialmente negli ultimi anni con riferimento ad almeno un paio di Ministri, quali Stefania Prestigiacomo e Gianluca Galletti.
In genere la risposta che mi sono dato è che le persone chiamate a rivestire quel ruolo lo hanno fatto perché bisognava pur dare qualcosa a loro o al partito di appartenenza o alle persone che le sponsorizzavano. Con buona pace della importanza dell’ambiente che pochi tra questi sapevano che cosa è, come e perché ne va tutelata l’integrità e per chi.

Ma proviamo a ricostruire la genesi e la nascita del Ministero. Si cominciò con un Dipartimento per l’ecologia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Nel 1983, nel governo Craxi I, Alfredo Biondi (liberale) fu nominato Ministro senza portafoglio per l’ecologia; successivamente, con legge 349/1986, fu istituito un vero e proprio Ministero dell’ambiente. E gli furono attribuite alcune funzioni che erano state del Ministero dei lavori pubblici e del Ministero per i beni culturali e ambientali. E a Biondi seguirono altri due liberali: Valerio Zanone e Francesco De Lorenzo.

Con la riforma Bassanini, realizzata con il d.lgs. n. 300/1999, la struttura assunse la denominazione di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, accorpando alcune funzioni del Ministero dei lavori pubblici. La riforma entrò in vigore nel 2001 col governo Berlusconi II. Quando al ministero fu chiamato – come in altri due Governi Berlusconi -, Altero Matteoli di Alleanza Nazionale. Nel 2006, infine, il governo Prodi II ribattezzò il dicastero con la denominazione che ha avuto sino al 2022 e con l’aggiunta di alcune competenze in materia di tutela del mare. Sino a quando è scomparsa la parola ambiente (che peraltro è stata inserita nella Costituzione) col ministero della Transizione ecologica, ritenendo che ecologia sia sinonimo di ambiente e dimostrando ancora ignoranza sui termini e sui contenuti.

Gilberto Pichetto Fratin (foto da Facebook)

Ora tocca ad un altro Carneade: Gilberto Pichetto Fratin (commercialista, viceministro dello sviluppo economico, Forza Italia). Si sa chi è stato e chi è, ma è legittima la domanda “che ci fa qui?”. Forse, la domanda manifesta solo il pregiudizio verso una persona che non ha nel curriculum esperienze in materia ambientale, ma che, ciò malgrado, potrebbe comunque svolgere bene il ruolo che è stato chiamato a ricoprire. L’importante sarebbe che lo facesse con consapevolezza. Per esempio con la consapevolezza di poter commettere errori e di dover essere subito in grado di porvi rimedio.

Andando là erro? Fu il quesito che si poneva l’allora nominato ministro dell’ambiente Andrea Orlando (Governo Letta, PD) stando all’anagramma di nome e cognome proposto da Stefano Bartezzaghi (Quando l’anagramma diventa programma) su “la Repubblica” del 29 aprile 2013. E sarebbe certamente questo un modo corretto di cominciare la carriera di Ministro dell’ambiente da parte di uno che non risulta avere esperienze del genere nel suo curriculum. Ma non vuol dire necessariamente che andando commetterà degli errori. Dipende molto anche dalla capacità dei Direttori generali di quel ministero di indicargli situazioni, problemi e prospettive.

Dal 1994 questa è la quinta volta che Berlusconi indica un suo “protetto” al Ministero dell’ambiente. E, caso mai Gilberto Pichetto Fratin non ne fosse ancora al corrente, vale la pena aiutarlo a sapere che cosa gli tocca. È molto facile e basta leggerlo dal sito del ministero: “Il Ministero della Transizione Ecologica è l’organo di Governo preposto all’attuazione della politica ambientale. Nasce a seguito della ridenominazione, ad opera del D.L. 22/2021, convertito con modificazioni in L. 55/2021, del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a sua volta istituito nel 1986, con funzioni in materia di: tutela della biodiversità, degli ecosistemi e del patrimonio marino-costiero, salvaguardia del territorio e delle acque, politiche di contrasto al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale, sviluppo sostenibile, efficienza energetica ed economia circolare, gestione integrata del ciclo dei rifiuti, bonifica dei Siti d’interesse nazionale (SIN), valutazione ambientale delle opere strategiche, contrasto all’inquinamento atmosferico-acustico-elettromagnetico e dei rischi che derivano da prodotti chimici e organismi geneticamente modificati. Il Ministero svolge, inoltre, un ruolo di indirizzo e vigilanza sulle attività dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Promuove le buone pratiche ambientali, la mobilità sostenibile e la rigenerazione urbana secondo criteri di sostenibilità. Si occupa della promozione dell’educazione ambientale nelle scuole. Intensa la sua attività nei consessi internazionali, centrale il suo ruolo nella gestione dei fondi dei programmi comunitari. Il Ministero si avvale della collaborazione delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera e del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri (CUTFAA).”

Ve ne sono di cose da fare stando attento a non errare e a spendere sapientemente i molti soldi a disposizione. Auguri.